Crisi bancarie e vigilanze

  

Crisi bancarie e vigilanze

All’interno del dibattito politico  è  frequente  riscontrare   la convinzione dell’esistenza di un nesso fra le difficoltà vissute dal sistama bancario italiano e la qualità del  sistema di vigilanza esercitato dalla Banca d’Italia e dalla Consob.

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Si avvertono spesso dei dubbi sulla qualità di questa sorveglianza che, a detta di molti, potrebbe avere inciso sull’andamento del settore.

Quello che non mi sembra del tutto chiaro è  su quali aspetti si concentrino tali critiche:

  1. a) sui parametri di capitalizzazione?

Mi sembra che su questo punto vi sia stata sempre un’attenta sorveglianza.

Se poi parliamo ,invece, del ritardo con cui si è proceduto alla ricapitalizzazione delle banche dichiarate in difficoltà, molto è legato anche alla loro struttura proprietaria di cui certo non si può incolpare la Banca d’Italia. Per anni , al contrario, la presenza delle Fondazioni e dell’associazionismo locale nel capitale di molte banche è stato rivendicato come elemento di pregio del nostro sitema Italia, identificando in queste situazioni una garanzia  del loro carattere  popolare e democratico.

Sappiamo tutti che invece popolare in Italia significa  spesso politico/partitico e locale fa riferimento a padronati e poteri non sempre illuminati . Quanto questo sia stato un freno al processo di un’adeguata capitalizzazione  delle banche è abbastanza evidente. Per lo più  è stato dettato dalla preoccupazione di perderne il controllo, ma non credo che questo sia un problema risolvibile con una migliore sorveglianza. E’ stata più volte segnalata l’urgenza di una maggiore capitalizzazione; ma , detto questo , sono state  le forze del mercato , gli investitori, i possibili altri gruppi interessati ad acquisirne il controllo  che hanno deciso o decideranno (per i casi in corso),in ultima analisi,  l’esito del problema.

  1. b) sulla quantità e qualità dei rischi assunti?

Sull’aspetto quantità e qualità vi sono le regole di Basilea che vengono accuratamente seguite e i rischi sono costantemente monitorati. La qualità dei rischi è tra l’altro, secondo le regole di Basilea, essenziale per la determinazione del capitale necessario a presidio .- Una delle più gravi problematiche presenti in Italia per il recupero crediti è invece l’estrema lentezza del sistema giudiziario. Questo rende i tempi così lunghi da diventare, nei momenti di crisi, un problema enorme per l’equilibrio finanziario delle Banche . Le garanzie reali che fronteggiano i crediti in sofferenza sono spessso adeguate, ma di difficile recupero.-

La crisi economica italiana è stata fra le più gravi all’interno della grande recessione inziata nel 2008.Era naturale che le sofferenze siano state elevate ed il sistema bancario italiano ne sia uscito male.Quello che va sottolineato, tuttavia, è che la prima crisi finanziaria detonata negli USA ha avuto minori conseguenze immediate sul sistema bancario italiano rispetto agli altri paesi per il minor coivolgimento in alcuni prodotti finanziari derivati. E’ stato dopo , con il coivolgimento nella crisi del debito pubblico e con la crisi economica delle aziende e le sofferenze rivenienti, che il sistema bancario italiano ha sofferto maggiormente.

  1. c) sul costo del personale?

Il sistema bancario è stato fra i primi a mettere in piedi un piano esuberi di concerto con le organizzazioni sindacali all’inizio degli anni 2000. Vi era anche la precisa visione strategica che i margini da intermediazione erano troppo bassi e si dovevano potenziare i margini da servizi . In particolare commissioni sulla consulenza finanziaria, titoli ecc. .Il personale veniva spostato il più possibile verso queste mansioni. C’è da dire ancora che la scarsa attitudine del risparmiatore italiano ad utilizzare il digitale e il web portava alla necessità di un ampia dislocazione territoriale, con un aggravio di costi rispetto al sistema bancario di altri paesi. Solo adesso, si pone con forza la necessità di una ristrutturazione, con una riduzione drastica degli sportelli e la riduzione complessiva del personale.

  1. d) Adeguatezza del profilo di rischio dell’investitore nei confronti delle operazioni effettuate?

Per quello che mi risulta, in seguito alla Direttiva dell’Unione europea 2004/39/CE ( conosciuta come MIFID)recepita in Italia con il d.lgs 17 settembre 2007, n. 164. tutte le banche da quel momento hanno suddiviso la clientela per capacità e propensione al rischio facendo sottoscrivere adegata modulistica contenente i risultati di un’apposita intervista approfondita. In occasione della vendita di prodotti particolarmente rischiosi fanno sottoscrivere apposita informativa . Ho motivo di ritenere che da un punto di vista formale non vi sia molto da eccepire. Bisognerebbe entrare nel merito di diverse operazioni ma, una volta accertata, la comunicazione della rischiosità e l’accettazione della stessa da parte del cliente è difficile andare oltre. Siamo comunque in presenza di attività libere se non diversamente normate. E’ necessara una motivata sentenza giudiziaria per poter parlare di eventuale truffa.

Molti profilano un possibile conflitto d’interesse nei confronti della vendita dei propri titoli di credito alla clientela. In questo particolare caso stiamo parlando della proposta di ottenere un finanziamento per la propria attività. E’ ovvio che una Banca lo chieda per se. Mi sembra assurdo impedirlo.

A chi lo dovrebbe offrire se non alle persone con cui entra in contatto e che sono ovviamente i suoi clienti? Chi si sognerebbe di offrire i titoli della concorrenza ?

E’ come se il settore vendite della FCA vendesse ai propri clienti le auto della Renault.

E’ inevitabile che quando una Banca va in crisi siano i risparmiatori a soffrire. Non stiamo parlando dei piccoli depositanti perchè esiste una salvaguardia comune di tutela sui depositi  sino a 100.000 euro.

L’attenzione si sposta pertanto sugli investitori di obbligazioni subordinate. In questo caso, come ogni titolare di obbligazioni emesse da azienda in difficoltà è difficile il recupero del proprio credito. Sia essa la FCA o la Banca Tal dei tali. Se il mercato dei titoli viene sospeso siamo già di fronte al dramma del risparmiatore.

In quale caso si può decidere di sostenere il suo credito con la fiscalità generale ( aiuto dello Stato)?

Perchè si dovrebbe tutelare un risparmiatore di un particolare settore e non di un altro? Certo, se vi è stata una truffa ed una sentenza che lo prova va rimborsato da chi lo ha truffato; ma, qui si parla d’altro.

Probabilmente è una questione di opportunità. Quale?

Forse, quella di tutelare comunque il risparmiatore che orienta i suoi risparmi verso il finanziamento del sistema bancario?

C’è ovviamente una forzatura. La tutela già esiste per i depositanti sino a 100.000 euro .Perchè tutelare a cura dello Stato  anche i titolari di obbligazioni e  non anche gli azionisti?

E’ una questione di pura opportunità e non credo che si, possa andare avanti ponendola come una questione di principio, su cui pochi sarebbero d’accordo.

Anche in caso della valutazione positiva dell’opportunità, mi sembra che ci troviamo davanti ad una scelta discutibile. Avrei preferito il salvataggio della Banca attraverso meccanismi da valutare e, a quel punto, la possibilità per il titolare di obbligazioni di ritornare in possesso del proprio credito in base ai tempi del risanamento finanziario della Banca in oggetto; magari, frazionandone il rimborso nel tempo.

Autore: Giuseppe Ardizzone

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