Vietato ai maggiori, al Teatro Metropolitan di Catania

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VIETATO AI MAGGIORI

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L’erotismo della poesia di Domenico Tempio era in realtà un rivoluzionario sberleffo nei confronti del potere costituito di un poeta senza veli, apparentemente disadorno e sapidamente scurrile, in irridente contrasto con la nobiltà, una classe dirigente miope, avida, crudele.

Lo spettacolo “Micio Tempio. Vietato ai minori” rappresentato al Metropolitan di Catania al cospetto di un folto e plaudente pubblico, vuole svelare tra le quinte la variegata natura dell’intellettuale catanese, vessillo di idee illuministe in una Sicilia riverberata dai lampi e saette dell’Europa rivoluzionaria di fine settecento. L’intento è restituire allo scrittore di versi sboccati e intrisi di sessualità becere e conclamate, la sostanza di raffinato scrittore, paladino dei nuovi fermenti, della miseria e della povera gente.

La risata è sicuramente una strategia scardinante che incoraggia e sostiene l’irrisione nei confronti del regime. Basti citare “Il nome della rosa” di Umberto Eco dove il pericolo insito nel “riso” conduceva alla demonizzazione assassina di questa straordinaria capacità, che è peculiare dell’uomo e lo distingue da tutte le specie esistenti.

In uno scenario settecentesco della “Civita” catanese si apre, in andamento biografico scandito dai flashback, la storia di Domenico Tempio, detto Micio, (un Angelo Tosto in ruolo), colto nella vecchiaia incipiente e indigente, nella malinconia di un tramonto senile, senza il conforto della sua donna, ormai morta, con il peso di una Catania incapace di ribellarsi fino in fondo, colta negli effimeri sussulti degli echi delle grandi rivoluzioni borghesi di fine settecento.

Micio, ormai vecchio, si confessa.

Uno sguardo a ritroso del narratore (un partecipe Giuseppe Castiglia) anima le scene nei guizzi della memoria, coglie il poeta che scorre il ricordo dei suoi giorni tra versi osceni e incontri deliranti di donnine allegre o dame bizzarre (la Buonafede le dispiega in una frizzante esibizione), del principe Biscari e della nobiltà locale. Immerso nelle cospirazioni, nelle gioie domestiche, nei piaceri, nella stesura del grande poema “ La carestia”, il Dante di Sicilia avvolge la sua vena poetica nelle licenziosità e nei politici rigurgiti appassionati di un uomo fuori dalle regole.

La pièce si fa dunque interprete in chiave drammaturgica di una critica coeva, dedita all’attenta rivalutazione di un illuminista che della libertà fece il suo baluardo. Tempio fu implacabile nel denunciare ingiustizie e soprusi della nobiltà, non senza tuttavia indugiare nella libidine, una cifra del suo profilo, che sarebbe però ingiusto lo relegasse all’unica fama di lui fino a questo momento tramandata: un autore ai limiti della pornografia. Lo spettacolo vuole rendere giustizia alla figura di Domenico Tempio, offrendo una visione più ricca e integrata della sua produzione letteraria e dei suoi interessi, stimolando l’attenzione dello spettatore con scene corali, musiche dal vivo, momenti lirici, versi licenziosi, in un susseguirsi di quadri di una Sicilia stretta tra carestie, soprusi, infamie, ma sempre pronta a sorriderne, con quell’umorismo divergente che fa la differenza.

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MICIO TEMPIO. (Vietato ai minori)

da un’idea di Piero Lipera

Testo e Regia             Rosario Minardi e Marco Tringali

Assistente alla regia   Donatella Marù

Direzione di scena     Stefano Gambino

Con

Angelo Tosto, Giuseppe Castiglia, Luana Toscano, Rossana Bonafede, Antonio Caruso, Santo Santonocito, Lara Marta Russo, Antonio Starrantino, Giovanni Bonaventura, Raimondo Catania, Seby Cantarella, e con Giusy Allegra Filosofico, Grazia Ercolano, Carolina

Pulvirenti, Danilo Puglisi

Produzione: Associazione culturale “ Le nuove Muse”

Al teatro Metropolitan di Catania

Autore: Anna Di Mauro

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