Guerra mondiale e guerretta metropolitana, uno spettacolo di Violetta Chiarini

  

 

 

Due erbacce, una sola radice – Uno spettacolo scritto, interpretato e diretto da Violetta Chiarini

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Un intrattenimento teatrale per elargire emozioni forti e, parimenti, far ridere di tutto cuore. Per la rassegna “Autunno all’Albero” , al Teatro dell’Albero di Imperia-San Lorenzo al Mare, è stato rappresentato di recente, in prima nazionale, “Guerra mondiale e guerretta metropolitana”, scritto, interpretato e diretto da Violetta Chiarini, coprodotto da Violangelo-Teatro di Casperia e Teatro Helios di Bordighera.
L’allestimento si compone di due parti, precedute da un prologo, che è il manifesto spirituale dell’autrice. La vicenda della prima parte, drammatica, ha come protagonisti due giovani coniugi e si svolge durante la Seconda Guerra Mondiale, in un pomeriggio dell’autunno 1943. E’ ambientata nella villetta di campagna della coppia, in un paesino dell’Umbria, sito in una zona dove sono presenti nazisti, fascisti e partigiani. Lui e lei si amano, ma ci sarà un colpo di scena finale, che non viene svelato in anticipo allo spettatore.
Nella seconda parte, comico-amarognola, quasi un affresco satirico della Roma 1997, troviamo un personaggio, già popolare alla radio, immerso nella vita stressante e violenta della Città Eterna, alle prese con l’annoso problema del traffico, che costringe a una sorta di battaglia quotidiana – in cui non mancano insulti, prevaricazioni e scontri di vario genere – per riuscire a circolare nelle strade della Capitale. La scrittura di questa seconda parte dello spettacolo è un recupero di antichi linguaggi “osco-umbro-sabelli”, con attenta ricerca di espressioni e dovizia di invenzioni idiomatiche, per valorizzare le parlate locali, alimento dell’italiano, che vanno scomparendo a causa della standardizzazione e dell’impoverimento della lingua.
Sul piano formale le due parti hanno in comune il fatto di essere dei monologhi particolari, cioè ricchi di personaggi, i più disparati, che vengono immaginati ed evocati dal solo personaggio presente fisicamente sulla scena che con essi dialoga e interagisce, facendoli vivere. Anche la scenografia è pressoché assente: pochi elementi indispensabili, come vuole un certo teatro, da Peter Brook, a Grotowski, a Dario Fo, con cui pure Violetta Chiarini ha lavorato. Insomma la struttura dello spettacolo risponde all’intento di un teatro essenziale che recuperi la propria funzione primaria allusiva, quella che fa lavorare di più la fantasia del pubblico, stimolandone la creatività. Tutto deve essere affidato all’arte dell’interpretazione, in particolare alla capacità di far vedere al pubblico quello che nella realtà scenica non c’è.
E’ una scelta stilistica – di certo oggi coraggiosamente controcorrente in un panorama teatrale che si mette in gara perdente col cinema – legata alla formazione artistica della Chiarini, allieva e poi attrice per dieci anni di Alessandro Fersen, uno dei grandi maestri del ’900 e del teatro contemporaneo, fautore, tra l’altro, della “santità laica dell’attore”. Sul piano dei contenuti, poi, il discorso delle due parti dello spettacolo è unico. Infatti, la matrice della piccola guerra metropolitana è la stessa della guerra su più vasta scala: entrambe derivano dall’incapacità di vivere in armonia, di creare la pace. Sia la guerretta che la guerra nascono nel cuore dell’essere umano ed è lì che deve avvenire il cambiamento per costruire un mondo senza guerre di nessun genere. I Romani dicevano: ”Si vis pacem, para bellum!”. Oggi dobbiamo dire : ”Si vis pacem, para pacem!”.

(www.violettachiarini.it)

Autore: Redazionale

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