Sauro BORELLI- Una farfalla enigmatica (“Black Butterfy”, un film di Brian Goodman)

 

Il film della settimana



UNA FARFALLA ENIGMATICA

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“Black Butterfly” di Brian Goodman

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Strano film questo Black Butterfly firmato da Brian Goodman, desunto con qualche variazione dalla pellicola francese di Christian Faure Papillon noir. L’incipit, infatti, è quantomeno enigmatico: lo stropicciato scrittore Paul Lopez (lasciato dalla moglie, stordito dall’alcol) vivacchia in una casa in disarmo cercando di raccontare pigiando i tasti di una vecchia macchina per scrivere la sua personale sfortuna. Nella desolazione di un posto perso tra i boschi, la sua si dimostra una fatica vana, bloccato come è in una paralizzante inerzia. Poi, un giorno, al termine di un disgraziato picnic, una donna viene misteriosamente uccisa e nessuno sa spiegare il motivo del delitto.

Frattanto, l’irresoluto Paul cerca di vendere la sua malandata dimora e, in quest’impegno, al fianco della bella immobiliarista Laura, incappa in un imprevisto scontro con un collerico camionista che non esita a ricorrere a vie di fatto. A quel punto, Black Butterfly, subisce un imprevisto scatto: in soccorso dello scrittore salta fuori, inaspettato, un prestante giovanotto che, oltre a risolvere per il meglio la singolare situazione, si aggrega allo scrittore divenendone una sorta di “doppio” tanto nelle cose quotidiane quanto nelle idee generali. Questo stesso personaggio di nome Jack, ormai operante nella casa degradata del suo acquiescente ospite, scopre e decide di usare un efficiente computer nell’intento di realizzare il libro che il medesimo Paul aveva, velleitariamente, tentato di scrivere.

Jack, infatti, accampa a ragione la sua determinata spinta a scrivere il libro, in origine pensato da Paul, sostenendo con buon diritto che proprio lui, con l’esperienza e le occasioni maturate nella convivenza con lo scrittore, può vantare la capacità di mandare ad effetto il proposito di raccontare la loro comune condivisione della vita.

In tale fatica, Jack palesa anche indirettamente quanto e come per intrecciati segnali (il fugace delitto iniziale costato la vita a una donna e ancor più certe incongrue presenze: la macchina da scrivere soppiantata da un moderno computer) Black Butterfly dirotti presto verso ermetiche situazioni. E in tale direttrice di marcia, mentre lo scrittore Paul si orienta verso un rendiconto tipico della propria esperienza letteraria, ben altrimenti l’energico Jack tende a evocare in esplicite situazioni la sua volitiva raffigurazione dell’informale sodalizio con il succubo Paul.

Il quale, ben spalleggiato dalla bella immobiliarista Laura, giunge non senza qualche apprensione a scoprire la tendenza tutta esclusiva di Jack nel dare conto del passato. Anche se in questi frangenti, le storie dell’uno e dell’altro, Paul e Jack, propendono a disporsi persino riguardo a fatti luttuosi prima attraverso le indagini della polizia (e altresì del FBI) e poi sull’identità della vittima del menzionato delitto. In effetti, quel che fino ad allora sembrava una tranche de vie un po’ intricata, in questo film altalenante e variabile va via via addensandosi un racconto ambiguo, fitto di richiami e rimandi pencolanti tra il “giallo” e il “nero”. Ove appunto i ruoli dei protagonisti si esprimono secondo eventi, dettagli raccordati tra di loro da colpi di scena, soprassalti drammatici paradossalmente contraddittori.

L’elemento di fondo resta improntato da una cifra calibrata in una dimensione figurativa aperta ed esposta ad ogni più azzardata ipotesi narrativa. Così, il racconto di Black Butterfly all’inizio apparentemente realistico si tramuta in apologo problematico. Significativa al proposito la comparsa di sguincio del “cameo” dell’intrigante Abel Ferrara e le vistose omissioni contestuali dell’intiera vicenda.

Autore: admin

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