Sauro BORELLI- La guerra di Cesare (“The war-il pianeta delle scimmie”, un film di M. Reeves)

 

Il film della settimana

 


LA GUERRA DI CESARE

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“The War – Il pianeta delle scimmie” di Matt Reeves

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Tutto ha avuto inizio dal fortunato libro di Pierre Boulle Il pianeta delle scimmie (1965) presto portato sullo schermo (nel 1968) da Frank Shaffner con l’interpretazione nel ruolo centrale di Charlton Heston; e più tardi (nel 2001) ricuperato dal film omonimo di Tim Burton. L’elemento originario, è noto, risulta la lotta aperta tra un mondo alla rovescia dominato da scimmie sapienti e da una umanità ridotta in schiavitù dai dispotici animali. Ovvero, come è stato giustamente osservato, specie per la pellicola di Burton, l’assunto dell’opera “è fondato sul rovesciamento dei rapporti di forza, come uno specchio deformante e critico di quello umano. La sua vera eroina è la tenera scimpanzé Ari che si comporta come un essere umano dovrebbe essere, spingendo sino alla ribellione e all’eresia la sua tolleranza per il diverso”.

Ben altrimenti, in questo tutto nuovo War – Il pianeta delle scimmie, il cinquantenne Matt Reeves, già noto per alcuni film di buon livello, il confronto è caratterizzato da un radicale scontro tra il mondo delle scimmie e quello degli uomini, tanto da scatenare una sanguinosa guerra ove un fanatico colonnello McCullog ingaggia col capo dei primati, l’onesto e saggio Cesare (sempre attento a scegliere la cosa giusta dopo la scomparsa del capo carismatico Koba) una contesa cruentissima senza esclusione di colpi pur di avere ragione degli avversari.

Gli umani sono qui raffigurati come micidiali combattenti attrezzati dei più offensivi strumenti di morte, mentre le scimmie, animate da un indomabile coraggio, combattono fino allo stremo con armi rudimentali e insufficienti. L’idea di Cesare, capo stimato e avveduto, si impronta così come una sorta di guerriglia che se da un lato arieggia al conflitto del Vietnam, dall’altro tradisce qualche similitudine con l’epopea western vista in modo progressivo. In questo quadro d’assieme risalta l’azione spettacolarmente massiccia voluta dal fanatico McCullog con i reparti corazzati contro il nemico, come anche la più strenua rivalsa dei primati decisi a opporre agli umani una resistenza disperata.

È proprio su questo terreno che il film di Reeves mostra le sue risorse migliori, puntando risolutamente a perorare anche indirettamente la causa delle scimmie gelose della loro autonomia e in definitiva della sopravvivenza pura e semplice. In questo scorcio narrativo si dimostra presto evidente che le agguerrite schiere del colonnello McCullog non avranno vita facile contro il valoroso Cesare e tutti i suoi determinati compagni in uno sforzo estremo ad affrontare in una landa desolata la possibilità di vincere conquistando un misterioso fortino.

Quasi superfluo sottolineare che lo sforzo gravoso con strumenti sofisticati e digitali per rendere plausibile la guerra tra scimmie e umani resta quello degli interpreti chiamati a impersonare di volta in volta i personaggi camuffati nelle figure dei primati. In primo luogo, un merito particolare acquista per l’occasione il magistrale attore Andy Serkis che, nel ruolo del volitivo Cesare, dimostra doti di eclettismo e duttilità espressivi notevoli. Non sono da meno del resto le restanti “scimmie” Maurice, Luca, Rocket e persino il grottesco scimmiotto Bad Ape, delegato a sminuire un po’ il clima altamente drammatico del finale di War – Il pianeta delle scimmie, una “favola nera” che getta più di un segnale etico sul destino tragico di sempre tanto degli uomini quanto degli animali. E la guerra è guerra, intollerabile, iniqua per gli uni e per gli altri.

Autore: admin

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