Giuseppe ARDIZZONE- Cinema d’estate. Di Malick in Malick (note critiche per “Song to song”)

 

Cinema d’estate

 


DI MALICK IN MALICK

Song to Song.jpg

Note critiche su  “Song to song”. Interpreti:  Michael Fassbender, Ryan Gosling, Rooney Mara  Natalie Portman, Cate Blanchett, Val Kilmer. Prod. Usa 2017

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Dopo la Palma d’oro al Festival di Cannes di qualche anno fa con “The Tree of life”,  Terrence Malick, forse uno dei più stimati registi statunitensi, torna a dirigere “Song to Song”, che, come si dicono i due protagonisti, dovrebbe segnare il ritmo della loro vita e della loro storia d’amore.

Da canzone in canzone , da un’ispirazione all’altra, la vita artistica e reale dovrebbero fondersi nella bellezza.

Così non è!

L’esigenza della propria realizzazione, vissuta come desiderio di successo e come ipotesi di totale libertà da tutti i possibili condizionamenti, si rivela, alla fine, una strada molto pericolosa ed incapace da sola di assicurare un senso compiuto e salvifico alla propria vita .

Siamo a Austin, città di festival musicali e popolata da rock stars, impresari e personaggi che ruotano attorno a questo mondo artistico. Malick si avvale dell’interpretazione di alcuni fra i più importanti attori del momento  come Ryan Gosling, Rooney Mara, Natalie Portman, Michael Fassbender e Cate Blanchett e affiancati da guest star come Patti Smith e Iggy Pop, particolarmente interessanti come testimonianze dell’importanza dei sentimenti  all’interno proprio di quel mondo che può apparire  effimero, vacuo e sempre alla ricerca del piacere.

L’esercizio smodato della propria libertà senza il senso del limite e del rispetto di un progetto comune, senza   l’importanza dell’ ”altro” (che si realizza grazie all’amore per la propria compagna o anche per quello in cui si crede o per la realtà che ci circonda ), può portarci anche alla nostra distruzione o a quella di chi ci sta vicino . Attraverso la storia dei suoi protagonisti, Malick , come in altre sue opere,  ha parlato ancora una volta della vacuità del successo e della fama e dei pericoli del piacere fine a se stesso e della dissolutezza.

Lo fa procedendo tecnicamente con un susseguirsi di scene che seguono il pensiero e la confidenza dell’anima dei diversi personaggi. Sensazioni e riflessioni che s’intrecciano l’una all’altra, conducendoci verso il dolore, l’amarezza e le scelte di ognuno di loro. Spesso il film dà la sensazione di una estrema lentezza, di un senso di vuoto, di una frammentazione dei sentimenti e della narrazione. In parte è un effetto voluto- pur se a volte (personale impulso) avrei preferito l’accelerazione di alcuni tempi (di ‘scrittura’ filmica).

Un film comunque intenso, interessante, particolare. Bella la fotografia di Emmanuel  Lubezki.

Autore: admin

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