Sauro BORELLI- Vite spericolate (“Codice criminale”, un film di Adam Smith)

 

Il film della settimana

 

 

 

VITE SPERICOLATE

“Codice criminale” opera prima di Adam Smith

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Le figure che animano il film d’esordio di Adam Smith Codice criminale cineasta inglese esperto di azzeccati documentari e short musicali potrebbero, a giusto titolo, intonare la corriva ballata resa celebre da trasgressivo Vasco Rossi (oggi al colmo di una popolarità travolgente) Una vita spericolata. Ciò in ragione del fatto cui si impronta un racconto iperrealistico incardinato alle malefatte di una singolare famiglia di emarginati nomadi irlandesi operanti nelle ricche contrade del Glouchestershire con colpi di mano, rapine, misfatti vari a danno di facoltosi personaggi conformisticamente attardati in tempi e modi tutti inattuali.

Le dramatis personae che stanno al centro di simile situazione si individuano subito nel vecchio Colby Cutler, patriarca dispotico, intollerante convinto che la Terra sia piatta e privo di qualsiasi cognizione culturale (è analfabeta e bigotto quanto spietato e cinico) che, tiranneggiando figli e famiglia, dirige da sempre la vita avventata di tutti i suoi e, in ispecie, del pur tormentato Chad, turbato, nonostante tutto, da tentazioni di ravvedimento, di emancipazione da tanta bassezza.

Il confronto-scontro tra il citato Colby e il più moderato Chad affiora così, nel corso della progressione narrativa, con alti e bassi contrassegnati dalle gesta malavitose del temibile clan dei Cutler, alternando scorci di brutali prevaricazioni e di più argomentate digressioni. Nonostante tutto, l’inquieto Chad benché indocile allo strapotere del padre, si imbarca in un’ultima impresa delinquenziale, accortamente intenzionato a cambiare vita e morale.

La materia del contendere si consolida in tal modo nel conflitto serrato tra padre e figlio che, quasi scopertamente, cerca di evocare una certa aria scespiriana con quelle sue durezze e inesorabilità di sentimenti e risentimenti radicali. Forse è proprio in questa dinamica dipanata frontalmente della intricata vicenda che Codice criminale incappa in forzature, spunti un po’ meccanici, soverchiamente ripetuti tanto da raffrenare la dispiegata rappresentazione in indugi, prolissità inessenziali.

Codice criminale, comunque, si caratterizza soprattutto per le prove del tutto sapienti di interpreti magistrali per bravura e intensità drammatica. Dal grintoso veterano Brendan Glesson (il vecchio Colby) al più sofisticato Michael Fassbender (Chad) è tutto incalzarsi di rudi alterchi sul fatto che il patriarca rivendica ancora e sempre la sua potestà malsana sul figlio in crisi di identità e sull’intiera famiglia. In questo senso, Codice criminale subisce forse il suo scarto fuorviante puntando blandamente verso un lieto fine fin troppo rituale. Punto di forza del film di Adam Smith resta, ben altrimenti, il ricorso a spettacolari inseguimenti e appunto a spericolate acrobazie. In definitiva, un’opera prima un po’ manchevole, ma anche con un certo pregevole piglio.

 

 

Autore: admin

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