Angelo MELI- Saggistica breve. La Mafia dei colletti bianchi si è fatta riverito Potere

 

Saggistica breve*

 

 

LA MAFIA DEI COLLETTI BIANCHI

 

 

 

 

 

 

 

 

Ha cambiato pelle e si è fatta riverito Potere (locale, nazionale e anche oltre)

°°°°

«L’uso stabile e continuo del metodo corruttivo-collusivo da parte delle associazioni mafiose, determina di fatto l’acquisizione (ma forse sarebbe meglio dire, l’acquisto) in capo alle mafie stesse, dei poteri dell’Autorità Pubblica che governa il settore amministrativo ed economico che viene infiltrato». Lo scrive la Dna nella sua Relazione annuale. “Con l’utilizzazione del metodo collusivo-corruttivo, le mafie si avvalgono sempre della forza d’intimidazione e dell’ assoggettamento ma per ottenere il risultato, non usano direttamente della propria forza, ma – con risultati analoghi e generando un totale assoggettamento – quella di altri e cioè dei Pubblici Ufficiali a busta paga».

La forza della ‘ndrangheta, presente in quasi tutte le Regioni

Alcune indagini hanno rivelato come la ‘ndrangheta sia «presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell’amministrazione pubblica e dell’economia, creando le condizioni per un arricchimento, non più solo attraverso le tradizionali attività illecite del traffico internazionale di stupefacenti e delle estorsioni, ma anche intercettando, attraverso prestanome o imprenditori di riferimento, importanti flussi economici pubblici ad ogni livello, comunale, regionale, statale ed europeo», si si legge nella Relazione annuale 2016 della Direzione distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, presentata oggi dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti e dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. La ‘ndrangheta «è presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America – negli Stati Uniti e in Canada – ed in Australia». «Continuano, poi, ad essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa», afferma la Relazione. In particolare, nel nord Italia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana «sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse». Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria, «sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali – così come avvenuto, per esempio, in Piemonte con le famiglie catanesi di Cosa Nostra – ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra».

Gli stretti rapporti con professionisti e massoneria

Alcune indagini «hanno rivelato un rapporto tra la ndrangheta, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti – legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti – di piena intraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell’associazione, facendo parte di una ‘struttura riservatà di comando», si legge nella relazione Attenta riflessione – secondo la Relazione della Dna – merita soprattutto la figura di Paolo Romeo, ritenuto il vero e proprio motore dell’associazione segreta emersa nel procedimento Fata Morgana e delineatasi con le indagini Reghion e Mammasantissima, dimostratasi in grado di condizionare l’agire delle istituzioni locali, finendo con il piegarle ai propri desiderata, convergenti, ovviamente, con gli interessi più generali della ndrangheta».

Soggetto che, spiega la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, «le diverse indagini hanno delineato quale appartenente al mondo massonico e, al contempo, uomo di vertice dell’associazione criminale, dei cui interessi è portatore, nel mondo imprenditoriale ed in quello politico, ruolo svolto con accanto personaggi che sono sostanzialmente gli stessi quantomeno dal 2002, dunque da circa 15 anni, senza dimenticare i suoi antichi e dunque ben solidi rapporti con la destra estrema ed eversiva, nel cui contesto, versa la fine degli anni 70, ebbe modo di occuparsi della latitanza di Franco Freda, imputato a Catanzaro nel processo per la strage di piazza Fontana».

«All’interno di questa cabina di regia criminale – si legge ancora nella Relazione – è stato gestito il potere, quello vero, quello reale, quello che decide chi, in un certo contesto territoriale, diventerà sindaco, consigliere o assessore comunale, consigliere o assessore regionale e addirittura parlamentare nazionale od europeo. Sono stati, invero, il Romeo ed il De Stefano a pianificare, fin nei minimi dettagli, l’ascesa politica di Alberto Sarra, consigliere regionale nel 2002 – subentrando a Giuseppe Scopelliti, fatto eleggere Sindaco di Reggio Calabria».

Cosa Nostra è solida e con risorse sconfinate

«Cosa Nostra si presenta tuttora come un’organizzazione solida, fortemente strutturata nel territorio, riconosciuta per autorevolezza da vasti strati della popolazione, dotata ancora di risorse economiche sconfinate ed intatte e dunque più che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale ed una presenza diffusa e pervasiva», afferma la Dna. Nonostante i casi di collaborazione da parte delle vittime, inoltre, «risulta ancora estremamente diffusa l’imposizione del “pizzo» alle attività commerciali e alle imprese, cui si accompagna la riconquista del monopolio sul traffico di sostanze stupefacenti, altamente ed immediatamente remunerativo». Ma il dato più significativo, secondo la Direzione investigativa antimafia, è rappresentato «dalla permanente e molto attiva opera di infiltrazione, da parte di Cosa Nostra, in ogni settore dell’attività economica e finanziaria, che consenta il fruttuoso reinvestimento dei proventi illeciti, oltre che nei meccanismi di funzionamento della Pubblica Amministrazione, in particolare nell’ambito degli Enti Locali».

In particolare a Palermo l’organizzazione criminale «esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta».

La caccia a Matteo Messina Denaro

«Ancora si sottrae alla cattura Matteo Messina Denaro, storico latitante, capo indiscusso delle famiglie mafiose del trapanese, che estende la propria influenza ben al di là dei territori indicati. Il suo arresto non può che costituire una priorità assoluta», continua la Direzione nazionale antimafia che ritiene che, nella «situazione di difficoltà di «Cosa Nostra», il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, così importanti in questi luoghi, un danno enorme per l’organizzazione».

Corruzione, il “facilitatore” è spesso un politico

Il facilitatore è «un soggetto intermedio ed autonomo, a suo modo un professionista nel mondo delle opere e dei servizi pubblici (come lo è il broker nel narco-traffico). Spesso ex politici o para-politici, ex funzionari pubblici, che, con la pregressa pratica, hanno imparato a conoscere la macchina degli apparati pubblici, i suoi tempi, i suoi meandri, i suoi passaggi. Ed hanno, quindi, amicizie nel descritto contesto, come nelle organizzazioni che a loro si rivolgono per ottenere le loro prestazioni», continua la Dna. «La peculiare funzione del facilitatore è, dunque, quella di fare incrociare la domanda di tangenti ed utilità varie (che, come poi vedremo, sono sostanzialmente altre tre) proveniente dal ceto politico – amministrativo disponibile, con quella di appalti, gestione di servizi, incarichi di ogni tipo, proveniente del ceto imprenditoriale, spesso mafioso, ma non solo».

Camorra sempre più spietata e con killer feroci

«Nella provincia di Napoli, la criminalità organizzata assume contorni di intensa ramificazione nello stesso tessuto economico ed amministrativo delle realtà locali».I provvedimenti cautelari emessi che hanno colpito l’ala imprenditoriale dei clan camorristici – spiega la Relazione – hanno messo in luce le tecniche di infiltrazione nel sistema economico «ad opera di gruppi imprenditoriali a tutti gli effetti compenetrati nell’organizzazione camorristica che sempre più frequentemente estendono la loro operatività oltre i confini regionali e nazionali».«Tra i settori di maggiore interesse per la criminalità organizzata napoletana è certamente quello della ristorazione, del commercio di capi di abbigliamento e quello della gestione, in sostanziale regime di monopolio, di numerosi impianti di distribuzione di carburante».Altro settore da tempo eletto dalle organizzazioni camorristiche ad uno degli ambiti entro i quali appare più conveniente reinvestire profitti criminosi – rileva la Dna – è quello delle agenzie di scommesse. La Relazione della Dna evidenzia inoltre come ci siano “molteplici focolai di violenza disseminati nell’area metropolitana e nella provincia di Napoli». «In altre parole si legge – sembra che oggi siano in corso più ampi sommovimenti negli assetti criminali camorristici, di cui gli omicidi e gli agguati costituiscono la manifestazione più eclatante». La fibrillazione criminale «si registra sia nelle periferie urbane che nel cuore cittadino, nell’area settentrionale e orientale di Napoli, nel quartiere Sanità e dei Quartieri Spagnoli e Forcella» per una «spasmodica ricerca dei gruppi criminali di estendere lo spazio d’azione criminale. La situazione di elevato pericolo per l’ordine pubblico è resa ancor più grave dai protagonisti di tali scenari, spesso nuove leve criminali: killer giovanissimi che si caratterizzano per la particolare ferocia che esprimono ed agiscono al di fuori di ogni regola». Il numero complessivo degli omicidi e tentati omicidi di matrice camorristica è di 65 rispetto ai 45 del precedente anno.

La Sacra Corona Unita è vitale e rinnovata

«Le attività di indagine in corso, sia con riguardo alla provincia di Brindisi che a quella di Lecce testimoniano di una perdurante, e per certi versi rinnovata, vitalità dell’associazione mafiosa Sacra corona unita, da tempo insediata in questi territori», si legge nella relazione annuale del 2016 della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. «Tutte le principali attività criminali delle due provincie, infatti, benché talora possano apparire autonome ed indipendenti da logiche mafiose, ad uno sguardo più approfondito risultano fare riferimento alla associazione mafiosa, cui comunque deve essere dato conto». La Dna aggiunge poi che «la mafia lucana e, in particolare, quella potentina, sta sviluppando una spiccata capacità ad intrecciare rapporti, prevalentemente di natura corruttiva, con amministratori pubblici e politici locali, finalizzati ad ottenere più agevolmente appalti per servizi ed opere pubbliche e, quindi, compiere un salto di qualità verso un pieno inserimento nell’economia locale; a ciò si aggiunga la dimostrata attitudine ad effettuare lucrosi investimenti, in particolare nel settore delle scommesse e del gioco d’azzardo». Permane, tuttavia, «in particolare per il circondario di Matera, una sorta di difficoltà nel percepire e valutare i fenomeni criminali che si realizzano nel territorio».

Terrorismo, l’Isis è stata indebolita ma resta l’allarme per l’Italia

«Nel periodo esaminato si è verificato in modo significativo l’arretramento territoriale del cosiddetto Stato islamico in più scenari, e si è quindi registrata una parallela minore capacità di espansione territoriale. Questa mutata realtà ha direttamente inciso sul fenomeno dei foreign fighters, con una contrazione del numero delle partenze», continua la Relazione della Dna presentata. «Sono emersi con chiarezza due profili di novità: maggiori difficoltà nell’organizzazione delle partenze dal territorio dello Stato e nell’arrivo dei foreign fighters nell’area siriana/irakena; indicazioni di carattere generale provenienti dai vertici dell’organizzazione terroristica a colpire all’interno dei territori dei paesi occidentali», prosegue la Dna, la quale evidenzia come sempre attraverso l’attività di indagine sia «emerso il profilo di maggiore interesse e di maggiore allarme per il nostro paese».

 

*Ringraziamo il collega Angelo Meli, direttore di “A Sud d’Europa”, rivista del Centro Studi Pio La torre

Autore: admin

Condividi