Francesco NICOLOSI FAZIO- Il ritorno delle lucciole (etimologia, toponomastica, ambientalismo)

 

Divagazioni?*

 

 

IL RITORNO DELLE LUCCIOLE

GluehwuermchenImWald.jpg Volo di lucciole nella notte

Etimologia, toponomastica e ambientalismo.

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Pier Paolo Pasolini, negli anni settanta, fu il primo a denunciare la scomparsa delle lucciole dalle campagne italiane. Prima il terribile DDT, poi gli altri pesticidi, avevano distrutto un ecosistema che ci perveniva sin  dall’ultima glaciazione.  Il grande profeta laico denunciava soprattutto la scomparsa, assieme alle lucciole, della cultura rurale italiana, che aveva subito due colpi micidiali: dall’urbanesimo e dalla omologazione consumistica.

In questi giorni una bella notizia: nel milanese, in prossimità del parco Lambro, sono tornate  le lucciole; ciò grazie all’abbandono dei pesticidi nelle coltivazioni, ma anche grazie alla riduzione dell’inquinamento luminoso, che annienta le possibilità di riproduzione dei luminescenti insetti, i cui maschi usano proprio la luce per trovare una compagna.

L’area del milanese del Lambro, dove sono tornate le lucciole, dagli antichi romani era chiamata “Lamprus” con la “p”, ecco che il ritorno della natura offre spunti per una considerazione etimologica dalle caratteristiche ambientaliste. Difatti con “Lampirus” gli antichi romani chiamavano proprio le lucciole e l’etimologia è rimasta in italiano per chiamare i pesci luminosi che, con una chimica simile alle lucciole, illuminano la notte in mare: le lamprede.

Per il nome Lambro i lombardi invece pensano al greco, che con un termine simile traduce la parola luminoso, mentre il fiume lambro è, come tutti gli altri fiumi della Padania, spesso melmoso e, soprattutto, i greci non hanno mai messo piede in Lombardia, sprovvista di mare. Inoltre un’altra toponomastica identica di Lambro è usata per un altro corso d’acqua (torrentizio) in Campania, che difficilmente può considerarsi “brillante”. Infine il termine siciliano per chiamare l’isola di Lampedusa (Lampirusa dal latino “lampirus”: lucciola) potrebbe proprio indicare la presenza nell’isola di grandi quantità di lucciole, anche considerando che fino all’ottocento l’isola era coperta da boschi e abitata da  daini e cinghiali.

Ecco che l’Italia intera un tempo era un enorme bosco che di notte doveva apparire un tappeto di luci di lucciole (in siciliano: “Luci Luci i picuraru”), qualcosa che dava veramente l’idea di un unicum eccezionale.

Il progetto che la Libera Associazione Ingegneri sta portando avanti per il recupero del “Bosco Etneo”, potrebbe  determinare anche il ritorno delle lucciole a bassa quota, uno spettacolo della natura che soltanto chi è nato negli anni ’50 può aver apprezzato, magari uscendo da casa.

Mi sembra opportuno puntualizzare che non si tratta soltanto di evocare memorie pasoliniane, ma si intende lavorare per raggiungere una qualità della vita che sia degna di questo nome.

*  Libera Associazione Ingegneri

P.S. Il “Topos” è un elemento essenziale anche per la professione. Anni fa, a cento chilometri di distanza, si smentì una “generosa” relazione geologica che prevedeva scavi in roccia in una “Contrada Rinazzi” nel messinese; a volte, per evitare sprechi, “basta la parola”. Ovviamente non era roccia ma sabbia compatta, “rinazzi” appunto, ed i costi furono ovviamente ed onestamente inferiori.                                                                                                                                 Fnf

Autore: admin

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