Umberto ROSSI, Furio FOSSATI- Cinema Recensioni brevi (“Sieranevada”, “Quando un padre”)

 

Cinema  Recensioni brevi

 

 

DUE FILM RECENTI


Sieranevada

Sieranevada


Un film di Cristi Puiu

Interpreti: Mimi Branescu, Andi Vasluianu, Bogdan Dumitrache, Ana Ciontea, Dana Dogaru, Ioana Craciunescu

Prod. Romania, Francia, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Macedonia. 2016

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Cristi Puiu è uno dei registi più interessanti del cinema rumeno. Il suo primo film, La morte del signor Lazarescu (Moartea domnului Lazarescu, 2005) ha ricevuto uno dei maggiori riconoscimenti della sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes dello stesso anno oltre a numerosi premi da parte di altri festival.

Lo scorso anno era a Cannes, nella sezione competitiva, con Sieranevada. Il film non ha nulla a che vedere con la famosa catena montuosa iberica e si svolge quasi per intero all’interno di un modesto appartamento di Bucarest in cui si riuniscono, per una cerimonia funebre in ricordo del capofamiglia deceduto da poco, alcuni parenti dello scomparso o persone che l’hanno conosciuto. La riunione degenera presto in una sorta di scontro di tutti contro tutti da cui emergono vecchi rancori, asti a lungo sopiti, rabbie represse.

Il film ha una durata ampia, poco meno di tre ore di proiezione, che indica una sorta di identità fra rappresentazione, realtà, cronaca e fotografia dell’esistente. Intendiamoci, nulla di trascendentale o particolarmente originale visto che il cinema, soprattutto quello nordico, ha utilizzato più volte scenari di feste, ricorrenze o eventi vari per mettere in scena l’esplodere di tensioni a lungo represse all’interno di un nucleo familiare o di una ristretta cerchia di conoscenti.

E’ quanto capita anche in questo caso, ad esempio nella diatriba con l’anziana sostenitrice del passato regime. Nella sostanza un film in cui rifulge l’abilità del regista – non è facile manovrare così a lungo la macchina da presa in spazi tanto angusti –  ma in cui latita originalità e invenzione

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Quando un padre

Quando un padre

Un film di Mark Williams

Interpreti: Milligan, Kathleen Munroe, Anupam Kher, Stephen Gerard Butler, Willem Dafoe, Gretchen Mol, Alison Brie, Alfred Molina, Dustin Bogaert, Russell Yuen, Sierra Wooldridge, Julia Butters, Dwain Murphy, Max Jenkins.
Prod. Canada, Usa 2016

Se esistesse un Oscar da assegnare alla prevedibilità di una sceneggiatura, sicuramente spetterebbe all’opera prima del produttore Mark Williams. Ogni cosa è talmente scontata da dare un certo senso di disagio al pubblico che mai riesce a provare l’emozione di un qualche cosa di imprevedibile. Se poi si aggiunge che film sulla maturazione di uomini per casi drammatici della vita ce ne sono fin troppi, ci si rende conto che è difficile seguire con attenzione quello che già si conosce.

Una storia dai toni iettatori, un interprete supermuscoli quale lo scozzese Gerard Butler – fin troppo legato al 300 (2006) di Zack Snyder in cui era Leonida – utilizzato per un personaggio che dovrebbe avere mille sfumature psicologiche in un excursus su vite sbagliate tanto banale quanto privo di spessore. Questa struttura da strappalacrime confesso lo porta ad essere un prodotto onesto – è ben chiaro cosa voglia raccontare il regista – ma incredibilmente banale e, a tratti, capace di strappare involontarie risate. Willem Dafoe è il cattivissimo capo e, come sempre, riesce ad essere convincente pur nel grottesco contesto in cui è costretto ad operare.

Nel cast anche un discreto Alfred Molina. La sceneggiatura, sicuramente la maggiore responsabile di questa incredibile accozzaglia di situazioni che suonano sempre false, è scritta da Bill Dubuque qui alla sua seconda prova dopo il valido The Judge (2014) di David Dobkin interpretato da Robert Downey Jr. e Robert Duvall; sembra impossibile che sia lo stesso che qui abbia fatto di tutto per peggiorare il peggiorabile offrendo un esempio di come non si dovrebbe lavorare.

Tra i mille luoghi comuni utilizzati senza freno, la scelta di dare al medico che diagnostica la malattia al figlio le sembianze di un indiano con turbante: scienza sì, ma anche saggezza.

A dimostrazione che la produzione ha capito perfettamente il valore di Quando un padre, basterà pensare che dopo il fallimentare debutto al Toronto International Film Festival è stato presentato solo a maggio ed in paesi quali il Kuwait, la Croazia ed il Brasile, mentre in Gran Bretagna uscirà direttamente in DVD e negli Stati Uniti arriverà in poche sale solo a fine settembre.

Spietato cacciatore di teste, deciso a battersi contro una rivale per divenire il boss della società di inserimento nell’impiego per cui lavora e il cui capo ha annunciato le dimissioni, lavora 18 ore al giorno e dimentica di avere sia un cuore che una famiglia fino a quando non viene diagnosticata al figlio di 10 anni una grave malattia.

Per lui è difficile ridurre l’impegno per distruggere l’unica vera avversaria per raggiungere il suo scopo: una bella donna, perfida come lui e priva di morale. Dovrà fare una scelta non certo indolore.

 

*Ringraziamo U. Rossi e F. Fossati, colleghi di Cinemasessanta e curatori di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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