Rovito (Cosenza), Cineforum “Falso Movimento”, a cura di Ugo G. Caruso- 12 giugno, proiezione di “El cuidadano ilustre”

 

Cineclub

 

IL CINEFORUM “FALSO MOVIMENTO” DI ROVITO (COSENZA ) INAUGURA UN NUOVO CICLO DI INCONTRI, “UGO G. CARUSO E’ El CIUDADANO ILUSTRE”, IN CUI LO STORICO DEL CINEMA DOPO LA PLURIENNALE RASSEGNA DEI CINEAPPUNTAMENTI DI “FLASHBACK” RITORNA A PROPORRE UNA SERIE DI FILM SEGUENDO IL SUO PERSONALISSIMO GUSTO. PER ANALOGIA, IL PRIMO TITOLO PROPOSTO LUNEDÌ 12 GIUGNO ALLE ORE 21, DIRETTO DAI DUE AUTORI ARGENTINI, MARIANO COHN E GASTON DUPRAT, DIVENTA PURE QUELLO DELLA RASSEGNA.

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Il primo appuntamento è per lunedì 12 giugno, alle ore 21, come di consueto al Teatro Comunale di Rovito. 
Ugo G. Caruso presenterà il nuovo ciclo ed il film che curiosamente gli dona il titolo, “El ciudadano ilustre” di quegli stessi registi argentini, Cohn e Duprat, di cui proprio lui in precedenza aveva proposto “El Artista” all’interno della rassegna “La tela e lo schermo” svoltasi a Rende (Cosenza).

Presentato con successo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove l’attore protagonista, Oscar Martinez è stato insignito con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Il film, una coproduzione argentino-spagnola, è candidato all’Oscar per l’Argentina. 
“El ciudadano ilustre” è sembrato a molti una commedia grottesca oppure un thriller psicologico ma in realtà è molto di più,una metafora sulla condizione odierna dello scrittore in rapporto alle onorificenze e al mercato globale della letteratura,lungo l’invisibile linea di demarcazione tra autobiografia e self-fiction, sapientemente concepita e messa in scena con un occhio ai romanzi di scrittori argentini reali come Ricardo Piglia e Mempo Giardinelli.

Il film parte con la cerimonia del Nobel per la Letteratura conferito a Daniel Mantovani che con il suo discorso lascia di stucco i membri della Accademia di Stoccolma. 
Trasferitosi da decenni in Europa ma nativo di un paesino della sconfinata pampa argentina a settecento km dalla capitale, Daniel deve il suo successo proprio al racconto di quella realtà provinciale dalla quale ha sempre e soltanto sognato di fuggire ma nella quale, almeno con la sua arte, è sempre rimasto intrappolato.

Quando riceve una lettera del sindaco del paese che gli annuncia la volontà di insignirlo della cittadinanza ad honorem, Daniel, da cinque anni in uno stato di crisi creativa e di insofferenza verso il mondo della cultura che lo osanna, decide inaspettatamente di affrontare il viaggio verso quel posto in cui lui, dice, non è mai riuscito a tornare e dal quale i suoi personaggi non sono mai riusciti ad uscire.

“El ciudadano ilustre” è un film intelligente, scritto benissimo e recitato con grande mestiere, ma è, soprattutto, un oggetto molto più complesso di quanto possa sembrare. Leggendo del background dei registi, in origine videoartisti poi lungamente e con grande successo impegnati come autori di format televisivi e, infine, con una curiosa e multiforme filmografia alle spalle, si capiscono meglio alcuni degli aspetti più enigmatici del film. Come quello formale, per esempio, che opta per una fotografia all’inizio apparentemente piatta.

Questa scelta espressiva assume però un senso diverso nel momento in cui a Daniel appaiono in sogno alcuni personaggi minori che lo fissano impugnando un’arma; essi vengono significativamente rappresentati- al contrario del resto – “con una precisione quasi pittorica, un’esaltazione cromatica quasi da cybachrome, ritratti come statue ma installati come fossero dentro un’opera in live action.” Anche la cura estetico/scenografica di alcune delle scene più comiche dei film, come il video che omaggia lo scrittore ricostruendone la vita tra sovrimpressioni ultra cheap, arcobaleni vintage e fotomontaggi deliranti che scivolano da un’immagine all’altra in un PowerPoint rudimentale o come, ancora, la scena dell’intervista nello studio televisivo del paese, tra scenografie miserrime, presunti giornalisti con occhiali da sole sempre in testa e televendite improvvisate.

Tutto in “El ciudadano ilustre” è costruzione del dettaglio. La descrizione dei personaggi di contorno che gli compaiono nel sogno, per esempio, quelli incontrati solo per pochi istanti eppure indispensabili nella progressione della sceneggiatura, ma anche la precisione estrema con cui sono caratterizzati gli ambienti, le case, l’albergo (che, dice Daniel, lo fa sentire in un film rumeno). “El ciudadano ilustre” è d’altronde proprio un film su quello che sta intorno, sui dettagli, sui particolari, che quanto più sono specifici e descrivono il paesaggio umano e ambientale di contorno, tanto più delineano la solitudine del personaggio principale. Daniel è solo, ovunque alieno. Uno straniero in Europa, un gringo in Argentina. Sempre fedele a se stesso, sempre estraneo alla situazione, che si tratti della cerimonia di attribuzione dei premi Nobel oppure della premiazione del concorso per pittori dilettanti del pueblo.

Daniel è l’artista che osserva criticamente la realtà e la rielabora attraverso la narrazione tentando un esorcismo personale ma anche imponendo la propria posizione di intellettuale, quella che lo costringe alla solitudine, al conflitto, alla rinuncia di un’appartenenza confortevole perché di quella e da quella si alimenta. Così l’artista, il narratore, vive la condizione di apolide, creatore sospeso tra l’immaginazione e la verità, sempre intento a costruire una storia dietro ogni segno, ogni ferita, ogni cicatrice; che poi la storia sia vera o immaginata in fondo non conta nulla. Con “El ciudadano ilustre” la coppia Cohn e Duprat prosegue coerentemente il proprio discorso attraverso uno stile originale ed incisivo regalandoci un personaggio memorabile ed un apologo profondo sulla creatività che si apparenta, come detto, alla migliore tradizione letteraria argentina

Autore: admin

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