Cinzia BALDAZZI – Ritorna il Premio Ostana: scritture in lingua madre (1-4 giugno).



RITORNA IL PREMIO OSTANA: SCRITTURE IN LINGUA MADRE



Nel piccolo borgo di Ostana (CN), comunità di lingua occitanica, prende vita la nona edizione del festival dedicato agli idiomi minoritari del mondo.


Il «bel paese là dove il suona», leggiamo nell’invettiva dantesca contro Pisa in uno dei momenti più intensi dell’Inferno, nel canto XXXIII impegnato a illustrare il tragico destino e la tremenda pena del conte Ugolino. Nella Vita Nuova, pur ispirata al poemetto didascalico ovidiano Remedia Amoris, era stato evidente l’influsso dei canzonieri provenzali: da lì l’Alighieri riprende, nella Divina Commedia, la decisione di meglio identificare, potremmo dire, le “competenze” e le “esecuzioni” della struttura semantica-poetica già da anni considerata: associando il segno della particella affermativa nella Francia settentrionale all’oïl (illud est, ossia oui), nella meridionale all’oc (hoc est), distinti dal italiano (sic est, forse solo nella Toscana).

L’oïl è un gergo galloromanzo dell’èra medievale (X-XIII secolo), derivante dal gallo-romano, nato e incrementato in modalità essenziali nel centro-nord della Francia, ceppo da cui si è delineato, nel corso delle epoche, il Français dei nostri giorni, mentre la scrittura di Dante, a sua volta, è la base dell’Italiano moderno. Privi di sostegni e incentivi nazionali sono rimasti invece i seguaci e gli eredi della lingua d’Òc: ospitata nei periodi strofici (o coblas) dei trobadours aquitani intorno al Mille, non è mai divenuta patrimonio ufficializzato a livello statale, sebbene oggi il governo francese ne assicuri l’insegnamento a ottantamila alunni e garantisca il bilinguismo in numerose zone.

Un tempo considerato anche franco-provenzale del meridione, l’occitano non va confuso con esso, né con il patois francese o con il patois valdostano, due altri sviluppi galloromanzi. I suddetti complessi di langue e parole (per citare Ferdinand De Saussure) si consolidarono durante il graduale procedere del Latino tra le genti della Gallia tardo-antica e dell’alto Medioevo (dal 300 al 1100), con frasi latine miste a termini franco-gallici. Adesso, queste suggestioni linguistiche risultano di particolare interesse filologico, quindi hanno meritato un riconoscimento imparziale, affiancato agli schematismi di regole formali e logiche pubbliche in ogni ambito geografico appartenente.

A Ostana, minuscolo borgo di parlata e cultura d’Òc in provincia di Cuneo, la tematica verrà discussa e certificata dall’1 al 4 giugno in occasione del nono appuntamento del “Premio Ostana – Scritture in lingua madre”, sorto dal desiderio di incontrare e far conoscere prosatori, cineasti, poeti e musicisti giunti da moltissimi contesti di lenga maire.

«Ovviamente le condizioni del maltese non sono quelle del grika, né quelle dello yoruba sono pari al basco o al curdo», precisa Giacomo Lombardo, sindaco del piccolo paese di ottantacinque abitanti in Valle Po, ai piedi del Monviso: «O, ancora, la situazione in cui versa il tibetano non è paragonabile allo shuar o allo huave dell’America latina. Ma il Premio Ostana, nella sua originalità e unicità, ha il coraggio di metterle insieme, tutte sullo stesso piano, assegnando a ognuna lo stesso valore etico-culturale, facendole quindi convivere in un Festival della diversità linguistica che è anche conoscenza di donne e uomini di mondi diversi o lontani e del loro territorio».

Nell’attuale convegno-spettacolo del 2017, oltre a rappresentanti dell’Occitana, sono convocati testimoni dell’Amazigh-kabyla (dall’Algeria), Innu (dal Canada), Nynorsk (dalla Norvegia), Gallese (dalla Gran Bretagna), e un artista italiano, Francesco Severini, con il Vagabolario, raccolta di letteratura di vari idiomi minoritari nella penisola. Nelle sette precedenti rassegne di Ostana hanno acquisito risonanza collettiva Friulano, Sloveno, Cimbro, Ladino, Armeno, Sardo, Tibetano, Basco, Romani, Tutunaku, Catalano, Huave, Bretone, Sami, Ebraico, Maltese, Corso, Cheyenne, Curdo, Maori, Galiziano, Occitano, Shuar, Yoruba, Euskera, Frisone, Grika.

La flessione di vocaboli e contenuti d’Òc fu celebre perché scelta dalla lirica trobadorica, sorta in una regione della Francia sud-occidentale, l’Aquitania, sembra nell’XI secolo e propagata, in seguito, nella Mitteleuropa. Si allontanò sia dal franco-provenzale delle Alpi Graie sia dalla vasta Francia centro-settentrionale predominata dall’oïl, madre principale del Francese.

Se molti accettano la distinzione di origine dantesca, altri reputano i due apparati comunicativi (oïl e òc) evoluti e ben definiti prima del 1200: l’autore della Commedia, dove il volgare fiorentino è legittimato per diventare, nella pertinenza morfologica, prototipo modellare della nostra stilistica, avrebbe solo – con il massimo rispetto! – aggiunto il significante-significato del “sì” riferito all’area italica.

Semplificando, il provenzale è uno dei dialetti alla base dell’intelaiatura espressiva d’Òc, poiché, essendo utilizzato in misura maggiore dai trouvères, tra i filologi del XIX secolo invalse l’uso di appellarsi alla parola “provenzale” per assorbire poi la struttura semantica occitana al completo, soprattutto in epoca medievale: in qualità di corpus specifico di lessico e messaggio viene appunto diffuso in un’ampia regione storica (e non politica) comprendente gran parte del sud della Francia, la catalana Val d’Aran in Spagna, le Valli occitane in Italia e il Principato di Monaco. Esiste anche un’isola linguistica – non preminente, ma protetta da leggi locali – in Calabria, a Guardia Piemontese, nel cosentino.

Differenti sono le circostanze all’estero: di pochissima tutela, in Francia; nella zona dei Pirenei, in Val d’Aran, l’occitano divenne ufficiale dal 1990; in Catalogna fu riconosciuta nel 2006. All’Òc ricorrerebbero, per trasmettere la propria Weltanschauung, quasi due milioni di persone in Europa, mentre circa sette la gestirebbero con una consapevolezza non dettagliata. È pure individuabile, nella trama di notevole flessibilità (sei unità separate, classi sintattiche non uniformate, diversi canoni grafici), un illustre repertorio culturale, caratterizzato a lato di esempi prestigiosi e decisivi per ricchezza analitica e poetica. È inoltre da considerare come qualsiasi parole di questa langue in realtà discenda da una fonte dialettale non gerarchica, in quanto non ne possediamo uno standard orale-normativo unificato: tra i suoi vernacoli contiamo l’alverniate, il guascone, il linguadociano, il limosino, il provenzale e il vivaro-alpino.

L’occitano, pertanto, adibito a una matura prassi di scambio di pensiero, rappresenta una famiglia di significanti letterari sviluppati dai troubadours dal 1100 in avanti e ricopre, perfino, il ruolo di codice amministrativo ancora in vigore in Catalogna: del resto, nell’Età di Mezzo, nel nostro Paese e in quello francese, in un ambito del genere rivaleggiava addirittura con il Latino. Una simile pratica si è protratta qua e là sino all’èra contemporanea, e solo con la messa a bando dai documenti ufficiali (l’impatto dell’Ordinanza di Villers-Cotterêts induce, infatti, polemiche) è registrato il declino dell’uso orale: considerato un patois, vocabolo provvisto di sfumature riduttive. Causa ne sono state una politica ostile e una fitta repressione, con rischi concreti di scomparsa.

In Italia, l’idioma è diffuso tra circa 200.000 parlanti nelle tredici valadas occitanas del Piemonte, al confine transalpino delle provincie di Torino e Cuneo, nonché a Guardia Piemontese in Calabria, frutto di un antico insediamento dei cristiani evangelici valdesi lì trasferiti tra XIII e XIV secolo. Oggi, il persistere delle “madrilingue” è garantito dalle entità statalizzate, sebbene non sempre si determini un’atmosfera di pari opportunità. Per questa ragione incarnano una specificità e una biodiversità da difendere e raccontare.

Obiettivo ambizioso del Festival di Ostana rimane il celebrare e preservare le alterità formative e informative dell’umanità: a guidare, spiegano i coordinatori, è lo spirito di convivència, parola trobadorica a indicare “l’arte di vivere insieme in armonia”. Dunque, artisti a stretto contatto col pubblico, a interagire e ascoltare il suono di segnali di coppie non frequenti di significante/significato, insidiati dall’annullamento, per scoprire le storie passate e odierne dei gruppi etnici ad essi legati.

«Il Premio Ostana è anche e soprattutto un festival dei diritti: e quella linguistica, come tutte le biodiversità, è a repentaglio e va difesa», afferma Ines Cavalcanti, curatrice del portale Chambra d’Òc e membro del comitato organizzatore: «Costruiamo ogni anno un programma chiaro: invitiamo persone che non sono soltanto poeti e scrittori, ma prima di tutto paladini delle lingue minoritarie che attraverso il loro lavoro contribuiscono a diffondere. Il Premio diviene quindi naturalmente un punto di riferimento, che “fa rete” con altri eventi nel mondo, come ad esempio festival letterari in Nigeria, a Oslo, in India o anche in Italia, come “Ritratti di Poesia” che si tiene a Roma. Questa rete permette di far conoscere il premio, di far circolare gli scrittori e allo stesso tempo di dare risalto al Comune di Ostana e alla sua lingua, l’occitano».

Uno dei momenti clou per gli ospiti di Ostana sarà il ricordo di Tullio De Mauro, sostenitore del pluralismo linguistico, con la presentazione del “Fondo Tullio De Mauro alla Rete Italiana di Cultura Popolare”, a cura di Valter Giuliano. Il Fondo nasce da una raccolta privata accumulata in decenni e donata alla Rete con atto del 2011 dallo studioso e dalla moglie Silvana Ferreri. È una straordinaria mappa dell’arte del nostro Paese, destinata dal Professore alla “Rete Italiana di Cultura Popolare” e inserita nelle future Officine Grandi Riparazioni torinesi, grazie all’appoggio della Società Consortile OGR-CRT. Include quattromila carteggi, costituiti da libri, periodici, opuscoli ed estratti, letteratura grigia (bozze di stampa, ciclostili, fotocopie), documenti (corrispondenza, biglietti da visita, fotografie, ecc.), digitalizzati e presto condivisi in libertà per mezzo della Rete.

Il settore dialetti contiene: glossari di vernacolo, opere famose (da Ruzante, Belli, Porta a De Filippo, Firpo, Noventa, Buttitta, Guerra) accompagnate da testi e autori meno favoriti dai mass-media, con filastrocche, proverbi e fiabe dialettali. Lo spazio adibito agli idiomi in inferiorità numerica concerne vocabolari e brani di prosa o chanson, sillogi di novelle, favole, aforismi, messaggi di archivio (fascicoli di Gaetano Arfè relativi Parlamento per la Carta dei diritti linguistici delle comunità non maggioritarie; note di Piero Ardizzone riguardo al bagaglio legislativo sulle unità minoritarie ecc.).

Nell’occasione, verrà proiettato il film Futuro Anteriore (2016) di Riccardo Piaggio e Luca Bich, un ampio panorama collettivo composto da opere di impronta popolare e studi di antropologia. La macchina da presa esplora gli scaffali torinesi di via Borsellino, svelando interessanti stesure della Divina Commedia traslata in una sorprendente multiformità di dialetti, indagini stimolanti di Roberto De Simone fino alle note di perspicace sensibilità di Pier Paolo Pasolini. La sceneggiatura racconta del nuovo Fondo proponendo il volto e i ricordi autentici di De Mauro, ex ministro della Cultura, docente universitario, insostituibile nel ruolo decisivo dell’edificare la nostra identità intellettuale e civile a partire dalla fase critica del dopoguerra. L’anima e lo scopo progressivo del Fondo prenderanno inoltre vita, nelle sequenze girate, attraverso la lettura, in accattivanti ed eterogenei gerghi, del VI Canto del Purgatorio dantesco («Ahi, serva Italia») e le preziose testimonianze di Antonio Damasco, creatore della “Rete Italiana di Cultura Popolare” e della scrittrice Michela Murgia, che offre una riflessione su questa letteratura e le utopie.

Il “Premio Ostana – Scritture in lingua madre” è promosso dalla Regione Piemonte, dal Comune di Ostana, ideato e organizzato dall’associazione Chambra d’Òc collaborando con Cirdoc, Pen Club Occitan, ATL Cuneo, Fondazione CRT, Uncem deleg. del Piemonte, Bouligar, L’aura.

Le antologie, nonché i materiali audio e video degli anni precedenti, sono pubblicati su www.chambradoc.it.

Ringrazio Adriano Camerini per la collaborazione alla stesura del testo.


Comitato organizzatore

Giacomo Lombardo, Presidente

Ines Cavalcanti / Aurélia Lassaque / Valentina Musemeci / Valter Giuliano / Fredo Valla

info 328 3129801 chambradoc@chambradoc.it

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Info e aggiornamenti

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Ufficio Stampa

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Greta Messori – 338 4282344 – greta@babelagency.it


 

 

PREMIO OSTANA – SCRITTURE IN LINGUA MADFRE

IX edizione – 1-4 giugno 2017

IL PROGRAMMA

 

Gli incontri si terranno nel nuovo Centro Polifunzionale Miribrart, borgata simbolo della rinascita architettonica e umana di Ostana.


1 GIUGNO

Alle ore 10:00 Mohand Tilmatine, Diego Corraine e altri studiosi della rete animeranno una tavola rotonda intitolata: RoleMED. Il processo di standardizzazione delle lingue emergenti, situazione attuale e prospettive. Mohand Tilmatine è professore ordinario di Lingue e Culture Berbere presso l’Università di Cadice e si può considerare uno dei massimi esperti in Europa della lingua e cultura dei “Berberi” o, come loro stessi preferiscono denominarsi, “imazighen”.

Alle ore 15.00, poi, si discuterà del legame tra lingue minoritarie e cinema in un incontro intitolato: Le lingue al cinema: strategie di conservazione, diffusione ed emancipazione attraverso l’adattamento e il doppiaggio. Fredo Valla dialogherà con Samir Aït Belkacem. Belkacem è algerino, dal 2005 si dedica al doppiaggio in lingua kabyla di film a grandissima distribuzione, in particolare di cartoni animati. In Kabylia, così come altrove, nonne, zii e genitori non trovano più il tempo per raccontare ai bambini le storie, allora sono i dvd dei film di Samir a far si che i piccoli possano confrontarsi con la cultura universale attraverso la loro lingua. Nel suo lavoro, infatti, non si limita al doppiaggio, ma cerca di adattare le storie alla cultura kabyla, affinché conservino le emozioni, i valori, la comicità che hanno nella versione in lingua originale. Come in altre realtà di lingue minoritarie, la creatività dell’artista è riuscita a supplire alle assenze dello Stato in campo didattico, pedagogico e ludico, così molti guardano a Samir Ait Belkacem come a una delle personalità più influenti nel panorama della cultura berbera attuale.

2 GIUGNO

Alle 10:00, alla presenza delle autorità, si terrà la cerimonia di inaugurazione del Premio, durante la quale verranno presentate le mostre:

Le lingue, tesori nascosti che vogliono emergere: Io scrivo in…” a cura di Diego Corraine;

8 anni di Premio Ostana” a cura di Sergio Beccio;

Disegni miniati” a cura di Francesco Severini;

Vioule, Violoun, e Semitoun dedins lou Pourtoun” a cura di Celeste Ruà e Bouligar.

In occasione dell’inaugurazione, il Premio Ostana celebrerà il ricordo di Tullio De Mauro, difensore del pluralismo linguistico, con la presentazione del “Fondo Tullio De Mauro alla Rete Italiana di Cultura Popolare” a cura di Valter Giuliano. Verrà proiettato il film “Futuro Anteriore” (IT, 2016, 26′) di Riccardo Piaggio e Luca Bich.

A seguire, Francesco Severini sarà il protagonista del primo incontro con l’autore, a cura di Valter Giuliano, intitolato: Vagabolario: un viaggio miniato tra le leggende dei piccoli popoli delle isole linguistiche in Italia. L’artista ha voluto realizzare un viaggio per immagini tra le isole linguistiche esistenti in varie zone d’Italia, dove i popoli che le abitano sono forti di un’energia straordinaria; quella che attinge, coniugandoli, sapere e attenzione alla vita.

L’incontro sarà arricchito dalla lettura di leggende walser e arberesche con Giorgia Girod e con Tommaso Campero.

Alle ore 16.00 sarà il Nord – rappresentato a Ostana da Joséphine Bacon, poetessa di lingua Innu (Canada) e Erlend O. Nødtvedt, giovane artista di lingua Nynorsk (Norvegia) – ad essere al centro di una tavola rotonda curata da Aurélia Lassaque – scrittrice – e Birgit Hatlehol -direttrice dell’Oslo international poetry festival e Oslo poesifilm – e intitolata: Dal Québec alla Norvegia, alla scoperta dell’innu e del nynorsk, due lingue in pericolo all’estremo nord del pianeta.

A seguire, Joséphine Bacon converserà Aurélia Lassaque in un dialogo intitolato: Aimititau, Parliamoci! Un’artista emergente in difesa della lingua innu attraverso la poesia e i documentari. Bacon è poetessa di lingua Innu, originaria di Pessamit, riserva indiana all’imbocco del fiume Betsiamites. È considerata un’autrice simbolo del Québec anche per l’ampiezza della sua attività che va dalla produzione letteraria, alla didattica, al cinema. Da oltre quarant’anni insegna l’innu-aimun e tiene numerosi laboratori di scrittura e conferenze nelle università e presso le comunità autoctone. Parallelamente lavora a diverse traduzioni dall’innu-aimun al francese e collabora come traduttrice e voce narrante a documentari, cortometraggi e serie televisive.

Birgit Hatlehol avrà, poi, occasione di presentare l’Oslo International poetry Festival e l’Oslo poesifilm. Due grandi momenti che danno spazio a tutte le lingue del mondo e che si intende intrecciare con il Premio Ostana.

Per rimanere in Norvegia, poi, sarà il momento di Erlend O. Nødtvedt: un giovane artista di Norvegia che accetta la sfida della creazione poetica fra le radici Nynorsk, l’insegnamento Bokmal e l’antica cultura popolare scandinava. Nato nel 1984, Erlend è perfettamente bilingue: cresciuto nel nord-est norvegese a Bergen, nell’area linguistica del nynorsk, ha ricevuto l’educazione scolastica in bokmal (la lingua statale norvegese). Dal punto di vista artistico Erlend O. Nodtvedt ha in qualche modo creato una propria lingua letteraria: i suoi poemi nascono dall’incontro delle lingue bokmal e nynorsk che armoniosamente si mescolano a forme tradizionali arcaiche e dialettali. La sua è un’opera a due livelli, in cui la singolarità della doppia situazione linguistica norvegese rende possibile una creazione che al contempo è poetica e linguistica.

L’Occitano sarà protagonista, in serata, alle ore 21.30, di un incontro-concerto con Mans de Breish e Roland Pecout, dedicato a: “Raccontare un’avventura europea: mezzo secolo di cultura occitana attraverso le creazioni letterarie di Roland Pecout, i canti di Mans de Breis.” L’evento, arricchito da una proiezione mutlimediale, è a cura di Jean Guilhiem Rouquette, redattore della rivista dedicata a Max Rouquette.

Mans de Breish (all’anagrafe Gérard Pourhomme) è uno degli maggiori cantanti della “nuova canzone occitana” che negli anni 1970 si affianca ai movimenti politici occitani. Fin dal suo primo disco Mans de Breish (soprannome che significa mani di stregone, riferendosi alla sua straordinaria capacità di suonare la chitarra) rivela forte senso popolare della sua musica e la scoperta della poesia di Joan Bodon, uno dei maggiori scrittori della seconda metà del Novecento, a cui dedica una grande parte della sua produzione. Partecipa come voce cantante, allo spettacolo di Charrié in omaggio a Joan Bodon. Anche Roland Pecout partecipa a questo progetto come voce narrante. Pecout, nato nel 1949 a Chateaurenard in Provenza, è considerato tra le voci significative della contemporanea letteratura d’oc. Dopo aver dato voci alle battaglie contro il centralismo della Francia e aver partecipato alla creazione del movimento Lucha Occitana, dedica la maggiorparte del suo tempo, oltre che alla scrittura, al viaggio. Pecout vive attualmente a Montpellier, dove anima scuole di scrittura e ricerche di gruppo in etnologia, storia dell’arte, letteratura.

3 GIUGNO

La giornata di sabato sarà divisa tra una mattinata dedicata alla storia dei Catari in Italia e un pomeriggio consacrato alla scoperta del mondo berbero-amazigh-kabylo in Nord Africa.

Gli incontri si apriranno alle ore 10:00 con una tavola rotonda intitolata Riscrivere la storia dei Catari in Italia: l’esempio dell’Occitania d’oltralpe – Il lavoro di scrittura e video comunicazione di Maria Soresina su Dante e i Catari, che vedrà dialogare Mans de Breish, Roland Pecout, Maria Soresina, Andrea Fantino e Fredo Valla.

Nel pomeriggio, alle ore 16:00, il focus si sposterà, appunto, in Algeria, con una serie di interventi dedicati alla lingua amazigh-kabyla. Ad aprire il dibattito sarà una lectio magistralis di Mohand Tilmatine, docente di studi Amazigh-Berberi all’Università di Cadiz, intitolata: Le nuove produzioni culturali in lingua kabyla (Berbera), dal locale al globale. L’iscrizione dei creatori Kabyli nell’universalità.

A seguire, Salem Zenia racconterà cosa significa scrivere in amazigh (kabylo): vita e sopravvivenza di una letteratura minorizzata e minoritaria. L’incontro è a cura di Mohand Tilmatine e Diego Corraine, traduttore ed editore in lingua sarda.

Salem Zenia, nato nel 1962 a Frèha (Tizi-Ouzou) nella Kabylia algerina, è giornalista, poeta e romanziere. Scrive prevalentemente in amazigh, dando un contributo importante e riconosciuto alla promozione di questa lingua in ambito letterario. All’attività di giornalista ha affiancato la produzione letteraria da romaziere e poeta. Dal 2007 vive a Barcellona, dove è arrivato grazie al programma “Escriptor Acollit” promosso dal PEN Catalano e dalla Capitale catalana. È un autore prolifico e aperto alla sperimentazione e al confronto di lingue e culture, fortemente impegnato nella promozione e nell’affermazione dei diritti degli “Imazighem” come attesta la sua partecipazione nella raccolta di poesia “La constitution européenne en vers”, a Bruxelles nel 2009. Grazie anche al suo impegno culturale e sociale, Salem Zenia è diventato un personaggio-ponte tra la Kabylia, la Catalogna e l’Europa, partecipando a numerose interviste a Radio Catalunya e dibattiti televisivi sugli eventi delle cosiddette “pimavere arabe” del 2011.

In seguito, Fredo Valla e Samir Aït Belkacem dibatteranno sul ruolo del doppiaggio e dell’adattamento nel cinema e nell’audiovisivo: una strategia di diffusione ed emancipazione della lingua fra le nuove generazioni.

La giornata di chiuderà con una serata in convivéncia: alle 21:30 il gruppo occitano dei Blu l’Azard metterà in scena un’esibizione arricchita dall’intervento creativo di tutti gli artisti invitati: Joséphine Bacon, Erlend O. Nødtvedt, Mans de Breish, Salem Zenia, Gwyn Griffiths, Roland Pecout, Francesco Severini, Samir Aït Belkacem.

4 GIUGNO

La mattinata di domenica sarà dedicata alla lingua gallese: alle ore 10:00 Gwyn Griffiths converserà con Valentina Musmeci su come la traduzione possa diventare un metodo di rinnovamento della lingua madre: La letteratura gallese nella traduzione, dal classico al moderno.

Gallese, classe 1941, Griffiths si interessa fin da giovanissimo ai dialetti gallesi delle sue terre e in particolare l’influenza dei trovatori su Dafydd ap Gwilym, il più grande poeta del Galles. Lavora come giornalista televisivo e radiofonico e cura due mostre sugli Onion men, i venditori di cipolle che dalla Bretagna si spostavano fino in Scozia a vendere cipolle con le loro biciclette, dedicando loro anche un museo. Nel 2012 dà alla stampa un volume dedicato a Henry Richard, che difese la lingua gallese nel parlamento inglese, esponendosi contro la ghettizzazione delle scuole gallesi e contro l’insegnamento delle religioni nelle scuole pubbliche. Successivamente collabora alla realizzazione di un’antologia della letteratura bretone, dalla quale nasce l’idea di produrre un’antologia della lingua gallese, realizzata proprio quest’anno.

A seguire sarà offerto l’ormai consueto aperitivo creativo. “Aura Boreala III: soffia il vento del Nord” e “L’aura fai son vir”: due performance di poesia, musica e canto con Joséphine Bacon e Erlend O. Nødtvedt.

In seguito, alle ore 15:00, si terrà la cerimonia di consegna del Premio Ostana, con letture dal vivo in lingua originale.

Di seguito l’elenco dei premiati:

Premio Speciale

Salem ZENIA

Lingua madre amazigh-kabyla (Algeria)

PRESENTATO da Mohand Tilmatine

Premio Internazionale

Joséphine Bacon

Lingua madre innu (Canada)

PRESENTATA da Maria Teresa Atorino

Premio Nazionale

Francesco Severini / Premio Nazionale –

Lingue madre minoranze linguistiche (Italia)

PRESENTATO da Valter Giuliano

Premio lingua occitana

Roland Pecout

Lingua madre occitana (Francia)

PRESENTATO da Jean Guilhiem Rouquette

Premio Giovani

Erlend O. Nodtvedt

Lingua madre nynorsk (Norvegia)

PRESENTATO da Birgit Hatlehol

Premio Traduzione

Gwyn Griffiths

Lingua madre gallese (Inghilterra)

PRESENTATO da Valentina Musmeci

Premi alla carriera artistica

Premio Composizione Musicale in lingua occitana

Mans De Breish

PRESENTATO da Jean Guilhiem Rouquette

Premio al Cinema

Lingua kabyla

Samir Aït Belkacem

PRESENTATO da Fredo Valla

Il Premio Ostana consiste in una creazione dell’artista del vetro Silvio Vigliaturo e nella croce occitana in oro, simbolo del territorio di lingua d’oc di cui il Comune di Ostana è parte.


Autore: admin

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