Capolavori Sconosciuti, secondo Ugo G. Caruso- “Cardillac” di Reitz, 31 maggio, Alphaville di Roma

 

Cineclub


RITORNANO “I CAPOLAVORI SCONOSCIUTI SECONDO UGO G. CARUSO” ALL’ALPHAVILLE.
MERCOLEDÌ 31 MAGGIO ALLE 21 “CARDILLAC” (RFT 1969) DI EDGAR REITZ IN UN INCONTRO SU CINEMA E ARTI FIGURATIVE CONDIVISO CON “ALPHAGALLERY”, LA RASSEGNA A CURA DI LILIANA CANTATORE

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Dopo una lunga pausa mercoledì 31 maggio alle ore 21 ritorna all’Alphaville di Roma (Via del Pigneto, 283) la rassegna “I capolavori sconosciuti secondo Ugo G. Caruso” con il sedicesimo appuntamento che sarà condiviso con “Alphagallery”, un altro ciclo di incontri dedicati all’arte, regolarmente ospitato dal cineclub e curato da Liliana Cantatore, scrittrice, drammaturga, studiosa di letteratura e, per l’appunto, di storia dell’arte.

Il film proposto da Caruso è “Cardillac” che rivelò già nel 1969 tutto il talento del suo regista, Edgar Reitz, divenuto poi tra gli autori più celebrati dei nostri anni grazie ai vari cicli di Heimat, ma che già all’epoca si segnalava tra i più originali cineasti della Neue Deutsche Welle.
Tratto dal racconto di E.T.A. Hoffman, “La signorina Von Scuderi”, il film ambientato alla fine degli anni sessanta del Novecento, racconta di Cardillac, celebre orafo che per anni ha vissuto solo con Madelon, la figlia avuta da una bellissima donna della Guadalupe.

Questi non riesce a separarsi dalle proprie creazioni e nascosto dalla facciata della sua vita  agiata di celebrato artista, conduce una sorta di esistenza parallela, in cui attraverso il furto e l’omicidio recupera le sue creazioni trafugandole a coloro cui le aveva vendute.
Cardillac dunque non sta alle regole del gioco fissate dalle normali convenzioni del mercato dell’arte. Ci fu chi al tempo, quando il film fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, volle vedervi un’allegoria della Germania.

Qualcuno pensò ad Hitler o ad Eichmann o ad una certa “ideologia tedesca”. La somiglianza poi  del protagonista, Hans Christian Blech, con il Dottor Mabuse di Fritz Lang accreditò questa interpretazione dal momento che non solo l’eminente critico Siegfried Kracauer ma lo stesso regista sostengono il nesso metaforico tra il film del ’22 e l’imminente Germania nazionalsocialista. Come i primi film di Reitz anche Cardillac risulta influenzato dal cinema di Alexander Kluge, ma l’uso alternato del bianco e nero con il colore anticipa qui chiaramente le scelter stilistiche che connoteranno i film successivi.

Cardillac, come si sarà compreso, è un’opera curiosa, inquietante, grottesca, bizzarra, che sfugge alle consuete classificazioni e che pone un quesito fondamentale sul rapporto tra l’artista e la sua creazione. E di questo parleranno nel loro inedito “crossover” Liliana Cantatore ed Ugo G. Caruso insieme ai frequentatori di Alphaville nel corso di un incontro che si preannuncia molto vivace e stimolante.

Autore: admin

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