Francesco SEVERINI – “Vagabolario” A (“La leggenda del Lindwurm”)

 

Io scrivo

 

VAGABOLARIO “A” – LA LEGGENDA DEL LINDWURM


 

Con il capolettera “A” («All’epoca in cui…»), “InScena/Scénario” inaugura l’appuntamento settimanale con il Vagabolario, viaggio miniato tra le leggende dei piccoli popoli nelle isole linguistiche d’Italia. Progetto pittorico-letterario dell’artista Francesco Severini, Vagabolario allinea ventuno brevi testi relativi ad altrettanti popoli, tanti quanti le lettere dell’alfabeto italiano: un itinerario per immagini tra le storie favolistiche di varie zone d’Italia, «diretto alla riscoperta», spiega l’autore, «dei rimandi a una tradizione che fonda le proprie radici nel tessuto letterario dell’oralità». Di qui l’idea dei capolettera da rendere quali miniature di un singolare vocabolario, una sorta di breviario laico che, attraverso un ordine ben noto, dalla A alla Z, scandisca il tempo della narrazione. Buon viaggio ai lettori di “InScena/Scénario” e in particolare ai suoi numerosi ammiratori di Walter Benjamin, quando il filosofo metteva in relazione le gigantografie del mondo vegetale e il microcosmo delle gemme con le forme stilistiche dell’arte.

 

 

 

All’epoca in cui il duca Karast regnava dall’alto della sua rocca, la Karnburg, la regione compresa tra il lago di Wörth e la Drava, era interamente coperta da acquitrini, sterpaglie e da un intrico di alberi. Mentre sulle montagne pascolavano innumerevoli i greggi e le mandrie, la bassa, con quel suo groviglio sinistro ed impenetrabile, solo raramente vedeva poggiarsi sul suo suolo piede umano. Infatti, nessuno di coloro che vi si erano mai avventurati aveva più fatto ritorno.

Di tanto in tanto spariva anche qualche vacca bella pingue ed inutilmente i pastori ne andavano in cerca. Nessuno aveva mai visto la spaventosa belva, che non risparmiava né uomini né animali in quanto, di solito, la zona era coperta da una fitta nebbia. A volte, tuttavia, era possibile udire il suono di un sordo ringhio o di un terribile lamento.

Il duca ordinò ai suoi più prodi combattenti di scovare la tana del mostro e di ucciderlo. Ma fu tutto inutile. La paura e l’orrore si erano impossessati anche dei più valorosi. Soltanto con l’astuzia si sarebbe riusciti a stanare l’essere immondo dal suo sicuro rifugio.

In breve tempo sul bordo della palude fu eretta una possente torre dalle cui feritoie ben protette era possibile osservare l’avvicinarsi del nemico. Un gruppetto di arditi servi, attirati dalla ricompensa per la vittoria, decise di scendere in campo. Il duca, infatti, aveva fatto annunciare: «Chi, con l’astuzia o con la forza, riuscirà a sconfiggere il mostro, avrà la torre ed una lauta ricompensa; l’intera terra, da un fiume all’altro, sulla quale ora regna l’avida gola dell’immonda creatura sarà proprietà del vincitore; ed egli sarà libero, anche se ora fosse schiavo!».

I servi legarono un toro grasso ad una catena che fissarono poi ad un uncino. Le grida dell’animale impaurito riempirono l’aria. Non passò molto che le acque della palude si incresparono e la spuma sprizzò fino al cielo. Come una freccia, un ribrezzevole verme alato e coperto di squame si scaraventò sulla bestia afferrandola con i suoi artigli. Le enormi fauci dentate si aprirono per inghiottirla. A questo punto, però, l’uncino si piantò nella tenera carne del palato. La belva tentò di divincolarsi disegnando con la coda paurose spire ed affondando gli artigli nella pancia del toro.

Ecco che dal loro riparo saltarono fuori repentini i servi che, armati di clave dentate, riuscirono ad abbattere il mostro. Per un’ultima volta l’immenso corpo del drago si contrasse e diede un sussulto, poi tutto finì ed il paese fu finalmente libero della piaga del Lindwurm.

Sul luogo dove si era svolta la lotta sorse un pacifico villaggio e laddove era stata eretta la torre il duca fece costruire il suo castello fortificato. Proprio da questo castello e da questo villaggio si sviluppò, nel corso dei secoli, una città, l’attuale capitale della Carinzia: la ridente Klagenfurt.


Da: J. Rappold, Sagen aus Kärnten, Graz 1887.



Francesco Severini

Vagabolario

Viaggio miniato tra le leggende dei piccoli popoli nelle isole linguistiche d’Italia

Civitavecchia, Prospettiva Editrice, 2016, pp. 264, € 15,00




Francesco Severini vive e lavora ad Acquasparta (TR), dove dipinge e scrive da sempre. Dopo le “personali” a Milano e Parigi e alcune committenze di arte sacra, da circa dieci anni ha affrontato ogni progetto mediante un singolare mariage fra letteratura e pittura: Geografie dei mondi possibili, Le forme del tempo, Gli occhi della pittura, Le armonie dell’anima, Sguardi di Vini, Histoire des visages tra i quali Dittamondo. Nel 2013 realizza una wunderkammer – una pittura parietale di circa 40 mq realizzata nella propria abitazione e concepita secondo i dettami di una camera picta rinascimentale – cui dà il titolo di Tetramorphosys. Gli ultimi progetti sono À Rebours – Lo sguardo delle cose, pièce teatrale articolata in sette monologhi e una scena d’insieme, e Vagabolario, di cui “InScena/Scénario” comincia oggi la pubblicazione a puntate settimanali.

 

Autore: admin

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