Cl. Ca. – Sinfonie di banda e poesie per le madri: la ricorrenza del 13 maggio (Acquasparta, TR)

 

SINFONIE DI BANDA E POESIE PER LE MADRI: IL 13 MAGGIO AD ACQUASPARTA (TR)

 


Nel rinnovato Teatro “Matteo d’Acquasparta”, un happening a celebrare la ricorrenza della figura materna tra poesia e musica.


Il Gruppo Bandistico Città di Acquasparta, di nuovo attivo dal 2010 dopo un lungo periodo di silenzio, con la gestione del M° Ulderico Grigioni ha intrapreso il percorso destinato a traghettare il complesso verso la natura e le abitudini di una autentica “banda da concerto” o “sinfonica”, altrimenti detta “orchestra di fiati”.

Se ne è avuta prova nella performance serale del 13 maggio, in occasione della “Festa della Mamma”: si è svolta nel rinnovato Teatro Matteo d’Acquasparta, piccolo gioiello all’interno del più vasto complesso architettonico nel paese umbro in provincia di Terni, a un passo da Sangemini e Todi e vicino alla Cascata delle Marmore.

È stato emozionante l’ascolto di Caruso di Lucio Dalla, pensato per chitarra, basso e pianoforte e ora, invece – come accompagnamento della voce di Cecilia Grigioni – arrangiato da una squadra di quasi trenta musicisti con preponderanza di strumenti a fiato a compensare l’assenza degli archi. Di certo, un tale tipo di formazione rende possibile un repertorio variegato, in grado di spaziare dalle tradizionali marce alle sinfonie d’opera, dal pop al jazz, dal funk al blues fino al rock.

I musicisti di Grigioni si esibiscono su un palco, non sfilano. Nel loro organico comprendono gli strumenti da parata ma anche altri più scomodi da suonare in movimento, come le tube più grandi, e ne integrano altri non portatili come la chitarra, la batteria e il pianoforte, quest’ultimo affidato al M° Marco Paolucci.

Le new entry arricchiscono molto la gamma timbrica della banda, permettendo sia di ottenere sonorità altrimenti impossibili, sia di arricchire e “ammorbidire” quelle maggiormente gravi indirizzandole verso suoni squillanti e cristallini.

Scenario del concerto è stato il complesso monumentale di S. Francesco, oggi “Casa della Cultura Matteo D’Acquasparta”, situato appena fuori dalla cinta urbana del centro storico. Quasi sicuramente la grande sala a volte al piano terra, dove è stata ospitata la manifestazione, costituisce il nucleo più antico, databile intorno alla metà del 1200, e al quale fu addossato il chiostro. Modifiche, sopraelevazioni, aggiunte, quasi mai migliorative, ebbero il culmine nel Grande Albergo Amerino, hotel di moda nell’epoca dannunziana, inglobando parte del complesso e del porticato, fino alle deturpazioni subite tra le due guerre e al frazionamento della struttura in parti abitative o professionali (magazzini, deposito munizioni, officine).

A fronte di una situazione di degrado, diciotto anni fa è stato finalmente avviato il recupero da parte dell’amministrazione comunale, trasformando gli spazi in “Casa della Cultura” con finalità sociali e pubbliche: scenario teatrale, sala convegni, auditorium per piccoli spettacoli, concerti, eventi e proiezioni, ricevimenti, congressi e meeting.

L’eccellente acustica dello spazio, assicurata dalla curvatura del soffitto, ha sostenuto la versione fortemente ritmica di Sway da parte del Gruppo Bandistico: successo old time di Dean Martin e oggetto di refresh da parte di Michael Bublé, ha condotto gli spettatori direttamente nel mondo dell’easy listening, non diversamente da Latin Mood. Mentre La voce del silenzio, ignorato a Sanremo 1968 e portato al successo da cover prestigiose (da Mina alla Goggi alla Vanoni), pare l’ennesima conferma della new wave sinfonica del gruppo di Grigioni, corrispondendo nella parte iniziale al tema principale di un preludio in Do minore di Bach basato sul clavicembalo.

E ancora I will always love you di Dolly Parton, la quale dovette attendere quasi venticinque anni prima di diventare il singolo più venduto nella storia da un’artista femminile, con oltre sedici milioni di copie, grazie all’interpretazione di Whitney Houston. Infine, un accenno al film L’ultimo dei Mohicani di Michael Mann, nella soundtrack di Trevor Jones e Randy Edelman.

La serata, presentata da Ilaria Manetti, ha alternato i brani musicali alla lettura delle poesie di Otello Semiti, il poeta di Acquasparta autore della recente silloge Concerto di parole: un reading “a tema”, dedicato per l’occasione alla figura materna, con tracce di ricordi autobiografici e illusioni di realtà. Leggendo un breve commento ai suoi versi, in particolare a Il tuo viso, Cinzia Baldazzi ha sottolineato l’atteggiamento di Semiti nel rammentare l’esperienza della scomparsa di qualcuno: «Nella disperazione non chiede di vederne l’anima, piuttosto prova, all’ultimo, a fissarne gli occhi, il volto, che rappresentano l’estrema fisionomia di una persona. Così sarà più facile, di lì in poi, assimilarne e costituirne la figura nel paesaggio umano e naturale circostante». Prosegue la Baldazzi: «E la luce, la luminosità di cui Semiti circonda la madre, testimonia che fu gioia spirituale di per sé, comunque liberata da un unico sguardo, e non è concepibile possa morire con il corpo per essere con esso sepolta».

L’intermezzo per la premiazione del concorso riservato agli alunni di elementari e medie, per i migliori disegni dedicati alla figura materna, ha “liberato”, almeno per un po’, il silenzio prevalso durante l’ascolto delle poesie di Semiti. Alla galleria delle opere dei giovanissimi “artisti”, organizzata dall’Associazione Acquasparta Città per Tutti presieduta da Angelo Ippoliti, è seguita la proclamazione della mamma più anziana del paese, la novantottenne Ida Quaglietti.

Di nuovo, al microfono si sono alternate voci recitanti a dar corpo ai versi di Semiti. Nei componimenti Mamma e Monelli, recitati da Tiziana Manni e Lorella Valeriani, l’immagine familiare è còlta in un incognito indistinto, tra affetto, pietà e forza autorevole, onorando il suo destino con un “brivido dentro” di nostalgia. Commenta la Baldazzi: «Semiti svela così una madre protagonista capace, nella forma e nei valori espressi, di sprigionare coraggio, rimanendo in sé fragile: una presenza imperiosa e tenera, preziosa nella musicalità del testo, a dispetto dell’intenso fremito d’addio, leitmotiv dell’intero componimento».

Uscendo dal Teatro e sollevando gli occhi, scopro una volta stellata tersa e pulita, così diversa da quella metropolitana. Viene in mente la celebre frase che Galileo Galilei sentì pronunciare dal cardinale Cesare Baronio: «È l’intenzione dello Spirito Santo d’insegnarci come si vada in cielo e non come vada il cielo». E in qual modo andasse il firmamento, a dispetto di ogni conciliazione tra religione e scienza (nel ‘600, purtroppo, ancora di là da venire), Galileo lo sperimentò, tra l’altro, anche ad Acquasparta, nel 1624, dai balconi dello splendido Palazzo dell’amico Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei ma soprattutto autore del nome “telescopio” assegnato all’invenzione galileiana.

Autore: admin

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