Ruben SABBADINI – “Il pazzo” (racconto breve)

 

Io scrivo


IL PAZZO



Non potevano fermarlo, robusto com’era, neanche in quattro. Si era lanciato, come impazzito, contro il cordone dei poliziotti che doveva proteggere il Municipio durante il presidio, supposto pacifico. Ne rallentarono l’impeto, però, al prezzo di qualche contusione e colpo agli organi interni; i colleghi poterono quindi farglisi addosso e immobilizzarlo. A quel punto si ritrovavano tra le mani un pesante e ingombrante fagotto che non aveva nessuna intenzione di collaborare. Pensare di farlo arrivare di forza al comando appariva impresa disperata, come anche ottenere da lui collaborazione.

La situazione che fronteggiavano non poteva trovare posto in nessun manuale, né poteva essere stata oggetto di nessun addestramento perché, semplicemente, irrisolvibile, e nessun insegnante si sarebbe mai imbarcato a presentare un quesito di cui non conoscesse, e nei dettagli, la soluzione. Ma la vita è piena di situazioni strane e impreviste che non hanno soluzione, o ne hanno una che non potrebbe trovar posto in nessun manuale. Magari perché contraria a tacite premesse, più o meno adombrate nella prefazione, o implicite per le caratteristiche dei destinatari, in questo caso tutori della legge.

L’istruzione, ad ogni livello (dall’asilo all’università) e per ogni singola specialità, fa di tutto per farci entrare in testa che una domanda ha una risposta e che l’insegnante preparato la conosce e, prima o dopo, ce ne renderà partecipi.

Ma si tratta di un abbaglio, della conseguenza di un volgare trucco che chiunque si sia seduto, anche per una sola volta, in cattedra ha sperimentato: riempire lo spazio a disposizione della lezione di un tal numero di domande, di cui si conosce a menadito la soluzione, che posto per quesiti senza risposta proprio non ce n’è. Nel caso un allievo impudente, come quel pazzo, avesse l’ardire di proporne uno, si può sempre rispondere che è fuori luogo, che non è il momento in quanto interrompe il flusso ordinato del discorso che l’esemplificazione dotta del docente tende a chiarire e a precisare, mentre l’inopportuna domanda svierebbe verso lidi altri e stranieri. Così che sarebbero non pochi a tirare un respiro di sollievo: oltre all’insegnante, nelle vesti del prestigiatore, anche tutti coloro che sono lì, non per imparare, ma per assistere ad un rassicurante spettacolo

Non gli hanno insegnato che ogni favola ha un lieto fine? E poi, più in là con gli anni, non hanno visto mille e più pellicole che si concludevano, poco prima del The end, con un epilogo coerente con lo svolgimento? E perché non dovrebbero voler reiterare il processo? Perché non dovrebbero voler vivere in un mondo che crea domande cui un vero esperto potrebbe rispondere? È un legittimo desiderio che, per quanto possibile, cerchiamo di far risultare reale.

Ma, per l’appunto, è reale quanto lo è la scena della carrozzina nella Potëmkin, è l’immaginazione di Ejzenštejn che la porta a noi: non è realtà, è, come dicono gli anglosassoni, fiction. A volte la fiction ci dice molto di più sulla realtà che il crudo realismo, ma, per l’appunto, a volte. Se “a volte” diventa “sempre” si finisce per formare un gregge di pecore convinte che il branco di cani, e il pastore, li porterà sempre, a sera, all’ovile; che abbiano smarrito, per una volta, la strada risulta impossibile, a prescindere. La forza della storia del Pifferaio di Hameln è tutta qui. Ma di fiction così non ce n’è molta, perché, se solo fosse un po’ di più, sarebbe come la presenza costante di un membro del CICAP a ogni spettacolo di prestidigitazione, atto a chiarire il perché e per come di ogni trucco: rovinerebbe lo spettacolo.

È per non rovinare lo spettacolo che replichiamo questa sorta di trucchi per ogni dove; per non insegnare l’amara e gioiosa verità: che il più delle volte dobbiamo far fronte al nostro ingegno, alla nostra forza creativa per uscire, in qualche modo, da comuni situazioni che non hanno la risposta giusta. Come nella favola Il re è nudo, qualcuno dovrebbe urlare a gran voce che domande di cui non si conosce la risposta sono la stragrande maggioranza e solo per una minima parte siamo in grado di chiarire ogni dettaglio.

Il giorno che, appena finito il liceo, ci troveremo sul treno da Amsterdam a Rotterdam in compagnia di una magnifica sconosciuta australiana potremo forse dire «cavolo, quando la professoressa spiegava come ci si prova con un’australiana sul treno Amsterdam-Rotterdam, ero assente!?» Ad arrangiarti da solo non te l’ha insegnato nessuno? Questo è il punto.

La vita, quella vera, discrimina chiaramente tra chi cerca le risposte e chi cerca di ricordarle: e i primi risultano avvantaggiati nella lotta per la sopravvivenza.

Ah, a proposito: con quell’australiana passai, allora, una magnifica estate!

Autore: admin

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