Franco LA MAGNA- Mino Argentieri, il suo ultimo progetto editoriale…

 

La testimonianza

 


MINO ARGENTIERI, IL SUO ULTIMO PROGETTO EDITORIALE

Cinema: è morto il critico e storico Mino Argentieri

In una collana di saggi storici sul cinema, per le edizioni Algra

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Soprattutto in questi ultimi anni, quando ormai i segni del male cominciavano a fiaccarlo nel corpo, avevo intensificato le chiamate telefoniche. Incontrato personalmente pochissime volte,  a causa della distanza che ci separava (lui a Roma, io a Catania), facevamo  lunghe conversazioni durante le quali la sua vocazione all’insegnamento emergeva puntualmente a mio totale beneficio di tardivo “allievo” e collaboratore (ormai quasi ventennale) di “CinemaSessanta”, la rivista della quale fu uno dei cofondatori.

Ne condividevo, altresì, l’amarezza per la colpevole imperturbabilità con cui gli organi statali continuano ad ignorare lo smantellamento della (preziosa, unica nel suo genere) Biblioteca “Umberto Barbaro” e del periodico “CinemaSessanta” (una delle pochissime riviste di cultura cinematografica ancora coraggiosamente cartacee), alla quale i contributi offerti (ma più esatto sarebbe definirli elemosine) sistematicamente decurtati nel corso degli anni, sono precipitati a importi così vergognosi da fare impallidire anche l’ultimo dei paesi del terzo mondo.

E fu proprio nel corso di una delle tante conversazioni e a seguito della creazione presso la mia nuova casa editrice – “Algra” (Viagrande-Catania) – di una collana editoriale (da me diretta) di saggi storici sul cinema, che proposi a Mino di scrivere qualcosa da pubblicare nella collana intitolata “Cinema di carta”. Lui, come sempre apertissimo a cogliere ogni sollecitazione, aveva accolto con entusiasmo il mio suggerimento e subito mi aveva risposto che da tempo aveva in mente di riprendere le sue vecchie dispense sul cinema rivoluzionario sovietico (oggetto di corsi universitari), spingendosi dagli anni ’20 alla destalinizzazione.

Anzi, aggiungendo nuovo materiale, mi  prospettò l’idea di chiudere le tre sezioni, in cui intendeva dividere il lavoro, con una quarta, un breve saggio d’aggiornamento sul cinema sovietico dagli anni ’50 ad oggi. Durante l’ultima chiamata, avvenuta non più di due o tre settimane fa – che ero stato costretto ad interrompere perché lui, ormai quasi afono, a stento riusciva ad articolare solo poche parole – mi aveva incredibilmente confermato, ancora una volta per nulla svigorito nello spirito combattivo, il suo impegno.

La perdita di Mino Argentieri lascia un vuoto incolmabile nella cultura cinematografica e in quella italiana. A me, in particolare, la tristezza infinita di non aver potuto offrirgli quest’ultimo sussulto di felicità che la sua conclusiva pubblicazione gli avrebbe di certo donato, a suggello di una vita intera dedicata allo studio e all’insegnamento. Un’occasione perduta di ripercorrere – con il suo consueto, lucido e inimitabile spirito critico – una delle tappe più  avvincenti della  storia del cinema mondiale.

Autore: admin

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