Fabrizio TRAINITO – “Il nuotatore” (racconto breve)

 

Io scrivo


IL NUOTATORE


 

Acqua.

Come per la battaglia navale.

Acqua.

Come per il gioco fanciullesco dove si passa dall’acqua al fuochino al fuoco e poi si vince.

Qui solo acqua, tutt’intorno acqua, un deserto liquido che ti lascia appeso al nulla.

Qui nessuno ti può dire «Fuoco», nemmeno fuochino, nessuna speranza di venirne a capo.

Solo acqua e nulla più.

Chilometri di acqua da percorrere avanti e indietro, senza una vera meta. Vai e torna, vai ancora e immancabilmente devi tornare. Niente di nuovo ad ogni vasca, nessuna tregua, nessuna possibilità di deviare, di cambiare il percorso. Andirivieni inutile che perfeziona il fisico, ma annienta la mente.

Quando non ci sono le corsie, l’allenatore sbuffa: «I soliti disordinati della pallanuoto!». Per me invece quello è il momento più bello e posso decidere le traiettorie. Cambio direzione, faccio le curve larghe e dolci, scelgo io il percorso da fare e il mio preferito è un grande otto, con due curve ai margini che mi permettono di non toccare mai il bordo.

Dura poco, però. Una corsia, per me, la montano subito. Non devo distrarmi.

«Ti sei divertito. Adesso rimettiti subito al lavoro».

Avanti, virata, indietro, virata, avanti… alla fine non so più se sto andando o tornando. Vado e mi perdo nella piscina, tanto sono loro a fermarmi. Io continuo come un robot, come uno zombie.

Quando nuoto però la testa è sgombra e sogno ad occhi aperti.

Sogno di nuotare per una corsia infinita, dove non ci sono quelle odiose virate, dove non c’è un bordo che si avvicina con quelle piccole piastrelle celesti a mosaico, tutte consumate e lerce. Poi la corsia curva a destra, appena in tempo per raddrizzarsi e doppia curva a sinistra, una chicane e ancora in sequenza un dosso e un tunnel subacqueo. Quando giungo sul dosso mi accorgo che è prodotto dal soffio dello sfiatatoio di una balena. Per la paura accelero e mi sembra quasi di volare sul pelo dell’acqua. Mi accorgo appena in tempo del tunnel e mi tuffo subito a capofitto verso il fondale chiaro e sempre maledettamente celeste. Mentre scendo numerose murene trasparenti mi sfilano di fianco.

Ancora sorpreso riemergo senza fiato e mi accorgo che tutti mi stanno guardando a bocca aperta. L’allenatore, sorpreso, per poco non cade in acqua. Chiedo scusa: è successo ancora…

Ricomincio: avanti, virata, indietro, virata, avanti… o era indietro? Già mi sono perso.

 

 

Il disegno originale è dell’autore.

Autore: admin

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