Umberto ROSSI- La commedia dell’amaro congedo (“Una delle ultime sere di Carnovale” di Goldoni. Regia B. Navello)

Lo spettatore accorto*
LA COMMEDIA DELL’ AMARO CONGEDO

Una delle ultime sere di Carnovale

“Una delle ultime sere di Carnovale”  di Carlo Goldoni
Regia di Beppe Navello
Interpreti

Antonio Sarasso, Maria Alberta Navello, Alberto Onofrietti, Diego Casalis, Daria Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla, Matteo Romoli, Eleni Molos, Erika Urban, Alessandro Meringolo, Geneviève Rey-Penchenat, Giuseppe Nitti.

Scene  Luigi Perego  Musica Germano Mazzocchetti

Luci  Gigi Saccomandi

Compagnia
Teatro Piemonte Europa con il sostegno di Fondazione CRT
****

Una delle ultime sere di Carnovale è una fra le più emblematiche commedie dell’uomo e dello scrittore Carlo Goldoni (1707 – 1793), rappresentata per la prima volta al teatro San Luca di Venezia nel 1762, lo stesso anno che aveva visto il debutto de Le baruffe chiozzotte e I rusteghi.

Il teatrante era sul punto di partire per andare a Parigi per dirigere la Comédie Italienne ragione per cui il testo è ricco di riferimenti autobiografici concentrati nel personaggio del Sior Anzoletto, disegnatore di stoffe in procinto di abbandonate la città lagunare per andare ad esercitare la sua arte in Moscovia. Un ricco fabbricante di stoffe, Sior Zamaria, riunisce amici, colleghi e dipendenti per una cena e un ballo in occasione di una delle ultime sere di carnevale.

Sono lavoranti e agiati borghesi che operano nel mondo della tessitura, l’ideazione e il commercio di stoffe, un campo in cui all’epoca Venezia era uno dei leader mondiali. Ne nasce un quadro realistico e una commedia malinconica in cui hanno un peso determinante le donne, siano fanciulle desiderose di accasarsi o mogli, ora tiranniche, ora ambigue. Beppe Navello ha preso in mano questo copione senza lasciarsi andare a eccessi di modernizzazione o a fantasie sceniche. L’unica vera invenzione la si ritrova nell’ultima immagine in cui i viaggiatori verso Moscovia s’imbarcano su un moderno transatlantico, quasi si trattasse di una crociera e non di un viaggio di lavoro.

E’ una scelta filologica che recupera l’originalità del testo, ma che aggiunge poco al corposo catalogo di opere goldoniane che abbiamo visto scorrere sulle scene italiane. Un modo piacevole di avvicinarsi a questo maestro della scena, ma un eccesso di rispetto che impedisce di trarre tutti i succhi di un’opera che ancor oggi ci fa intravvedere le caratteristiche di fondo di una società in forte mutazione e in grande anticipo sui tempi.

 

*Ringraziamo U. Rossi, collega di Cinemasessanta e direttore di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

Condividi