“Incontrollabili percezioni”: una mostra di Donatella Calí (Roma, Chiostro di S. Cosimato, 22 febbraio – 4 marzo)

 


INCONTROLLABILI PERCEZIONI: IN MOSTRA QUADRI E POESIE DI DONATELLA CALÍ

(Roma, Chiostro di S. Cosimato, dal 22 febbraio al 4 marzo)



 

La dimensione onirica, le città notturne, i tram, la nebbia, le maschere a coprire enigmatici volti di donne. Sono i tratti essenziali dei quadri e dei versi di Donatella Calì, pittrice e poetessa romana che inaugura la mostra Incontrollabili percezioni il 22 febbraio alle 17.30 nel Chiostro di S. Cosimato in via Roma Libera 71/b a Roma.

Il vernissage è introdotto da Maurizio Pochesci. Intervengono il critico d’arte Piero Balmas, i maestri Gianpaolo Berto e Pino Reggiani, la scrittrice Cinzia Baldazzi. L’attrice Carmela Rocca leggerà una scelta di poesie della Calì, mentre la parte musicale è affidata alle cantanti Flavia Polverini e Giovanna Bussandri con Matteo Colasanti alla tastiera.

La mostra rimane aperta fino al 4 marzo, con la direzione artistica di Maurizio Pochesci.

 

L’ARTISTA

Donatella Calì, pittrice e poetessa, nasce a Roma dove risiede e opera. Dopo l’istituto d’Arte consegue il diploma di stilista e costumista teatrale. Perfeziona negli anni la tecnica frequentando gli studi dei più importanti artisti romani. La prima “personale” è nel 1994 alla galleria Consorti di Roma. Molte sue opere pittoriche figurano in collezioni private e musei in Italia e all’estero.

Di lei hanno scritto storici dell’arte fra cui Gennaro Coviello, Anna Iozzino, Renato Civello, Giuseppe Selvaggi, Leo Strozzieri, Luigi Tallarico, Franco Veremondi, Riccardo Zigrino, Pino Reggiani, Paolo Balmas.

 

LE ESPOSIZIONI

G. Il Punto (RM) – G. Evangelisti (FR) – G. Gaetano Spinelli (BA) – G. La Sfinge (RM) – Caffè de Paris (RM) – Sala espositiva comunale di Avezzano (AQ) – Circolo culturale Quadrato D’Idea (RM) – Murales sulla pace (Civitella Roveto) – Palazzo Comunale di Viterbo – Palazzo Ducale Luxembourg – G. Forum Interart (RM) – Palazzo Doria Pamphili (RM) – Vecchio Mattatoio (RM) – Campidoglio Sala del Carroccio (RM) – G. Mirabilia (RM) – G. Baldissera Arte (RM) – Museo della Fanteria (RM) – Sala espositiva di Villa Spada (RM) – G. Il Collezionista (RM) – Castello di Atina Superiore (Cassino) – Castello Ducale di Fiano Romano – G. La Tartaruga (RM) – G. Cassiopea – Museo Nazionale della media Valle del Liri (Sora) – Galleria comunale Ladispoli – Sala espositiva di Villa Savonarola Portici (NA) – G. Gamen (NA) – Athena Club Varcaturo (NA) – Castello di Fumone (FR) – Caffè Letterario “Lettere caffè” (RM) – Sala Espositiva comunale di Civitella valle Roveto – G. Tinart (LATINA) – Palazzo delle Esposizioni Roma – G. S. Francesco a Ripa (RM) – G. Giulio Secondo (RM) Palazzetto dei Borgognoni Roma – G. Agathirio (ME) – Fiera d’ Arte Bari – Fiera D’arte Padova – Tevere Expo (RM) – Sala espositiva CEPU (TO) – Cascina Farsetti (RM) – G. Il Patio (RA) – G. Colucciart (AQ)

 

I RICONOSCIMENTI

Premio Avezzano 1998 – Premio Internazionale di Fiuggi 1998 – Premio Villa S. Giovanni 1999-2000-2001 – Premio citta di Pizzo Calabro 2002-2003 – Premio Sulmona 2005 – Chiostro di san Cosimato 2012 – Palazzetto dell’arte di Cave 2016 – Chiostro di san Cosimato 2017.


HANNO SCRITTO DI LEI

La pittrice è decisa nella figurazione che però è l’opposto del passatismo  Lei anzi, tende a prefigurare, affacciandosi prepotentemente nell’arte oggi, effettua un capovolgimento delle avanguardie, portandosi nel futuro.

Che la pittrice potrebbe firmare stesure di colore come astrazione è evidente nelle asimmetrie e nei giochi di pennello dove i fondali si scompongono per poi ricomporsi. Ingrandire un frammento ed ecco un quadro astratto a firma Calì.

Brani di conversazione con l’artista riletture di sue poesie, aiutano a capire. Donatella annuncia entrando nel quadro un viaggio. Di andata? No. E’ andata – ritorno, ripetibile costante esplorazione del vivere e dell’inconscio.

Con intelligenza attuale questo stato d’animo, coraggioso fino all’angoscia, è stato definito di pittura verso un’oltre.

Il paesaggismo della Calì è umano architettonico, urbano con automobili,  tram che sembrano possedere un’anima.

Conversando con l’artista, potrebbe portarci al termine di “destinazione” inteso come varco dentro l’uomo e oltre il nostro cerchio chiuso di conoscenza. Destino – Azione. Ma sono solo parole resta il fascino di questa pittura, avventurosamente navigante nella fantasia dei desideri umani.

Giuseppe Selvaggi

 

Pittura della vita, quella della Calì, intimista, intensamente bella, evidenziata da un colore rosso al femminile, dotato di un potere centripeto di attrazione, mentre l’altro, diurno, maschile, centrifugo, turbinoso come un sole che getta luce su tutte le cose con una potenza immensa irresistibile, l’artista passa dall’evasione al sogno creando un altro spazio e un’ altro tempo in un altro cielo e in una nuova terra.

Gennaro Coviello

 

Su presupposti di umana apprensione Donatella Calì costruisce mirabilmente la sua poetica figurativa sospesa fra passato e presente e futuro: il passato filtrato dai ricordi e dai sogni, il presente fuggevole, che tende a dileguarsi verso il non ancora del futuro, configurandosi efficacemente nelle figure che nascono dal nero cupo per apparire nel contrasto dei colori intrisi di luce, emozionando chi si avventura nella trama del quadro come fosse un film.

Franco Veremondi



In questi tempi ormai privi di botteghe e in cui è tanto difficile incrociare maestri quanto scoprire allievi, accade spesso che il rapporto fra il maestro e l’allievo cominci con una semplice domanda. Questo è il caso di Donatella Calì, che quando incontrò Biagio Cascone gli chiese quali fossero i colori per l’incarnato. “Tutti”, rispose Cascone, il pittore dei papi, in modo semplice e forse inatteso.

Fra le nature morte di Biagio Cascone, Donatella è stata rapita dagli oggetti femminili che il Maestro buttava lì davanti a sé, senza un preciso ordine, e poi riproduceva. Donatella ha adottato la stessa pratica. Ma tanto tempo è passato da allora e le opere più recenti di Calì lo testimoniano apertamente, mostrando i segni di un lungo cammino evolutivo.

Gian Paolo Berto mi ha portato a casa di Donatella per conoscerla, per conoscere le sue opere. Mentre le osservo, seduto sul divano del salone, sono colpito da due fattori determinanti: il colore grigio che avvolge la maggior parte delle tele e il potere evocativo dello scenario in cui Donatella posiziona i suoi personaggi.

Mi dice che il grigio è il colore di questo periodo. Si potrebbe cedere alla tentazione di risolvere tutto assecondando l’accezione negativa che spesso viene data alla parola “grigio”, il peso delle nuvole cariche di pioggia, l’assenza del sole, un velo che richiama una lontana paura che ritorna, e associarla a un sentimento persistente, a uno stato d’animo procurato da pensieri ricorrenti. Ma non ho mai sopportato quegli osservatori che si lasciano andare a psicologizzazioni spicciole.

Il movimento, il ricorrere di ombrelli, della pioggia, un ballo, mi fanno venire in mente Vettriano. Ma Donatella mi assicura che non si ispira a lui. Mi parla, invece, di Antonio Tamburro, che ha avuto la fortuna di incontrare a Padova nei primi del Duemila. Un incontro che chiaramente la cambierà.

Il grigio, e ancora di più gli scuri che avvolgono i primi piani, ci portano nel dominio urbano notturno o nella dimensione onirica. La fusione di queste due sfere rappresenta la cornice all’interno della quale Donatella racconta le sue storie. E non è tanto per dire. Se ci si ferma a guardare, Calì ti costringe a leggere. Sullo sfondo oltre i volti, uomini o donne che siano, si svolgono storie vissute, storie che sono state e che forse saranno. Le forme vivono, si sentono i clacson, lo sferragliare del tram, la lite in lontananza che proviene da un appartamento in un palazzo bagnato dalla luce della luna. Storie di vita quotidiana, vissuta, nel nostro mondo privo di silenzio.

Donatella apre continuamente finestre sul mondo che ha dentro di sé, attraverso il mondo che la circonda. Ci si affaccia e si possono osservare piccoli e grandi avvenimenti in divenire. Per dirlo con le parole di Gian Paolo Berto, si apre una finestra ed entra “una folata di vento che racconta una storia”.

Una storia si svolge sempre in primo piano, emerge dallo sfondo, come ognuno di noi nella città vivente in cui è immerso. Donatella racconta una storia avvolta da altre storie. A volte il piano privilegiato occupa l’intera scena, un riflettore è puntato su un episodio speciale, come per gli amanti all’Osteria dell’Anima.

Eppure, altre volte capita che la figura in primo piano assuma la funzione di distrattore, un’insegna luminosa che cattura lo sguardo, ma che non contiene il segreto di Calì. E ciò è un indizio che non si può ignorare. Per raggiungere il segreto di Calì bisogna abbandonarsi alla scena, immergersi nella storia, lasciarsi inebriare dai profumi, trasportare dai sensi. Il segreto è fra le ombre, fra le nebbie, oltre la luce, nei solchi del segno, incisi sulla tela come sull’anima.

Paolo Balmas

 

Una poesia sottile che cattura, il suo essere parola e memoria, che vive una tensione attraversata dal tempo, una poesia che giunge direttamente al cuore. Parole che tendono al sublime nella limpidezza di versi che scavano all’interno di un’anima combattuta. Una poesia che, come i suoi quadri, va scavata in tutti i suoi ambiti trans-metaforici e simbolisti (un modo simbolico di esprimere qualcosa, un’espressione fantasiosa e creativa dove le leggi del mondo reale si combinano con l’irreale per esplorare una parte più profonda dell’individuo) per capirne la bellezza e la forza espressiva.

Maurizio Pochesci


Autore: admin

Condividi