Renata MATTINA- Operetta, che passione…(“Al cavallino bianco” di scena al Parioli di Roma)

 

Lo spettatore accorto

 

 

 

OPERETTA, CHE PASSIONE….


“Al Cavallino bianco” di scena al Teatro Parioli di Roma. Regia di Gianfranco Vergoni


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Come da tradizione, l’intreccio è spumeggiante, malizioso, romantico-fiabesco (debitamente inverosimile, secondo i canoni del ‘genere’). La scena è ambientata a San Wolfango, nel Salzkammergut.  La bella vedova Gioseffa, innamorata dell’avvocato Bellati, è proprietaria dell’hotel “Al Cavallino bianco” e continua a licenziare camerieri perché innamorati di lei.
Leopoldo, anch’esso cameriere e anch’esso innamorato di lei, deve attendere tempi migliori per poter confessare il suo amore alla bella Gioseffa. Arriva nell’hotel il buffo e ricco industriale Pesamenole accompagnato dalla figlia Ottilia che per faccende di lavoro è in causa con un suo concorrente proprio difeso dall’avvocato Bellati.

Leopoldo affitta a Pesamenole la camera occupata normalmente dall’avvocato; si inizia a creare un certo scompiglio, attenuato dall’innamoramento di Bellati per Ottilia che prontamente lo ricambia anche grazie all’aiuto del buon Leopoldo. Ecco giungere nell’hotel anche il professor Hinzelmann con sua figlia Claretta e Sigismondo, figlio del concorrente di Pesamenole. Sigismondo e Claretta, conosciutisi durante il viaggio, si innamorano l’uno dell’altra ma l’avvocato Bellati mette in testa a Pesamenole che Sigismondo sarebbe il marito perfetto per sua figlia Ottilia in modo da fondere la sua azienda con quella del suo rivale in causa e riesce a far impegnare la ragazza con l’obiettivo di chiedere in un secondo momento la sua mano.

E’ l’arrivo dell’arciduca, data la stagione della caccia, che complica ancora di più le cose in un primo momento ma che poi fa in modo che Gioseffa si accorga dell’amore di Leopoldo ricambiandolo, che l’avvocato Bellati si metta con la bella Ottilia, e che Sigismondo si fidanzi con la dolce Claretta.

Corroborata dalle celeberrime musiche di  Ralph Benatzky  su Libretto di    Hans Müller-Einigen l’operetta trae ispirazione dall’omonima commedia di Oskar Blumenthal e Gustav Kadelburg, scritta nel 1896 durante il soggiorno in una locanda di Sankt Wolfgang im Salzkammergut sul Wolfgangsee in Austria.

Conosciute le sue traversie. “Al Cavallino Bianco” fu proibita nella Germania nazionalsocialista a causa dei suoi coautori ebrei. Al London Coliseum di Londra dall’8 aprile 1931 ne furono fatte 650 rappresentazioni ed a New York divenne un duraturo successo a Broadway (245 recite al RKO Roxy dall’1 ottobre 1936 con Kitty Carlisle, Almira Sessions e Buster West).

L’opera fu composta su incarico del produttore e regista Erik Charell e per motivi di tempo il lavoro di composizione fu pragmaticamente suddiviso. A Robert Stolz vennero assegnate tra l’altro i duetti romantici, a Robert Gilbert l’aria “Was kann der Sigismund dafür” in stile canzonettistico berlinese e “Zuschaun kann i net” a Bruno Granichstaedten.

Lo stesso Benatzky cantò il “Cavallino bianco” sul Wolfgangsee, in cui l’imperatore Francesco Giuseppe apparve come Deus ex-machina.
In Austria ebbe la prima il 25 settembre 1931 al Schauspielhaus di Vienna ed in Ungheria il 20 ottobre a Budapest. In Italia la prima è stata il 3 novembre 1931 al Teatro Lirico di Milano con Totò Mignone e Carla Mignone ed al Teatro Reinach di Parma il 4 aprile 1932.

In Francia inoltre debuttò  con successo come L’auberge du Cheval Blanc al Théâtre Mogador di Parigi il 1º ottobre 1932Memorabile anche la  rappresentazione televisiva de “Al Cavallino Bianco” è stata messa in scena dalla RAI e trasmessa in due parti nel 1974. Del cast (definito “Parterre de Roi” per i nomi che vi comparivano), facevano parte personaggi del calibro di Gianrico Tedeschi, Paolo Poli, Angela Luce, Mita Medici, Maurizio Micheli e Tony Renis. Le musiche vennero eseguite dalla Banda d’Affori diretta dal maestro Goliardo Bernardi. Orchestra e coro di Milano della RAI diretti dal Maestro Mino Bordignon. La regia fu affidata a Molinari e le coreografie a Landi. Il libretto originale di Hans Muller era  stato trasposto in Italiano da Mario Nordio.

Tutti paragoni degni e lusinghieri ben trasferibili alla recente, applaudita, pimpante edizione vista al Parioli di Roma, i cui punti di forza, oltre all’affiatamento canoro-gestuale degli interpreti (lodevole l’apporto coreografico), è lo svecchiamento dello spettacolo da tutte le convenzioni, i cascami e luoghi comuni (dalle smancerie all’inverosimile senso del divertissement ‘in cartapesta’) che differenziano il nostro frastornato inizio di millennio (senza più fiabe a buon mercato)  da quella, “spensierata” ma sull’orlo della fine, designata Bella Epoque. Ben presto deragliata anch’essa fra le trincee del primo conflitto mondiale.

Con la differenza (sostanziale) che “prima si ignorava”, oggi si sa tutto “in presa diretta”. E con effetti ansiogeni di cui un consapevole tuffo nel passato può essere momentaneo antidoto

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Teatro Parioli di Roma- C.I.O Compagnia Italiana di Operette
Victor Carlo Vitale, Silvia Santoro in


AL CAVALLINO BIANCO

Libretto di H. Muller Einigen e E. Charell
Musiche Ralph Benatzky, Robert Stolz
Direzione Musicale Maurizio Bogliolo
Regia Gianfranco Vergoni     -la foto di scena è di Marco Giordanino

Autore: admin

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