Franco La MAGNA – Gli errabondi artisti-orchi di Léa Fenher (“Les Ogres”)

 

Il mestiere del critico


 

GLI ERRABONDI ARTISTI-ORCHI DI LEA FENHER (“LES OGRES”)


Opera-seconda della regista di Tolosa, apparsa in anteprima all’ultima Mostra del Cinema di Pesaro

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Una vita errabonda, anarcoide, disordinata, caotica, domina il mondo di Les Ogres, teatro-circo itinerante (“Ma questo è teatro e non circo”, sbotta il fondatore) della compagnia Davaï Théâtre che da molti anni rappresenta, girovagando per la Francia, L’Orso di Cechov, portando in scena un’irrefrenabile e coinvolgente esplosione di vitalità che sembra far da pendant alla vita reale di questo irriverente ed esuberante gruppo d’artisti.

E proprio l’assunto shakespeariano del mondo come palcoscenico, dove gli esseri umani rappresentano gli attori con continui ingressi ed uscite – da cui discende il classico rapporto vita reale/vita immaginaria (teatro) – domina l’opera seconda (presentata a Pesaro ed ora in circuitazione sottotitolata e semiclandestina in Italia) di Léa Fenher, la giovane regista di Tolosa appassionata creatrice di un’opera sentitamente autobiografica. I genitori sono infatti veri teatranti ed ella stessa ha vissuto quella vita da cui ora si è “affrancata”, ma dalla quale sugge linfa vitale ed ispirazione per il suo ultimo film, già onusto di premi.

Un disordine, un caos, un nomadismo non soltanto fisico (ma altresì mentale) portato dagli artisti-orchi e mostrato da una macchina a mano, spesso in frenetico movimento come le loro stesse vite scompigliate, funestate da lutti o allietate da nuove nascite, affollate di tradimenti, d’amori esausti, di momentanee o definitive separazioni, di frustrazioni ed esaltazioni, insomma di tutto quel che la vita trascina con sé e a tutti porge nell’incessante e vorticoso susseguirsi del quotidiano.

Un film che ricorda le zingaresche, esplosive, incursioni dell’algerino-francese Tony Gatlif (ma di accostamenti e derivazioni se ne possono fare a iosa), serrato, “alcolizzato”, insolente, delicato, dove il vecchio brano 24 mila baci cantato da Adriano Celentano rafforza “…l’amore – come dice la Fenher – per il teatro, per il mondo e per le cose…”, a cui un solo bacio è palesemente insufficiente.

Tra gli attori la giovane promessa del cinema francese Adèle Hainel, già protagonista dell’ultimo film dei Dardenne.

Autore: admin

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