Francesco TOZZA- E il ‘parlato’ tornò a farsi Teatro (a Napoli e Salerno con il Teatro delle Albe)

 

Il mestiere del critico



E IL ‘PARLATO’ TORNO’ A FARSI TEATRO

arriva a salerno il teatro delle albe di ravenna

Teatro delle Albe.   Casa del Contemporaneo: Salerno/Napoli, dal 25 al 29 gennaio:

 

–          Rumore di acque di Marco Martinelli

con Alessandro Renna (Sala Pasolini, Sa);

–          Slot Machine di Marco Martinelli

con Alessandro Argnani (Sala Pasolini, Salerno)

–          Maryam di Luca Doninelli

con Ermanna Montanari (Sala Assoli, Na).

 

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Mettere l’ascolto in primo piano, specialmente in tempi distratti e frettolosi come i nostri; oralizzare il discorso scritto, restituendo alla parola le sue qualità spettacolari; sottolineare la crisi della simulazione mimetica, togliendo allo spettatore l’antica vocazione a spiare – fra i buchi e i crepacci dello spazio della rappresentazione – scene di vita più o meno sottratte all’enfasi della teatralità: sono queste alcune delle esigenze fatte proprie da tanto teatro “nuovo”, fra parziale recupero della tradizione (nonostante tutto) e ricerca di canali alternativi, comunque meno abusati, per comunicare più direttamente con la soggettività dello spettatore.

A queste esigenze vuole venire incontro anche il ravennate Teatro delle Albe, uno dei gruppi teatrali più prestigiosi nel panorama nazionale, dalla multiforme e dinamicissima attività, sulla breccia sin dai primi anni ’80, con particolare sensibilità al sociale e validissime esperienze anche  teatral-pedagogiche (la non-scuola), senza contemporaneamente mai abbandonare le problematiche più direttamente attinenti al linguaggio teatrale.

Bene ha fatto, dunque, l’Associazione Casa del Contemporaneo a far tornare le Albe per l’ennesima volta a Napoli (ma era la prima per Salerno!), anche per riverificare la validità di un’ipotesi di teatro tutta giocata sulla forma sonora del monologo: parola scritta oralizzata, come si diceva, resa elemento spettacolare grazie al corredo della mimica, ma soprattutto delle intonazioni emotive, le pause, l’enfasi, le sfumature psicologiche più o meno convenzionali.

Riuscite e convincenti, da questo punto di vista, le due prove d’attore offerte alla Sala Pasolini di Salerno da Alessandro Renda e Alessandro Argnani, voci di due diverse forme di disagio ugualmente espresse andando oltre la materialità della messinscena, facendo appello soprattutto all’immaginazione o ai voli della mente dello spettatore. Il primo (in Rumore di acque), nei panni di un arrogante e pluridecorato generale alle prese con la mera contabilità dei morti in un’isola del Mediterraneo, esprime la tragedia del respingimento e la solitudine di chi scopre, tardivamente, l’ampiezza delle corresponsabilità. Il secondo (in Slot Machine) manifesta le contraddizioni di una delle forme più antiche dello stare insieme, il gioco, veicolo e metafora al tempo stesso dell’implacabilità del destino umano.

Più  sottile e affascinante l’idea di teatro sonoro, comunque mai privato dell’alone semantico della parola, proveniente dalla performance di Ermanna Montanari, non nuova a tali cimenti (ricordiamo l’entusiasmo che destarono anche in noi Rosvita e Lus): questa volta, con Maryam (in anteprima nazionale alla Sala Assoli di Napoli) – quasi una partitura, si direbbe, in quattro movimenti – l’attrice offre la sua inquietante vocalità alla preghiera di tre donne palestinesi, rivolta a Maryam appunto (Maria, la Madre di Gesù nel Corano), per esprimere il dolore, ma anche la rabbia e il desiderio di vendetta, per la morte violenta dei loro congiunti; quindi è Maryam stessa, nell’ultimo movimento, a comprendere il dolore di quelle donne, attraverso il proprio per il figlio sacrificato sulla croce: emblematica testimonianza dell’irresolubile dissidio fra onnipotenza e impotenza divina.

Resta forse da chiedersi se l’avvento (per la verità il ritorno ) del parlato come spettacolo (intriganti le pagine in proposito di Gianni Celati, appena ripubblicate), avrà vita lunga, almeno nella forma più sopra chiarita; no ne siamo convinti. Le Albe rischierebbero il tramonto … se praticassero (ma non lo fanno!) solo questo tipo di teatro. Il quale resta una di quelle parole che vanno declinate al plurale, a scanso di ogni ontologia

Autore: admin

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