Franco LA MAGNA – Padreterno, depresso, va in analisi (“Oh Dio Mio!” di Anat Gov – al T. Brancati di Catania).

 

Il mestiere del critico

 

PADRETERNO, DEPRESSO, VA IN ANALISI

In scena Oh, Dio mio! della drammaturga israeliana Anat Gov con un Dio in seduta di analisi – al Teatro Brancati, Catania.

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Un Dio stanco, frustrato (dal disamore degli esseri umani, disprezzatori dell’Eden, che lo hanno deluso, tradito, dimenticato, escluso), depresso; che medita di sottrarsi al gravoso compito di sovrintendere al mondo (all’universo?) compiendo prima l’estrema vendetta: un nuovo diluvio che finalmente spazzi via dalla terra ogni forma di vita (animali compresi, non si capisce per quale colpa). Tal Dio, tacendo in principio l’ingombrante identità, decide un giorno di chiedere aiuto ad una giovane psicologa in carriera, madre d’un ragazzo autistico che riversa la sua “genialità” sul violoncello.

Finalmente certa – dopo poche battute e qualche necessario intervento “miracolistico” – dell’identità del misterioso “Signor D”, Ella (questo il nome della psicologa) ingaggia con Dio un serrato contraddittorio, scoprendone impietosamente le clamorose incoerenze e perfino – Bauman docet – la facoltà di cambiare idea, svelando dunque un Dio che non rispetta i patti da Lui stesso decretati (Carl Schmitt, studioso di diritto che collaborò con i nazisti – tracciando un parallelismo tra potere assoluto e potere divino – nel suo saggio Teoria politica afferma che il sovrano detiene il potere dell’esenzione, quindi impone le regole riservandosi la facoltà di modificarle a suo piacimento).

Che la drammaturga ebrea Anat Gov (morta a Tel Aviv nel 2012) abbia pensato a tutto ciò scrivendo il suo divertente (ma al contempo meditato) lavoro teatrale Oh Dio Mio!, in scena al Teatro Brancati di Catania,  può forse aiutare a capire quanto le teorie politiche (insieme al libro della Genesi) abbiano influito sulla fitta stratificazione d’un testo soltanto apparentemente accessibile nei suoi reconditi significati, in realtà zeppo di rimandi politici, sociologici, religiosi e tuttavia così gradevolmente complesso da renderne l’andamento mai noioso e perfino affascinante nell’incontro-scontro dialettico dei due duellanti.

Pippo Pattavina, già poliedrico ed apprezzato attore del Teatro Stabile di Catania, si muove (in una scenografia retrò) con sufficiente ed imperiosa nonchalance nei panni di un Dio che imita nell’abbigliamento (impermeabile bianco e “borsalino”) il fascinoso Humphrey Bogart di Casablanca (salvo poi a scoppiare in lacrime a causa delle frustrazioni inflittegli dall’irriconoscenza del genere umano).

Mentre con l’incalzante e ansiogena dottoressa Ella (Debora Bernardi), anch’ella svelata nelle sue debolezze, il rapporto medico-paziente sembra qua e là capovolgersi, fino alla catarsi finale con Dio che rinuncia al suo proposito distruttivo ed Ella che abbraccia teneramente il figlio autistico (un’intensa Giovanna Mangiù), finalmente in grado di pronunciare la parola “mamma”. Miracolo divino?

Pacata regia di Ezio Donato che attenua l’incontro-scontro di Dio-Ella, smussandone le pungenti asperità.

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Oh Dio mio!

di Anat Gov

con Debora Bernardi, Giovanna Mangiù, Pippo Pattavina

scene Susanna Messina – costumi sorelle Rinaldi – musiche Carlo Minuta – luci Sergio Noè

regia Ezio Donato

Al Teatro Brancati di Catania dal 26 gennaio.

Autore: admin

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