Anna DI MAURO- “Paterson”, poesia su grande schermo (punti di vista)

Punti di vista

“PATERSON”,  POESIA  SUL GRANDE SCHERMO

 

Note sul recente film di Jim Jarmusch

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Il poliedrico Jim Jarmusch, regista, sceneggiatore, attore, produttore, montatore e compositore, considerato uno dei più importanti cineasti statunitensi, in contrapposizione dichiarata con il violento, spettacolare, super tecnologico cinema statunitense, nel suo ultimo film “Paterson” ci ha  sorpreso  con questa innovativa, delicata, pervicacemente  minimalista e al tempo stesso epica storia di un oscuro poeta dei nostri giorni.

Apparentemente semplice, in realtà complessa e intrisa di misteriosi innesti, scorre la vita di Paterson, conducente d’autobus nella tranquilla, anonima e omonima cittadina di Paterson,
nel New Jersey, singolare patria di poeti e di anarchici ospiti( Gaetano Bresci).
La bella e creativa moglie Laura e il burbero e dispettoso  bulldog Marvin  accompagnano
il nostro eroe nel suo epos quotidiano.

Paterson  si alza sempre alla stessa ora, bacia la moglie rimasta a letto, fa colazione, porta il bus fino a sera, rientra, cena con la moglie, conduce a spasso il cane fermandosi al solito bar per poi ricominciare l’indomani esattamente con gli stessi gesti, gli stessi incontri, la sua normale, monotona, felice vita, non senza una striscia di sottile inquietudine esistenziale.

Di tanto in tanto tra lunghi silenzi e atti gentili o inaspettatamente eroici, l’Insolito  ( la bimba-poeta, il giapponese colto amante della poesia, i gemelli, il taccuino distrutto, l’aspirante suicida per amore, il guasto del bus ) irrompe sul suo sereno cammino.

Il segreto di questa felice esistenza ? Un taccuino su cui annotare versi che traggono ispirazione dal quotidiano, come i fiammiferi di prevertiana memoria, che lo spingono oltre, nel regno della poesia, dunque dell’arte, sale della vita, audace volo sul terreno dominio della realtà,  ricchezza per le anime che possono  sintonizzarsi su  questa magica onda, disserrando nuovi percorsi paralleli.

Le riprese “a piombo” sul letto dei Paterson al risveglio, sulla cittadina, gli scorci della cascata del fiume dove Paterson siede cupo a meditare dopo che l’anarchico cane gli ha distrutto il taccuino, il lento soffermarsi  sui gesti, sui volti, sui dettagli, sono piccoli squarci nel tessuto del quotidiano, tesi  a sottolineare la bellezza delle piccole, in tal senso grandi, cose, per chi è pronto a coglierle.

La sceneggiatura essenziale, le riprese lente e inusuali, il riverbero dei versi vergati sulle scene,  la purezza del racconto, l’interpretazione, fanno di questo poetico film un interessante punto di vista sul significato che possiamo dare alla nostra esistenza, se disposti a viverla “oltre”i soliti steccati.

I due protagonisti, a cui hanno prestato il volto l’antidivo dai tratti irregolari ex marine Adam Driver, coppa Volpi, e la bellissima iraniana Golshifteh Farahani, danno vita ad una coppia felicemente insolita, quasi irreale nella perfetta, idilliaca relazione di due diversità, convincenti e aderenti al respiro poetico e trasognato dell’opera.

Il film, superficialmente considerato, potrebbe  risultare ostico o poco attraente per chi cerca nel cinema forti emozioni, ma si rivela invece capace di  offrire al paziente e attento spettatore un profondo sguardo sul mondo da una preziosa angolazione, nonché una speranza per il cinema americano d’autore.       

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“Paterson”
Un film di Jim Jarmusch.
Interpreti:  Adam Driver  e Golshifteh Farahani
Prod. Usa 2016

Autore: admin

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