Camilla MIGLIORI – “Accadde per caso” (racconto breve)

 

Io racconto*

 


ACCADDE  PER  CASO

“Nella palude” (illustrazione dell’autrice)

 

Walter si alzò di scatto dalla sua sedia a sdraio, aveva percepito dentro di sé un inspiegabile moto improvviso: “Vado a fare due passi!” disse con tono cupo ma risoluto. Elisa accanto a lui lo guardò sorpresa…

****

 

Il sole ardeva alto, e lei non capiva perché suo marito invece di starsene al riparo sotto l’ombrellone preferisse lasciarsi bruciare la pelle dai raggi infocati.Negli ultimi giorni aveva notato in lui uno strano cambiamento nel suo modo di fare, di reagire, a volta veniva colto da improvvisi soprassalti e di notte si rigirava nel letto come in preda a qualche incubo. Sua moglie annuì pigramente: “ Non dimenticare il cappello e spalmati la crema sulle spalle…”.

Lui non le diede retta e prese a camminare con passo deciso, fissando con  occhi  indagatori il bagnasciuga e, malgrado una certa apprensione che gli montava dentro, non fu sorpreso di trovarsela tra i piedi. Era una medusa. Inconsciamente temeva di fare quello strano incontro, anche se non riusciva a dare una spiegazione logica a questa sua sensazione. Restò immobile per qualche secondo accanto alla viscida e pulsante presenza.

L’essere gelatinoso sembrò percepire che l’uomo la stava osservando perché mise in bella mostra il suo corpicino rosa, lucido e molliccio, poi allungò verso di lui le sue flaccide braccine che terminavano con due piccole escrescenze che presero la forma di piccole mani come quelle di una bimba. Sgambettava con i suoi filamenti tentacolari, una sorta di piedini che si agitavano come presi da tremore. Respirava con lo stesso ritmo di un essere umano e infine congiunse le manine verso di lui come per una preghiera. Walter pensò che doveva appartenere ad una particolare specie di medusa, proveniente chissà da quale lontano continente.

Arretrò un poco per allontanarsi da lei, ma quella gli impose la sua presenza e improvvisamente aprì la piatta bocca e cominciò a emettere strani vocalizzi. In realtà erano piccole grida strozzate, singhiozzi, lamenti che lo infastidirono. Walter si tappò le orecchie per non sentire. Poi si guardò attorno preoccupato, chissà se anche gli altri bagnanti che passeggiavano sulla spiaggia avevano notato la medusa. Ma nessuno sembrava essersene accorto. Intanto quella, che lui mentalmente denominò subito “la creaturina”, continuava con le sue stridule grida decisamente umane. Preso da improvvisa ansia, si voltò indietro e guardò verso il suo ombrellone, in lontananza vide la moglie che stava tranquillamente sfogliando le pagine del giornale. Elisa, come richiamata dal suo sguardo, alzò gli occhi verso di lui e gli fece cenno di tornare indietro. Lui stava per avviarsi ma il gridolino della molle creaturina lo bloccò. Allora con un bastoncino trovato tra la sabbia la sollevò e con un colpetto la fece entrare in acqua. Quella sparì e lui si sentì molto più sollevato.

Tornò da sua moglie che intanto aveva piegato il giornale e ora stava coprendo le unghie dei suoi piedi con lo smalto rosso: “Hai letto del nuovo modello Citroen? Forse potremmo permetterci di cambiare auto, che ne dici?” Lui rispose svogliatamente: “Non è poi così vecchia la nostra auto, ha solo due anni di vita.” Elisa soggiunse: “Lo so, ma dopo quella botta che hai dato contro un tronco d’albero, dovrai sostituire tutta la parte anteriore, e non sarà più come nuova…”  Poi calò gli occhiali da sole sul naso e lo guardò fisso negli occhi : “E poi, a proposito, perché non ti decidi a portarla dal meccanico? E’ più di una settimana che la tieni chiusa in garage e continui ad usare la mia, lo sai che ne ho bisogno tutti i giorni per andare in ufficio.”  Walter evitò il suo sguardo: ” Il carrozziere deve ancora comunicarmi il preventivo…”  e si mise a fissare le unghie rosse dei piedi di sua moglie che ora le parvero punteggiate da piccole macchie di sangue.

Elisa si appisolò, mentre lui continuava a guardare quel punto dove era avvenuto lo strano incontro. Poi si alzò con circospezione e tornò lì. La creaturina aveva lasciato la sua impronta sulla sabbia, ma lei non c’era. Due ragazzini giocavano a palla sulla spiaggia, un colpo troppo forte e la palla volò in mare, i due si tuffarono e continuarono a palleggiare in acqua. I loro movimenti divennero sempre più violenti, intorno a loro si andavano creando dei piccoli vortici. Uscirono dall’acqua sgambettando, mentre la spuma bianca si addensava al loro passaggio. In quel momento affiorò la creaturina. Lui fece un balzo all’ indietro, fu preso da improvviso nervosismo e cominciò a respirare con affanno. Quel piccolo essere invece pulsava con la sua solita regolarità. La cosa lo disturbò molto. Notò a pochi passi da lui una paletta di plastica per bambini, la prese e cominciò a scavare in profondità nella sabbia poi, con la stessa paletta, sollevò quel corpiciattolo e lo gettò dentro il buco. Ricoprì tutto con abbondante quantità di sabbia, compattando bene con i piedi la superficie.

L’aveva sotterrata finalmente! Cominciò a camminare sulla battigia, il caldo diventava insopportabile e lui entrò in acqua. Si bagnò fino alla cintola, senza allontanarsi troppo dalla riva, stava godendosi il gradevole refrigerio quando vide poco distante da lui galleggiare qualcosa. In un primo momento gli parve una macchia di sangue sulla superficie dell’acqua, ma poi si rese conto che si trattava di un vestitino rosso. Una piccola onda glielo adagiò addosso, lui lo prese e lo tirò fuori dall’acqua. Lo tenne in mano con una certa delicatezza, notò come la misura fosse abbastanza piccola, adatta ad una ragazzina. Distese con cura l’abitino sulla sabbia. Ora gli apparve ben visibile la forma del corpo adolescenziale che doveva averlo indossato. Un corpo esile, forse fragile. Walter provò un vago senso di pietà. Si chiese perché. Immaginò quel corpo correre gioioso, in libertà lungo la spiaggia. Lasciò l’abito a terra e proseguì di qualche passo. Poi si voltò, vagò indietro con lo sguardo e con sua grande sorpresa notò che l’abito era sparito, forse era volato via per un improvviso colpo di vento.  Ancora pochi passi e, a poca distanza da lì, vide due scarpe da donna, una con la suola rivolta verso l’alto e, poco più in là, l’altra col tacco spezzato. Dovevano appartenere ad una ragazzina e l’uomo notò che somigliavano a quelle di sua figlia.

La moda, pensò, veste tutti allo stesso modo. Con cura le mise l’una accanto all’altra. Sembravano pronte per essere calzate da un momento all’altro. Le guardò a lungo, immaginò i due piccoli piedi dentro quelle scarpe, piedi che correvano, saltavano, ballavano. Rimase assorto, si inginocchiò in raccoglimento per qualche istante. D’improvviso si rese conto che qualcosa sotto la sabbia si stava muovendo. Capì subito che era la  creaturina. Come una talpa dentro il suo tunnel aveva scavato al suo fianco, e poi annaspando con le sue zampette, era sbucata fuori. Walter notò i suoi piccoli occhi verdi che lo fissavano come per un rimprovero e udì una fievole frase: “Cerchi il vestitino, non è vero?… e anche le scarpette… mi piacevano tanto…” Lui volse istintivamente lo sguardo verso il punto dove aveva allineato le scarpe, ma non le vide più. Forse un’onda lunga le aveva trascinate in acqua. Sentì una stretta al cuore, provò rimorso per non averle poste in un altro luogo, più al sicuro. Si mise a fissare la creaturina. Voleva capire, ma non sapeva bene cosa. Intorno a loro c’era il silenzio assoluto, l’acqua era ferma, non un alito di vento. Tutto immobile.

Fu allora che quella emise un piccolo lamento, pieno di dolore:
“ Aiutami… ti prego”. Lui si chiese che senso avesse tutto questo, mentre i piccoli occhi verdi continuavano a fissarlo. “Non mi abbandonare qui, da sola… soccorrimi”. Preso da crescente inquietudine l’uomo cominciò a correre, si allontanò dalla spiaggia e dopo aver superato una piccola duna, si trovò dentro la pineta che si allungava parallelamente alla costa. L’aria era più fresca e gli alberi creavano zone d’ombra. Si inoltrò un poco. A un tratto sentì una certa stanchezza e si sedette sotto un albero, gli aghi dei pini avevano creato un soffice tappeto di colore rosso scuro. Fu allora che vide una borsetta da donna pendere da un ramo sopra la sua testa. In realtà era una piccola sacca di tela con disegni geometrici dai molti colori. Una di quelle tracolle che le ragazzine acquistano dai venditori ambulanti di origine africana. La borsa penzolava sopra di lui. Rimase a fissarla come ipnotizzato dal suo dondolio regolare.

Chiuse gli occhi per qualche secondo e quando li riaprì al suo posto vide una pigna che dondolava sopra il suo capo. Si allontanò dalla pineta, ridiscese la duna e si ritrovò in riva al mare. Decise di tornare indietro. Guardò in lontananza il puntino a strisce gialle e verdi dell’ombrellone di sua moglie. Correva, il sole gli aveva bruciato la pelle, il caldo lo opprimeva. Arrivò all’ombrellone, ma Elisa non c’era, la vide seduta al bar dello stabilimento mentre sorseggiava un bibita. Si allungò sulla sdraio e si mise a sfogliare distrattamente il giornale.
Una voce maschile dal tono cordiale lo chiamò: ” Walter, anche tu qui? Ma che bella coincidenza! Hai visto che giornata? Dopo giorni di brutto tempo, finalmente un sole meraviglioso! Peccato che l’acqua così calda ha portato a riva un po’ di meduse. Bisogna stare attenti, se ti toccano, sono guai!” Riconobbe il suo collega d’ufficio. Non gli fece piacere quell’incontro. Il collega abbassò la voce: “Tua moglie è qui con te?”.“E’ al bar…” rispose lui. L’amico proseguì con tono pieno di complicità: “E allora raccontami tutto, come si é conclusa la serata con Carla?”

Lui si incupì. Ricordava perfettamente la cenetta fedifraga che avevano fatto assieme con le due giovani college, la scusa alle mogli, una assemblea straordinaria in ufficio dopo l’orario di lavoro. Avevano riso, mangiato e bevuto, un po’ troppo. Poi dopo cena la compagnia si era sciolta, tutti a casa, mentre Walter totalmente brillo non riusciva neppure ad  infilare la chiave nel cruscotto…
Un improvviso colpo di vento lo distolse dal ricordo di quella strana serata mentre il collega cercava di afferrare una pagina del giornale che volava via.” Si è alzato un po’ di vento, chi l’avrebbe detto… si vede che sta cambiando il tempo.” Il collega lo fissò con i suoi occhi ancora pieni di sole: “Che ci vuoi fare, tutto accade sempre in maniera così imprevedibile, quasi per caso, e i cambiamenti ci colgono sempre di sorpresa…  Beh, io vado… buona permanenza, e salutami tua moglie.”  Walter non rispose, tutto preso a fissare la pagina del giornale che intanto si era afflosciata in acqua. Si alzò, entrò in acqua e riuscì a riprendersi la pagina ormai quasi illeggibile.

Restavano però ancora ben visibili solo alcune foto. Riconobbe subito le immagini che mostravano un vestitino rosso. E anche due paia di scarpe, una col tacco spezzato, con accanto una borsetta dai disegni geometrici. Walter tornò sotto l’ombrellone tenendo in mano la pagina fradicia che pose ad asciugare al sole. Si stese sulla sdraio e il suo sguardo vagò verso l’alto. Appesa alle stecche di metallo dell’ombrellone penzolava la sua creaturina che gracchiò furiosa: “Ora sai cosa devi fare… corri subito in città a costituirti dai carabinieri!” Con la gola secca lui replicò :”E’ stata solo una disgrazia, non l’avevo vista, ho cercato di frenare, ma ero totalmente brillo…”
Elisa intanto era tornata accanto a suo marito, prese il foglio di giornale sgualcito ma ora completamente asciutto: “Hai visto queste foto? Povera ragazza, solo diciassette anni, investita da un’auto e abbandonata sull’asfalto, lasciata morire senza alcun soccorso. E senza rimorsi di coscienza. Mai carabinieri stanno indagando, l’auto deve avere ancora i segni dell’incidente, e prima o poi scopriranno chi è stato.”

Lui prese il bicchiere della bibita fresca che sua moglie gli porgeva, ma non riuscì a mandare giù neppure una goccia. Percepì come in una eco la voce della moglie: “Pensa se fosse successo alla nostra Susy… glielo dico sempre io, stai attenta mentre attraversi… e mi raccomando, cammina sulle strisce… ci sono certi pirati della strada in giro…anche ubriachi…”
Walter scattò in piedi come una molla, con gesti risoluti infilò pantaloni e camicia, poi senza rendersi conto che era scalzo, si diresse verso la strada che portava in città. Istintivamente si voltò indietro, scrutò le acque del mare e vide in lontananza una medusa rosa che fluttuava mollemente su una piccola onda: forse fu solo effetto della sua immaginazione ma gli sembrò che la creaturina si volgesse verso di lui con un largo sorriso assolutorio prima di scomparire definitivamente tra le onde.

*Camilla Migliori, regista e autrice    http://www.camillamigliori.it/

Autore: admin

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