Daniela VIGLIANO – “Profumo di madre” (racconto breve)

 

Io scrivo


 

PROFUMO DI MADRE

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Ero in soggiorno, quella sera, a vedere la TV, mentre mio marito, in cucina, stava godendosi una  partita trasmessa su uno dei tanti canali sportivi.

Un po’ a malincuore avevo preso posto sulla nuova poltrona di pelle nera modello Le Corbusier, a malincuore perché, nonostante ne avessi comprate quattro, fermamente convinta che fossero belle con la loro forma pulita, squadrata, lineare, dopo averci passato sopra qualche ora, ero ormai altrettanto fermamente convinta che fossero sì belle, ma purtroppo anche molto scomode.

Rimpiangevo il mio vecchio, comodo divano di cuoio, che aveva sopportato i salti di mio figlio, che aveva subito tagli e sevizie, ma che accoglieva, in un morbido abbraccio, la stanchezza di Gianni che vi si appisolava per il riposino pomeridiano, o la mia rilassatezza serale in compagnia di un buon libro, le gambe allungate ad alleggerire il peso della giornata, la testa appoggiata allo schienale comodo e confortevole.

Sulle nuove poltrone non ci si può rilassare: lo schienale è troppo basso e non si sa dove appoggiare la testa.

Bisogna sistemarsi un po’ di sbieco e incastrarsi nell’angolo, scivolando leggermente in basso, per far sì che la testa trovi un sostegno, in verità un po’ precario. Non si possono nemmeno allungare le gambe e quindi, spesso, mi ritrovo in posizione fetale, con le ginocchia sotto il mento, in un abbraccio che le circonda.

È in questa posizione che ho sentito il suo “odore”, o meglio, il “ profumo della sua pelle”.

Un brivido mi ha percorsa in un attimo e la sua presenza, quasi palpabile, mi ha avvolta alle spalle.

Nel buio dietro a me, sentivo che lei era lì: il suo profumo era inconfondibile e lo sentivo, sempre più distintamente, annusandomi soprattutto le ginocchia.

Quello stesso giorno avevo deposto sulla tomba il cestino di primule che, da due anni, ogni primo marzo, giorno del suo compleanno, ero solita regalarle. Ora non poteva più vedere quei fiori che tanto amava.

Spesso, in quella giornata, era stata nei miei pensieri: il suo compleanno, mai dimenticato in vita, non posso dimenticarlo nemmeno ora, guardandola mentre mi sorride, splendida ventenne, nella foto sul camino del soggiorno. Una bellezza senza trucco, occhi e sorriso di ragazza ancora felice.

Per tutta la sera l’abbraccio profumato non mi ha abbandonata e, confusa da quel che io sentivo, ho chiesto a Gianni se anche lui percepisse qualcosa. Naturalmente no.

Ma io sapevo di non sbagliarmi.

Mia mamma era lì, con me.

Ne avvertivo la presenza, non soltanto il suo odore.

Il giorno dopo, con gli stessi indumenti della sera prima, mi sono seduta sulla stessa poltrona, in attesa: ma era il due di marzo, non era più il suo compleanno e nulla più profumava di lei, ombra impalpabile che, il giorno avanti, era venuta a ringraziarmi, lasciando su di me, ormai svanito, il profumo della sua pelle.

Autore: admin

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