Umberto ROSSI- Teatro. Recensioni brevi (“Lei dunque capirà”, “Quei due”)

 

Teatro   Recensioni brevi

DUE SPETTACOLI RECENTI

 

 

Lei dunque capirà

Lei dunque capirà

Di Claudio Magris drammaturgia Margherita Rubino.  Regia di Daniela Ardini   Con Elisabetta Pozzi   Scene  Giacomo Rigalza, Giorgio Panni   Musica  Daniele D’Angelo

 

Claudio Magris (1939) ha pubblicato nel 2006 il volume Lei dunque capirà da cui è stato tratto l’omonimo testo teatrale messo in scena, prima, dal Teatro Stabile di Milano e, poi, con la drammatizzazione di Margherita Rubino, dall’associazione Lunaria per la regia di Daniela Aldini.

E’ questa versione che approda sul palcoscenico del Teatro Duse di Genova  con l’interpretazione di Elisabetta Pozzi. In una nuova versione della storia d’amore fra Orfeo ed Euridice, con la differenza che è la seconda a tenere banco, mentre il primo vi figura, solo evocato, come una sorta di amante farfallone e inconcludente. La prima cosa che si può dire è che si tratta di una versione femminista del famoso mito, ove la donna ottiene da Dio il permesso di ritornate tra i vivi una seconda volta ed è l’uomo a far fallire la resurrezione voltandosi all’indietro prima di aver varcato le porte dell’Ade.

Per la verità lo fa subornato dalla compagna che ha ben capito quanto sia fragile il suo carattere. Nella sostanza la massa critica dello spettacolo è nell’amore disperato e intenso di Euridice verso il suo uomo, un essere dolce e volubile, appassionato e incostante. Un monologo che l’attrice recita con grande passione e maestria, rivendicando con forza la passionalità e la l’amore della donna nei confronti di un compagno al limite del volubile. E’ un saggio di recitazione di alto profilo che qui come non mai rende onore alle capacità di Elisabetta Pozzi .

Si esce dalla sala con un profondo senso di ammirazione per questa attrice che ha dedicato quasi tutta la vita artistica alla rappresentazione di personaggi femminili forti. La sua Euridice è tutt’altro che una donna maneggevole, ma un essere che decide da se le strade del proprio destino e le percorre con lucidità ben conoscendone conseguenze e rischi.

****

 

Quei due

Quei due

Adattamento italiano di Massimo Dapporto

Di Charles Dyer   Regia di Roberto Valerio   Interpreti: Massimo Dapporto, Tullio Soleneghi.  Scene  Massimo Bellando Randone   Musica  Brentmont   Compagnia   Star Dust Show Productions

 

Sino al 1967 la Gran Bretagna era una nazione razzista e omofoba. Solo in quell’anno fu abolito il reato di Disgustosa indecenza (Gross Indecency) alla base di numerose condanne per omosessualità. Vi incapparono non solo il grande scrittore Oscar Wilde (1854 –1900) ma anche cittadini più o meno comuni.

Uno dei più illustri fu Alan Turing (1912 –  1954), un analista e matematico geniale oltre che scopritore della chiave per decifrare il codice nazista della macchina Enigma e inventore del primo computer. A lui il regista Morten Tyldum ha dedicato The Imitation Game, un film del 2014 desunto dalla sua biografia. Anche Charles Dyer (1928).

Attore e drammaturgo inglese, Charles Dyer si è rivolto a questo tema con il testo Quei due (Staircase, 1966), tre anni dopo trasformato in film per la regia di Stanley Donen e l’interpretazione di Rex Harrison e Richard Burton. Ora Roberto Valerio ha riesumato questo copione affidandolo a Massimo Dapporto (anche adattatore) e Tullio Solenghi. L’ esito della rappresentazione non appare tuttavia felice- e la vicenda umana di Charlie e Henry è separata da ogni riferimento storico approfondito. Ci sono solo alcuni accenni superficiali, difficilmente comprensibili per il pubblico più giovane, alle persecuzioni a cui erano sottoposti gli omosessuali.

In questo modo lo spettacolo si trasforma in una banale vicenda coniugale con protagonisti due barbieri che gestiscono un negozio nell’ East End di Londra, vivono assieme da trent’anni e sono sconvolti dalla chiamata in tribunale di uno dei due sorpreso in abiti femminili e in atteggiamento indecente in un ritrovo gay. Alla fine tutto si rimette in ordine e i due riescono a ristabilire un rapporto armonioso.

Come già detto la storia è del tutto avulsa dal clima di bigottismo e oppressione che segnava la Gran Bretagna in quegli anni con il risultato di trasformare in commedia leggera un testo di implicita, irremovibile denuncia.

 

*Entrambi gli spettacoli sono attualmente in tournée

Ringraziamo U. Rossi, collega di “Cinemasessanta”

Autore: admin

Condividi