Umberto ROSSI- Cinema. Recensioni brevi (“Il medico di campagna”, “Alps”, “Le stagioni di Louise”)

 

Cinema    Recensioni brevi

 

 

TRE FILM RECENTI

 

Il medico di campagna

Il medico di capagna

Regia  di  Thomas Lilti

Interpreti
François Cluzet, Marianne Denicourt, Christophe Odent, Patrick Descamps.Prod. Francia 2016

Uno dei pregi del cinema francese è quello di portare sullo schermo situazioni e personaggi presenti nella vita reale, ma poco raccontati sul grande schermo. E’ il caso de Il medico di campagna, quarto lungometraggio del regista Thomas Lilti.

La vicenda ha un andamento semplice che riecheggia le molte storie di un rapporto all’inizio difficile fra due personaggi che man mano di evolve sino a trasformarsi in amicizia o, nel caso i due siano di sesso diverso, in una storia d’amore. Al dottore, vecchia maniera, Jean-Pierre Werner è diagnosticato un tumore inoperabile al cervello che potrà essere alleviato solo con la chemioterapia, prima, e con un mix di chemio e radiologia, poi. La sua condizione non gli consente più di lavorare con i ritmi di sempre (iniziava a visitare nella fattorie  alle sette del mattino e continuava in studio nel pomeriggio fino a notte inoltrata) per cui deve trovarsi un aiuto.

Gli si presenta una donna, ex – infermiera laureata in medicina da poco, che lui tratta burberamente, sino al momento in cui ne scopre sia la professionalità sia l’umanità. Il film sviluppa una sorta di ode al medico di un tempo, quello che ascoltava i pazienti, si appassionava alle loro storie, lavorava senza contare le ore, era sempre disponibile. Il suo opposto è l’ambente dell’ospedale asettico e impersonale. Una contrapposizione un po’ manichea e non priva di eccessive semplificazioni, ma che individua un problema reale. Il film approda a un finale troppo consolatorio e piuttosto improbabile (la remissione della malattia e la pacificazione fra i due medici, forse foriera di una possibile vicenda sentimentale)- e questo compromette non poco il bilancio dell’opera.

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Alps

Alps

Regia di Yorgos Lanthimos

Interpreti
Ariane Labed, Aggeliki Papoulia, Aris Servetalis, Johnny Vekris. Prod. Grecia 2016

Alps è l’opera terza del greco Yorgos Lanthinos, già autore del discusso Kynodontas (Dente canino) pluripremiato da molti festival, ma anche oggetto di critiche feroci.

Il tema di questa nuova opera, presentata all’ultima Mostra di Venezia, è ancora una volta l’isolamento e il rifiuto di fare i conti con la realtà. Nel caso specifico sono quattro personaggi – una giovane ginnasta, il suo allenatore, un’infermiera e un organizzatore sportivo – che si mettono assieme in un’associazione denominata Alpi che ha lo scopo di guidare l’elaborazione del lutto da parte dei parenti dei defunti. Accettano, per denaro, di presentarsi nelle famiglie dei trapassati per prolungare fittiziamente la presenza dei morti. E’ una mascheratura della realtà che, palesemente, mira a costruire una falsa ipotesi della post.vita e, nei protagonisti, un altrettanto falso aggiustamento di affetti.

Ovvio che le messe in scena avranno effetti disastrosi sia sui dolenti, sia sui protagonisti. A pagare il prezzo più elevato sarà l’infermiera che, colpevole di esseri messa in proprio, sarà picchiata a sangue dal capo della strana impresa. Il film ha passaggi e sviluppi ancor più oscuri di quelli che segnavano lo svolgimento dell’opera precedente. Un accumulo di ambiguità irrisolte che non aggiunge, bensì sottrae fascino ad un’opera di palese, malriposta ambizione.

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Le stagioni di Louise

Le stagioni di Louise

Regia di Jean-François Laguionie

Interpreti
Voci del doppiaggio originale: Diane Dassigny, Dominique Frot, Antony Hickling, Jean-François Laguionie. Voci del doppiaggio italiano: Piera Degli Esposti, Mino Caprio, Teo Bellia, Francesca Testa, Francesco Simone, Daniela Debolini.  Prod.Francia, Canada 2016

Il piccolo miracolo costruito da I Wonder Pictures prosegue sottovoce ma con grande capacità, proponendo titoli molto interessanti che probabilmente, senza il loro intervento, resterebbero bell’oblio più assoluto seguendo la logica del guadagno ad ogni costo che privilegia titoli sicuri – normalmente opere che danno poche emozioni – a testi che potrebbero far provare un rinnovato amore per il cinema.

Questa azienda è un distributore indipendente (e mai questo termine è stato meglio usato) che predilige la qualità sopra ogni altra cosa, vive e lavora dal 2013 nella dotta Bologna grazie all’appoggio illuminato di un’assicurazione e al Biografilm Festival. Fino ad ora, proposte di assoluto interesse che hanno aiutato a riappropriarsi di un mondo lontano dall’industria cinematografica – intesa come fabbrica di prodotti, non di sogni – che a gennaio sarà ulteriormente arricchito dal vincitore del Sundance Festival Life, animated (2016) realizzato da Roger Ross Williams raggruppando animazione, documentario, fiction in un film di grande vis drammatica.

Le stagioni di Louise è un piacere per gli occhi, per il cuore, per l’anima. Parla di anziani e delle loro capacità di reagire alle difficoltà della vita, dell’apparente cortesia del mondo che si riduce a cordialità di facciata, a figli che non si accorgono dell’assenza della madre o che quantomeno ad essa non danno importanza. L’unione della solitudine della donna e di un anziano cane crea una specie di coppia in cui ognuno bada all’altro quasi per timore di dovere di nuovo affrontare la vita senza nessuno al fianco. Emoziona, commuove, rimette in pace con il mondo dell’animazione che, col continuo proporre mega produzioni in cui contano più gli effetti visivi e sonori che non la storia, ha fatto dimenticare la magia che per tanti anni ne era stata specifica caratteristica.

E’ un’opera destinata alla vita sacrificata dei Festival in cui viene glorificato, ma che non è la strada sicura per potere essere proposto in circuiti commerciali (il film, per ora, era uscito solo in pochi locali francesi). Splendida Piera Degli Esposti, grande attrice che non finisce di darci emozioni, quale interprete (non doppiatrice, sarebbe troppo limitativo) di questa signora un po’ distratta che trova una nuova ragione di vita nel dovere risolvere situazioni che nella sua esistenza serenamente borghese mai aveva dovuto affrontare. Jean-François Laguionie ha un’attività ultracinquantennale ed è considerato un maestro dell’immagine, un perfezionista che segue direttamente la creazione dei fondali – autentici quadri di rara bellezza in cui è difficile non apprezzare le sue capacità pittoriche – e che realizza un film solo quando ha qualcosa da dire e, ovviamente, trova i finanziatori.

Docente, vero punto di riferimento per colleghi (ha tenuto a battesimo molti autori tra cui alcuni da anni trasferitisi oltreoceano) ha diretto diversi cortometraggi, compreso il bellissimo e molto noto A remi attraverso l’Atlantico (La Traversée de l’Atlantique à la rame, 1978), 24 minuti di autentica poesia. Questo film è il suo quinto lungometraggio (senza titoli dura circa un’ora) e nell’edizione originale la voce del cane parlante è sua. Colori pastello, musiche suadenti che si amalgamano ai suoni della Natura, la bellezza di un racconto senza fretta in cui immergersi in maniera completa. Alla fine dell’estate, l’ultimo treno della stagione parte da Biligen ed il suo mare lasciando dietro di sé una dolce anziana che lo perde per un soffio.

La città è ormai deserta e si trova completamente sola, fatta eccezione per un cane parlante che incontrerà dopo settimane trascorse in solitudine. In un contesto che si fa sempre più surreale, torna a rivivere la sua infanzia e i momenti più significativi della sua vita, rileggendoli con l’esperienza maturata nel corso di un’intera esistenza.

 

*Ringraziamo U. Rossi, collegainemaeteatro.com

Autore: admin

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