Franco LA MAGNA – Una fantasmagorica natività napoletana (al Massimo Bellini, “La cantata dei pastori”, regia di Peppe Barra)

 

Lo spettatore accorto



UNA FANTASMAGORICA  NATIVITA’ NAPOLETANA

Peppe Barra rielabora “La cantata dei pastori” al Massimo Bellini di Catania

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Una fantasmagorica festa di luci, colori, musiche, costumi, associata ad una ricerca dell’iconografia classica, con non pochi spunti blasfemi (secondo una ormai consolidata tradizione) ed irriverenti, divertenti, momenti d’interazione con il pubblico. Forse un po’ pretenziosamente ripresentata come edizione “lirica”, questa riproposizione di Peppe Barra (regista, attore, autore)  della “Cantata dei pastori” – (liberamente ispirata all’opera omonima di Andrea Perrucci), piuttosto lavoro drammaturgico con momenti musicali che “opera lirica”, con cui il  Teatro Massimo Bellini di Catania chiude “coraggiosamente” la stagione lirica – assembla in un ricco pout-pourri motivi barocchi d’una Napoli vitale e cosmopolita vissuta tra ‘600 e ‘700, nonché indizi, tracce, segni, aggiunte di più recente acquisizione, richiamando forme e intonazioni recitative ben note al pubblico, teatrale e televisivo, nazionale.

Un’opera ormai “classica” che le continue manipolazioni (Razzullo e Sarchiapone, divenuti protagonisti, sono due figure popolari aggiunte successivamente) e i rimaneggiamenti apportati da una vera e propria schiera di commediografi, drammaturghi, registi (quest’ultima versione di Barra un po’ fluviale, con qualche sketch poco incisivo) hanno reso ancor più inossidabile al tempo trascorso, rinnovando una tradizione che ha ancora la capacità di suscitare emozioni e scoppi d’ilarità, sebbene (essendo scaturita, come è noto, da una committenza dei gesuiti all’abate Perrucci, ma poi profanata dalle mani popolari) ovviamente in parte deprivata di quella carica dirompente che ebbe nel corso di tutto il ‘700.

Munito di sacra armatura e spadone l’arcangelo Gabriele appare in pompa magna sventando con successo le continue “diaboliche” macchinazioni di Satana-Peccato e della sua corte di diavoli e diavolesse danzanti, sicché, finite finalmente le tribolazioni di Giuseppe e Maria, la nascita del Bambin-Gesù festeggia, in un accademico quadro agiografico, il sacro evento con cui la rappresentazione si congeda dal pubblico. Gremito team attoriale ben orchestrato registicamente. Gradevole esecuzione dell’orchestra e coro del “Bellini” di Catania.

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“La Cantata dei Pastori” di Andrea Perrucci, rielaborazione di Beppe Barra

Al Teatro Massimo Bellini di Catania

Personaggi e interpreti: Beppe Barra (nel ruolo di Razzullo), Salvatore Misticone (Sarchiapone), Patrizio Trampetti (Cidonio/Diavolo Oste), Maria Letizia Gorga (Zingara/Gabriello), Giacinto Palmarini (Demonio), Fabio Fiorillo (Ruscellio), Francesco Viglietti (Armenzio), Andrea Carotenuto (Giuseppe), Chiara Di Girolamo (Maria Vergine) e il piccolo Giuseppe De Rosa (Benino).

Musiche di Carmelo Columbro, Lino Cannavacciuolo; “La canzone di Razzullo” è di Roberto De Simone; direttore Carmelo Columbro; coro e orchestra del Teatro Massimo Bellini; scene di Tonino Di Ronza; costumi di Annalisa Giacci; coreografie di Erminia Sticchi; assistenti alla Regia Francesco Esposito e Gennaro Monti; regia di Peppe Barra


Autore: admin

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