Francesco NICOLOSI FAZIO- Amore e Verità (“Misantropo” adattato e diretto da Nicola A. Orofino)

 

Anteprime Teatro

 


AMORE E VERITA’ *

“Misantropo”    di Molière

Riduzione, adattamento e regia: Nicola Alberto Orofino.Con Silvio Laviano, Egle Doria, Enrico Sortino, Paolo Toti Guarenti, Roberta Amato, Diego Rifici. Assistente alla regia: Alessandra Barbagallo.  Foto di Scena: Gianluigi Primaverile.   Scenografie: Arsinoe Delacrroix.    Costumi: Laura Lazzaro.  Rassegna: Palco Off – Produzione La Memoria del teatro – Milano – Catania.

Allo Scenario Pubblico – Catania

* Precisiamo che il titolo dell’articolo non è un programma elettorale.

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Alceste è un uomo che non scende a compromessi, scontrandosi con la società e le sue ipocrite consuetudini. In deroga ai suoi principi ama Celimene, donna non virtuosa. Meglio farebbe ad amare Eliante o Arsinoè, che ricambierebbero. Per colpa della sua franchezza si scontra con Oronte, adulato cortigiano che pretende di essere poeta.

Non ascoltando i consigli di Filinte e Clitandro, si arriva in tribunale. La sconfitta legale diventa un totale fallimento quando scopre i tradimenti dell’amata; questa non rinunzia alla mondanità, lasciando andare per il suo triste eremo Alceste.

“Chiunque legga il Misantropo si identifica con lui, ma nessuno può essere come lui, in ogni società di ogni epoca”. L’abilità di Alberto Orofino, di giocare con il teatro e la vita, si manifesta in questa semplice  dichiarazione, che condensa saggezza ed un programma di lavoro. Un intenso Silvio Laviano/Alceste ci conferma che “Diventare in scena il Misantropo è stato un  continuo avvicinarsi, identificandomi in lui alla fine di un duro percorso”.

Operazione culturale di ampio respiro, pur condensando in un solo atto la sterminata commedia di Molière, di cinque atti. Già nella riduzione Orofino dimostra precisione chirurgica prendendo l’essenziale, lacerti che diventano forse anche più significativi dell’insieme, per spremere il succo della vicenda, forse la migliore opera di Poqueline.

Ma lo stupore ci coglie nel godere nell’insieme di invenzioni e movimenti che gli attori portano in scena, cominciando con una divertente finzione nella finzione che, come Pirandello e Fellini, sottende l’impossibilità della rappresentazione, in quanto tale: dall’alto della cabina Alberto riprende e suggerisce, blocca e riavvia, fin quando la “nave va” e lo spettacolo prima cammina e poi  corre gioioso, tra le risa e gli applausi.


Corretto e filologico, anche in questo, Orofino ci lascia intendere che lo spettacolo è stato diretto, e va visto, dall’alto, sfruttando la particolare visuale che consente la sala di Scenario Pubblico, concepita per spettacoli di danza: solo tribuna/cavea.

Così si apprezzano ancor meglio i movimenti attoriali e le esilaranti invenzioni, una magmatica sovrapposizione (lavica?) di epoche e stili, partendo dal Dario Fo censurato (ed espulso) nella “Canzonissima ‘62”, quando, volendo “far cantar le vedove”, osò parlare anche di morti sul lavoro. Una Gigliola Cinquetti, portata come una santa, apre inserimenti musicali che rappresentano una vera e propria “colonna sonora” dello spettacolo, con riferimenti alla TV, tribunale sociale.

Attori poderosi con una forte identificazione nei personaggi, che risulta al contempo poliedrica:

Laviano/Alceste si fa carico (anche fisico) dell’intera drammaturgia, ospitando dentro la sua anima il conflitto del personaggio; Doria/Celimene ne risulta il perfetto contraltare, portando perfettamente una visione moderna dell’”eterno femminino”, di una saggia attualissima cortigiana/geisha; Sortino/Oronte-Arsinoè in due (da lui definiti) cammei, giganteschi, offre una visione grottesca della società, dal ‘600 a Trump; i giovani Guagenti/Amato/Rifici (Filinte/Eliante/Clitandro) esplodono sulla scena, interpretando con matura naturalezza il futuro della società e del teatro.

Scene semplici e polisemiche, tavoli che diventano capezzali, coltri/mantelli/tovaglie, luminarie religioso/felliniane. Un non so che di cinematografico, che fa recitare gli oggetti.

La più bella opera di Alberto Orofino, che vanta precedenti stupendi. Una consolidata maturità di livello europeo. Uno spettacolo allegro e struggente. Il colto pubblico resta incantato e nulla può aggiungere alla poesia raggiunta. Impossibile il tentato dibattito. Da Sofocle ad Eduardo, in scena si rappresentano le aspirazioni dell’intera umanità, che sempre è alla ricerca di…… (*)


misantropo di molière

Autore: admin

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