Anna DI MAURO- Potere=Pugnale. Pugnale= Potere (il “Macbeth” secondo De Fusco approda allo Stabile di Catania)

 

Lo spettatore accorto

 


POTERE  = PUGNALE. PUGNALE=POTERE


“E’ un pugnale questo che vedo  davanti a me?” ( Shakespeare.Macbeth.Atto II.1)

Note su “Macbeth”, regia di Luca De Fusco, di scena allo Stabile di Catania

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Foucault, ovviamente, non era ancora nato quando il celeberrimo drammaturgo  inglese scriveva di Amore, Morte, Potere, fondendo in  questo Macbeth appena concluso al Teatro Verga di Catania,  le tre trame interconnesse intorno a cui si avvolge,  enfatizzata nella lettura onirica del regista  Luca De Fusco, la natura fantastica di un testo intramontabile: Ecce Homo umano-disumano.

Il Macbeth proposto  in questa  voluta angolazione visionaria  trasuda riferimenti filosofici e freudiani, fluttuando in impalpabili visioni, scolpito da  un chiaroscuro di impronta caravaggesca, tra filiformi tendaggi aerei,  entro cui trapela , come nel suggestivo incipit, il Male, colto nell’inquietante ansimare delle danzanti “streghe”, alieni dal  femmineo corpo scultoreo, dalla testa mostruosa, dal fiato raggelante, dalle ipnotiche movenze.

La crudeltà veste il morbido seno dell’algida  Lady Macbeth (una Gaia Aprea sempre impeccabile),   intenta a scatenare la belva nascosta del consorte, (un Lazzareschi misurato e asciutto), duplicati dalle proiezioni video, tra lascive carezze e rigurgiti di brama incontrastata di quel potere che appunto Foucault sottolinea  come forza altrettanto potente quanto l’eros freudiano, capace di inenarrabili nefandezze.

Il pugnale, violenza materializzata, è il vero, grande protagonista di tutti i delitti che costellano il cammino di Macbeth verso la gloria del regno. Appare, come il fantasma di Blanquo, come il volto di Lady Macbeth, immagine gigantesca su una scena volutamente scarna, di una sorta di altare ( il sacrificio?)  che diventa letto, trono, piattaforma delle streghe, a sottendere la correlazione tra il naturale e il soprannaturale del trucido servaggio.

Schiavi di un potere che è più forte della coscienza, i Macbeth lussuriosi incarnano, tra ombre vaganti di archetipi sovrannaturali, la sete inestinguibile di un potere che diventa sangue, macchiando le mani e la mente dei  suoi servi, in un crescendo di  follia, tema caro a Shakespeare, fino all’inevitabile morte. La giustizia finirà per trionfare sui  mucchi maleodoranti  dei cadaveri simbolicamente assiepati intorno al trono: La carneficina di ogni scalata al potere,vuoi reale,vuoi simbolica.

De Fusco nelle note di regia presenta l’opera come  ideale prosecuzione  delle tragedie “Antonio e Cleopatra” e “Orestea”, anch’esse connotate dalla contaminazione dei linguaggi, in uno sperimentale intreccio tra spettacolo, musica, danza. Questo visionario, cupo Macbeth, si avvale così  di video, coreografie, luci, in un intento di sogno- delirio che attiene alla sfera dell’incubo.

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“Macbeth”

di William Shakespeare

Traduzione di Gianni Garrera  Produzione Teatro Stabile di Napoli-Teatro Stabile di Catania (Fondazione Campania del Festival-Napoli Teatro Festival Italia)  Adattamento e regia : Luca De Fusco  Scene : Marta Crisolini Malatesta.  Costumi : Zaira De Vincentiis  Luci: Gigi Saccomandi Musiche: Ran Bagno Installazioni -video : Alessandro Papa  Coreografie: Noa Wertheim

 

n.b. Al suo debutto romano, Teatro Quirino, lo spettacolo di De Fusco è stato commentato da Cinzia Baldazzi

Autore: admin

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