Sauro BORELLI- La vedova cinica (“Amore e inganni”, un film di Whit Stillman)

 

Il mestiere del critico

 


LA VEDOVA CINICA

Amore e inganni

“Amore e inganni” , un film  di Whit Stillman

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Il cinema inglese ha sempre dato prova di un pragmatismo positivo sia quando si occupa di questioni sociali – ad esempio i grintosi film-grido di Ken Loach – sia quando si rifà ai temi letterari o più genericamente dislocati nel passato più o meno aristocratico. Oltretutto, allorché affronta vicende, personaggi venati di qualche nostalgico gusto per gli intrecci sentimentali dei tempi andati – esemplare in tal senso Orgoglio e pregiudizio con Greer Garson e Laurence Olivier – anche gli autori più prestigiosi si tengono a una sobrietà espressiva ben temperata da un rigore stilistico più che mai essenziale. Da questo metodo creativo – poi supportato da interpreti di navigata maestria – sortiscono in genere opere certo non eclatanti ma pellicole di solido impianto drammaturgico e di sicuro impatto spettacolare.

Una conferma sostanziale di simile strategia la si può riscontrare per paradosso giusto a proposito di un film non inglese ma cosmopolita (Irlanda, Francia, Olanda) realizzato quest’anno dal cineasta statunitense Whit Stillman che, approntata una sapiente sceneggiatura del giovanile romanzo epistolare di Jane Austen, Lady Susan, l’ha trasposta sullo schermo col titolo più che accattivante Amore e inganni splendidamente interpretato da Kate Beckinsale (nel ruolo centrale) e da Chloe Sevigny, oltre un décor ambientato nel primo Ottocento di sofisticata, elegante proprietà formale.

L’esito di una tale messinscena è, a conti fatti, più che azzeccato, dal momento che la storia cui si impronta con rigore e nitore lo stesso film ripropone, con minime licenze, la traccia che percorre il testo letterario Lady Susan, scritto, come si diceva, da Jane Austen (1775-1817) ancor prima dei suoi romanzi più noti (Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, Emma) mai pubblicati prima della sua scomparsa e oggi puntualmente “cinereplicati” in molte versioni.

Un altro punto di forza di questo Amore e inganni si dimostra l’ordito narrativo che, benché calato nelle atmosfere e negli ambienti esclusivi di una classe conservatrice votata soltanto alla sopraffazione e al culto della ricchezza, incardina l’evolversi di intrecciate situazioni tra la fatuità e lo snobismo ad un ritmo sempre incalzante, sorprendente per levità e sottile, sotterraneo sarcasmo.

In breve, Lady Susan è una vedova di trentacinque anni in condizioni economiche piuttosto precarie con una figlia adolescente da accasare, se possibile con un ricco marito, così da risolvere le ristrettezze della famiglia. Tra l’altro la signora in questione è ancora una bella donna assolutamente priva di alcuno scrupolo pur di risolvere i suoi problemi. Tanto che dovunque capiti non esita un attimo ad esercitare la propria seduzione su uomini e donne, purché doviziosamente attrezzati di proprietà e di soldi. Ostentando una vedovanza tutta vistosa – cappello nero a larghe tese – Lady Susan, col suo volto fresco e candido, fa ricorso ad ogni suo artificio per trarre vantaggio da tutte le situazioni sia per sé stessa, sia per la sua un po’ imbambolata figlia messa all’incanto come possibile sposa di un ben fornito buon partito.

L’intiera vicenda ambientata nell’Inghilterra un po’ disorientata dopo la sconfitta sul finire del Settecento ad opera della trionfante rivoluzione americana, mette bene in evidenza il cinismo, la mancanza di ogni riguardo che Lady Susan usa per avere ragione di ogni difficoltà (e altresì per accasarsi lei stessa in modo conveniente). E, a tale scopo, ostenta disprezzo per tutti coloro che ostacolano i suoi piani. Al più moderando l’effetto delle sue riprovevoli maniere con una ipocrisia morbida, inesorabile. Il tutto immerso (e talvolta sommerso) tra l’ostentazione del lusso più sfrenato degli aristocratici privilegiati imperanti nell’Inghilterra del guerrafondaio Giorgio IV e ancora scioccata dalla recente tempesta storica dell’epica Rivoluzione francese.

Si potrebbe dire che l’azione prevaricatrice di Lady Susan, proprio per questi segni epocali affioranti da una pantomima neanche troppo originale, viene a fornire in tralice – tra distrazione e disperazione – un apologo significativo di uno scorcio storico, certo, per alcuni versi abbagliante, per altri decisamente desolato. Tutte cose che forse la giovane, precoce Jane Austen non sospettava neanche ma che, inconsapevolmente, seppe presentire e prospettare per il futuro. Il cinema, a tale proposito, ha completato l’opera.

Autore: admin

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