Franco LA MAGNA- Cinema,Recensioni brevi (“Sully”, “Captain Fantastic”)

Cinema   Recensioni brevi

 

 

DUE FILM RECENTI

“Sully”  di Clint Eastwood

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Il miracoloso ammaraggio sul fiume Hudson

 

-Lo spettacolare, incredibile, ammaraggio sul fiume Hudson di un airbus 320 – partito dall’aeroporto La Guardia di New York nel gennaio del 2009 – a seguito dell’impatto con uno stormo di uccelli che ne mette fuori uso i due motori, è ripreso da Clint Eastwood in “Sully” che traspone in immagini l’autobiografia dello stresso pilota Chesley Sullenberger (detto “Sully”) scritta con il giornalista Jeffrey Zaslow.                                     
Evitando accortamente di seguire la facile pista del catastrofismo o della rappresentazione del panico, pur non rinunciando alle necessarie scene del salvataggio dei 150 passeggeri (che dopo l’ammaraggio in attesa sulle ali dell’aereo vennero tratti in salvo dopo pochi minuti da alcuni battelli), Eastwood preferisce concentrare l’attenzione sull’irredimibile contrasto tra l’immediata esaltazione dello straordinario comandante dell’aereo da parte dell’opinione pubblica, che subito lo celebra come eroe nazionale, e l’ottuso burocratismo, vero e proprio fiscalismo persecutorio, della commissione d’inchiesta che viceversa, incredibilmente, tenta d’accusarlo d’incapacità basando l’imputazione su prove simulate, rivelatesi del tutto inattendibili ed immediatamente smentite dallo stesso pilota.

In evidenza, anche qui eludendo inutili eccessi, il tormento interiore di Sully nei giorni precedenti il processo.
Compassata, sorvegliatissima ed elegante, prova attoriale di Tom Hanks, già candidato ad una pletora di premi insieme al film diretto con mano sicura dall’ormai veterano Eastwood, che non smette di sorprendere con le sue garbate e mature  regie cinematografiche.
Interpreti: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O’Malley, Ann Cusack

“Captain Fantastic” di Matt Ross

La sconfitta dell’ultimo hippie

 

-Nel tentativo di sfuggire all’aborrita società dei consumi, tornando al fecondo grembo della natura, Ben (Viggo Mortensen) vive con i suoi sei figli nel cuore di una foresta del Nord America. Egli stesso (sorta di enciclopedico Leonardo contemporaneo)  insieme alla moglie (ora in fin di vita e ricoverata in ospedale) impartisce dotte nozioni interdisciplinari (dalla storia, alla filosofia, alla fisica quantistica) ed una rigida educazione fisica alla sopravvivenza alla copiosa nidiata. Alla morte delle moglie dovrà tornare, dopo mirabolanti avventure (incontro-scontro con i ricchi suoceri, trafugamento di cadavere…) al mondo fino allora evitato.

Surreale e folcloristico apologo sulla fine e la definitiva sconfitta (per quanto temperata dal ritorno dei figli con il padre, accolti nella ricca dimora dei nonni e da questa fuggiti) dell’utopia hippies dell’autodeterminazione e dell’autosufficienza, tematica “carsica”, che riappare ogni tanto più come nostalgico sguardo al mancato Eden, che come critica efficace all’american way of life. Resta tuttavia il dubbio, al di la delle esagerazioni narrative e delle citazioni anticapitalistiche e   antisistema ripetute a memoria come slogan dai figli, quale sia nel confronto tra i due antitetici sistemi educativi quello meno costrittivo da adottare per la crescita dei figli.

Autore: admin

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