Daniela VIGLIANO – “Jeanne Hébuterne con la collana – di A. Modigliani” (racconto su quadro)

 

 

Racconto su quadro

 


JEANNE HÉBUTERNE CON LA COLLANA



“Non m’importa niente che non sia ricco e che abbia avuto un uno stuolo di amanti. Io lo amo!”.

“Tu sei pazza! Ha quattordici anni più di te, è un ebreo e oltretutto un ubriacone! Ti rendi conto? Quello non lo frequenterai più, te lo impediremo in tutti i modi, mettilo bene in testa!”.

“Se tu, mamma, sei una bigotta baciapile sempre in chiesa, buon per te, te ne andrai sicuramente in Paradiso. E tu, papà, contabile fidato e meticoloso, così devoto al tuo padrone che va fiero di te, non puoi certo capire quanto possa essere aperta e meravigliosa, sì, meravigliosa, la mente di un artista. Modì è questo e molto altro, e tutto quel che dite di certo non mi impedirà di amarlo!”.

“Bene! Fai pure la tua scelta, Jeanne, ma sappi che se esci da questa porta non ci rientrerai mai più. Anzi, prenditi pure adesso, subito, tutte le tue cose e vattene da qui! Ricordati però che non sei più nostra figlia!”.

Uscii sbattendo la porta, furiosa con i miei che non capivano come fosse impossibile per me non amare quell’uomo che mi aveva affascinato con i suoi discorsi, con le sue poesie, con la sua bellezza. Lo avevo amato da subito, da quando, diciottenne, gli ero stata presentata come modella. I suoi begli occhi scuri, profondi e sensuali, mi avevano scrutata a fondo, e si erano poi fermati nei miei, azzurri e un po’ tristi.

“Puoi andare bene: pelle chiara diafana, interessante… capelli ramati, perfetti da dipingere… Vieni domani al mio atelier, possiamo incominciare con un ritratto, vediamo cosa ne viene fuori”.

Modigliani non sapeva che le sue parole mi avevano fatto capire cosa fosse la felicità. Avrei cominciato dal giorno dopo a posare per lui, e al diavolo se prendeva e lasciava le donne come se fossero cose, se non ne amava mai nessuna ma soltanto le usava e si divertiva con loro. Sapevo che da poco aveva lasciato una scrittrice con cui aveva convissuto due anni: adesso era libero, e io l’avrei conquistato.

E così andò. Qualche mese dopo “Nanette, ti amo” mi disse dolcemente mentre mi baciava. “Vieni a stare con me, ti voglio accanto sempre”.

Lasciò l’alberghetto dove abitava e andammo a convivere a Montparnasse. Certo non era una reggia quel posto, due stanze quasi fatiscenti e molto umide al quinto piano, ma noi ci amavamo e il resto non importava. Passavamo le nostre giornate a dipingere e a fare all’amore. Anch’io pitturavo e, come per gioco, ci mettevamo uno di fronte all’altra e ci facevamo il ritratto a vicenda. Quando avevamo finito, gli sguardi che fino ad allora si erano posati sui nostri visi e sui nostri corpi con l’attenzione del pittore, si trasformavano in  desiderio, e ci univamo in una cosa sola. Ero come stregata: le sue labbra, il suo respiro, le sue mani che mi cercavano con passione erano diventate l’unico mio pensiero. Modì era tutto per me, non potevo immaginare la mia vita senza di lui. Avevo tanta paura, però: era malato di tubercolosi e quel posto così umido e freddo non faceva che aggravare il suo stato; non avevamo soldi per le cure, la vita dissoluta che aveva fatto fino ad allora  metteva a dura prova le sue forze.

Decidemmo dunque di trasferirci in un luogo dal clima più mite, e la Costa Azzurra ci sembrò il posto più adatto. Nizza, calda e soleggiata, fu la città in cui nacque nostra figlia. La chiamammo Jeanne, come me. Restammo al sud circa un anno e mezzo; Amedeo sembrava essersi un po’ ripreso, ma era insofferente, diceva che solo a Parigi avrebbe potuto avere fortuna con i suoi dipinti, che solo a Parigi poteva incontrarsi con i suoi amici pittori. Solo là la vita frizzante, vivace e ricca di fermenti creativi che si respirava nei circoli o nei bistrot dove si riunivano gli artisti e gli intellettuali, avrebbe potuto aiutarlo per il suo lavoro.

“Io parto, non posso più resistere in questo mortorio”.

“Ma cosa faccio io qui, senza di te? Stiamo ancora qualche mese, per la tua salute, per la piccola!”.

“Nanette, io non sto ancora qui a vegetare. Mi raggiungerai appena potrai. Ti aspetto presto!”.

Se ne andò da Nizza a maggio, e a giugno già lo raggiungevo, non riuscivo a stare lontana da lui. “Aspettiamo un altro figlio!”, gli dissi appena arrivata a Parigi e lui, felice, mi volle subito dipingere, per cogliere nel mio viso la dolcezza nuova.

Furono mesi d’amore grande, e di grande lavoro. Non smettevamo di dipingere, nemmeno io, anche se l’odore dei colori e della trementina mi disturbavano moltissimo.

Spesso ci trovavamo con i suoi amici ma, io lo so, nessuno di loro mi stimava, pensavano che fossi una ragazza insignificante. Mi sentivo sempre molto in imbarazzo, ero giovane e la personalità esuberante di qualcuno mi metteva veramente a disagio. Quello spagnolo, poi, Picasso, mi era insopportabile.

Da poco si era festeggiato Capodanno: come tutti gli anni ci baciammo sussurrandoci sulle labbra che il nostro amore non sarebbe finito mai.

“Ti amerò per sempre, Nanette!”.

“Ti amerò per sempre, Modì!”.

Un giorno ero sola a casa e stavo giocando con la piccola Jeanne. Un trambusto fuori, sulle scale, mi spaventò.  Spalancarono la porta: “Presto, Jeanne! Mettiamolo a letto!”.

Amedeo era ubriaco, la febbre altissima. Mio Dio, adesso cosa faccio? Lo porto all’ospedale, subito, ha bisogno di cure! E la bambina? non so a chi affidarla, ma come faccio, come faccio? non posso lasciare lui, solo, all’ospedale: devo stargli accanto!

Così, in quel freddo quasi insopportabile della nostra casa, lo vegliai per una settimana, incinta di nove mesi, affamata e stanchissima.

“Amedeo, amore mio, non mi lasciare!” gli gridai disperata quando lo portarono alla Charité, tremante per la febbre e fuori conoscenza. Entrò in coma e morì due giorni dopo.

 

mi hai lasciata sola Modì sola senza di te amore grande amore mio mio solo amore che ne sarà di me che ne sarà senza di te non posso vivere io sono tua tua per sempre te ne sei andato da due giorni ma è già un’eternità amore sarò con te con te per sempre per sempre aspettami amore sto arrivando ho aperto la finestra sto arrivando aspettami amore

Autore: admin

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