Re. Ma.- Tam Tam Digifestival. Il cinema secondo S. Žižek (a cura di Ugo G. Caruso, 11 dicembre)

 

Film e psicanalisi

 

 

IL CINEMA SECONDO SLAVOJ ŽIŽEK

AL TAM TAM DIGIFESTIVAL, UGO G. CARUSO PRESENTA E COMMENTA IL DOCUMENTARIO DI SOPHIE FIENNES ” GUIDA PERVERSA AL CINEMA”, UN EXCURSUS IRONICO E PROVOCATORIO CON IL CELEBRE FILOSOFO E PSICOANALISTA SLOVENO

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Chiude in bellezza e pure in coerenza con quanto mostrato in questa 11^ edizione il Tam Tam Digifestival, l’originale rassegna ideata e diretta da Giulio Gargia, il cui appuntamento finale, prima della sessione viterbese, è fissato per domenica 11 dicembe intorno alle 21 al Teatro Manhattan (Via del Boschetto, 58), nel cuore del centralissimo rione Monti di Roma dove dopo una breve presentazione di Ugo G. Caruso, storico del cinema, sarà proposto il video- saggio del celebre filosofo e psicoanalista sloveno, diretto da Sophie Fiennes, diviso in tre parti, la cui colonna sonora è firmata da Brian Eno.

A prestare efficacemente la voce al filosofo nell’edizione italiana è il critico cinematografico Tatti Sanguineti.
Ironica, incalzante, dissacrante, fosforica, secondo Caruso, la video dissertazione del filosofo sloveno è godibile non solo per le tesi espresse ma per il divertito istrionismo del protagonista.
Žižek, noto per le sue accese posizioni antiliberiste e protagonista anche di una “Guida perversa all’ideologia”, è stato definito da New Republic “il filosofo più pericoloso d’Occidente”.

Per Žižek “il cinema è l’arte perversa per eccellenza: non ti dà quello che desideri, ti insegna a desiderare”. E sulla base di questo assunto il filosofo si lancia in un travolgente viaggio per esplorare la natura umana attraverso la visualizzazione dell’immaginario che il cinema offre allo spettatore: fantasia, realtà, sessualità, soggettività, forma e desiderio, questi sono i veri protagonisti nascosti dentro il grande schermo e anche dentro il nostro inconscio.

Quest’ultimo e il suo funzionamento sono al centro della prima parte, attraverso lo spunto offerto a Žižek dal film di Hitchcock, Gli Uccelli (1963).Hitchcock  infatti Insieme a Chaplin, Lang, Bergman, Kubrick, Tarkovsky, Coppola, Lynch, Kieslowski ed altri celebri cineasti, offre al filosofo la base per le sue riflessioni sul ruolo che gioca la fantasia nelle relazioni sessuali.
Infine, l’ultima parte consiste in una lunga serie di considerazioni sull’illusione che, secondo Žižek, è alla base della natura stessa del cinema ed è responsabile del vero godimento dello spettatore.
Il filosofo è infatti convinto che ci sia qualcosa di più reale nell’illusione, piuttosto che nella realtà che essa nasconde dietro di sè.

A questo fine scandaglia una quantità di titoli, da Il grande dittatore a Il Dottor Stanamore, da La conversazione a Strade perdute, da Persona a Psycho, analizzandone il linguaggio per rivelarne i più reconditi significati
Il documentario termina quindi con un appello volto ad intendere il cinema come un’arte essenziale della nostra realtà: i grandi registi giocano un ruolo cruciale in quanto ci consentono di affrontare dimensioni per cui non siamo ancora pronti, attraverso la grande illusione cinematografica, che “ci aiuta in qualche modo a credere di essere capaci di sopportare la realtà e a controllare l’ansia. Ci dà una sorta di coraggio olandese, una specie di falsa credenza di essere capaci di tenere la situazione sotto controllo”.

Autore: admin

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