Giuseppe CONDORELLI- La Sorellanza (angolazioni, “La casa della nonna” di Nino Romeo)

 

Angolazioni

 


LA SORELLANZA….

La casa della nonna 2016

“La casa della nonna” di Nino Romeo, di scena a Catania

****

Una morte, la veglia, il gorgo coagulato dei ricordi e dei rimorsi ad agitare il lutto.

Il Gruppo Iarba/Gria teatro ritorna dopo il felice debutto disei anni fa, sulla scena del Teatro Ambasciatori, con “La casa della nonna” perla regia di Nino Romeo. Il titolo tranquillizzante cela in realtà un focolare di scazzi familiari infuocati, di nervi scoperti, di occasioni perse e ritrovate –  Una sorta di commedia-vaudeville straniante, domestico e tragicomico in cui scendono a contrapporsi – nell’occasione della scomparsa della nonna – due sorelle, specularmente diverse anche nei nomi, inversamente proporzionali: Graziamaria e Mariagrazia, nome de plume rispettivamente Ausonia ed Enotria.

L’una (Graziana Maniscalco) poetessa epicureista, mascolina, esuberante, “pura estetica”; l’altra (Gianna Paola Scaffidi) insegnante costretta alla pensione, segnata da una cartesiana e razionale visione del mondo e dei rapporti umani, pudica e riservata, “pura etica”. Tra Genet e Goethe, ovvero i due modelli cui le sorelle attingono la loro (apparente) visione del mondo, “La casa della nonna”con una scrittura scintillante ed eclettica, si delinea lungo due atti che vedono pure le felici incursioni di Nicola Costa da in veste di beccamorto e di prete, di imprenditore, diuomo d’onore.

Due atti però rigorosamente al plurale femminile – declinati nella forma del “contrasto” e scanditi in nove quadri e ogni volta sottolineati da un brano della premiata ditta Lennon, McCartney Harrison – in cui la parola è contrappunto nervoso e serrato, dall’incedere incalzante, quasi vertiginoso, una “pasticca” gaddiana da rigirare secondo il momento: e la perfetta padronanza recitativapermette alle due protagoniste una resa perfetta, senza mai una sbavatura o un rallentamento, frutto di una intesa completa che ha strappato meritatissimi applausi a scena aperta.

Le due sorelle oppongono i loro universi esistenziali sia a colpi di stiletto – citazioni colte, rimandi letterari, eufemismi ideologici e umorali – sia attraverso assalti astiosi e acidi in cui il dialogo s’impenna a calunnia, a svilimento reciproco. Ed è proprio il linguaggio, l’altro protagonista assoluto, a delinearne la diversità: spudorato, impulsivo, ariostesco quello di Grazia Maria-Ausonia; sobrio e compassato, votato alla difesa quello moraleggiante di Mariagrazia-Enotria.

Con la mortedella nonna pare stendersi su di loro il deserto degli affetti familiari e dispiegarsi due solitudini bellicose e sgraziate: eppure, poco a poco le due donne, cominciano a “ciaurarsi”, a riconciliarsi, a tentare di essere finalmente sorelle.

Ci pare però importante sottolineare un aspetto più celato ma decisivo di questa drammaturgia: la morte incombe sempre negli spettacoli di Nino Romeo, nella forma tragica ed espressionistica, filosofica e irridente; scandisce il tempo delle due sorelle – la bara gira come un orologio a ogni sequenza (altro movimento metaforico caro a Romeo) – accompagna sullo sfondoil libertinaggio esibito della prima e l’ostinato controriformismo etico della seconda, segnato da una (apparente) macerazione del corpo e dello spirito e si esaltagrazie anche al pieno recupero del dialetto, segnale sì di un rinnovata intimità familiare, ma soprattutto di quel mistilinguismo caro al teatro di Nino Romeo: da “Cronica” a “Fatto in casa”, per intenderci.

Nella seconda parte, in un “coupe de theatre” ad orologeria, Romeo impone poi alla sua messa in scena quasi lo stesso procedimento degenerativo di “Post mortem”: sovverte quasi i caratteri delle due protagoniste, che svestite della loro maschera si offrono nella loro nuda e sofferta sorellanza anche e soprattutto attraverso il “momento animale della lingua” (il ricordo della parlata della nonna) che diventa non solo varco, spazio della ricomposizione degli affetti e di una solidarietà piena ma anche mappadi alcuni dei temi cari a teatro di Romeo: la memoria, il tema del doppio e dello specchio, i rapporti familiari, la distanza di classe e di condizione, il rapporto con il corpo e con la sua stessa percezione.

Sarà proprio nel momento in cui si riappropriano della loro sorellanza, nel momento in cui più emerge il profilo autentico e spiazzato delle loro vite, che il destino obbliga le due sorelle a vendere e dunque a perdere per sempre la casa della nonna, la loro piccola fortezza memoriale. Ormai costrette a vagabondare ma ricche della loro riacquistata confidenza, non potranno che contemplare filosoficamente attraversol’esorcismo straordinario della parola che si fa teatro, il “bordello” che è diventato loro stessa vita e la casa della nonna.

Autore: admin

Condividi