Francesco NICOLOSI FAZIO- Fidel, la cultura al potere (ricordo e speranza)

La memoria

 

 


FIDEL, LA CULTURA AL POTERE.

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Un ricordo e una speranza

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I primi ricordi sono quelli de l’Unità decorata, accanto alla testata, con la bandiera di Cuba “libre”. Sono letteralmente i miei primissimi  ricordi personali, in quanto nel 1959 avevo solo tre anni. Credo che, come me, tutta una fascia generazionale ha vissuto con Fidel accanto. Nulla di buono sarebbe accaduto nel mondo senza la vittoria della rivoluzione cubana. Fu il segno che la liberazione dei popoli era possibile. In Italia aspettiamo ancora l’autodeterminazione…. Dopo accadde tutto: la fine del colonialismo, la Cina all’ONU, il ’68, la vittoria in Viet-nam; da noi le riforme, il PCI al potere, fase che culminò con l’elezione di Sandro Pertini.

Quanto sopra rientra nel valore storico della figura di Fidel Castro. Oggi gli stessi giornalai, servi della finanza, continuano a tediarci con i numeri poco verificabili della dissidenza cubana, L’ultimo numero sparato fuori è quello di trentamila perseguitati da parte del castrismo. Il numero è assolutamente risibile rispetto agli oltre 50 anni di storia cubana, sia per la quantità inverosimile, che per la sua indiscutibile qualità. Tra questi “difensori della libertà” possiamo annoverare le migliaia di mercenari che hanno tentato con tutti i metodi terroristici conosciuti (da Plaja Giron in poi) di attentare alla nazione cubana, compresi le centinaia di attentati alla vita di Fidel, che sono stati portati avanti da diverse  migliaia di traditori della patria. Una patria sottoposta ad una continua ed illegittima azione di guerra, perché come tale è riconosciuto dal diritto internazionale l’embargo che gli USA impongono a Cuba da oltre 50 anni.

Gli stessi “organi di stampa” (viene da pensare al film “Alien”) internazionali hanno sempre ben taciuto sui crimini del capitalismo, terrorismo compreso. Sino al vergognoso silenzio sul colpo di stato organizzato e compiuto in Guatemala pochi anni or sono. Su mandato di Hillary Clinton. Nella nostra sfortunata repubblica si tratta di numeri molto più grandi dei presunti trentamila in 50 anni di Cuba; oltre ai prigionieri politici, si sommano quelli delle stragi di stato e mafiose. Infine nel solo 2015 sono morte 100.000 persone in più, per diretta ed indiretta causa della crisi, voluta ed orchestrata dai sedicenti democratici. Tutti tacciono e prendono mazzette varie.

Sgombriamo il campo dalle sciocche polemiche dei pennivendoli di regime. Va fatta una lucida considerazione. La vita di Fidel non può che segnare un dato incontrovertibile della storia mondiale: la grandezza del personaggio nasceva dalla sua enorme cultura personale, che veniva dai suoi studi convenzionali (gesuiti e laurea in giurisprudenza) ma soprattutto dai suoi personali approfondimenti di filosofia e politica, che ne facevano, nell’insieme, un interlocutore eccellente per qualunque uomo di cultura mondiale, Papa Francesco compreso.

Pensando ai tristissimi governanti europei, mediocri piazzisti, abbiamo un motivo in più per piangere la scomparsa di un uomo che ha dato valore alla dignità dell’intera umanità. Ma la fede nella storia, che Fidel ci ha insegnato, non verrà meno. Ciò, di per sé,  è una grande speranza.

Autore: admin

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