Daniela VIGLIANO – “Composition whit red, yellow and blue – di Mondrian” (racconto breve)

 

Racconto su quadro

 

COMPOSITION WITH RED, YELLOW AND BLUE DI MONDRIAN



 

Sono anni, non ricordo più neanche quanti, forse diciannove, che sono chiuso qui dentro. Ci sono entrato perché ho rapinato 6.000 lire in un’edicola, puntando come arma pollice e indice. 6.000 lire, una cifra ridicola, 6.000 lire che mi servivano perché non avevo più soldi nemmeno per mangiare, quel giorno. Mi hanno portato in carcere e mi hanno fatto un processo. Il giudice ha chiesto a uno psichiatra una perizia e in base a quella hanno deciso che ero “incapace di intendere e di volere”. Forse per loro ero incapace di intendere che una pistola non è fatta con due dita, e incapace di volere trovare una soluzione al mio problema, quello di non avere nemmeno qualche soldo per comprarmi da mangiare. Così, sospeso il processo, in attesa di giudizio, sono finito qui.

Questo posto si chiama OPG, Ospedale Psichiatrico Giudiziario, un modo nuovo per chiamare i manicomi criminali.

Qui c’è gente che ha ucciso in un accesso di follia, ma c’è anche chi, come me, non ha fatto gesti così gravi, gente che non ha ammazzato nessuno. Lo vedi quello con i capelli grigi, lì seduto a giocare a carte con quell’altro? Lui ha partecipato una notte a una rissa, l’hanno giudicato fuori di testa e tra un mese fanno nove anni che è qui, in attesa di giudizio.

Di me si sono anche persi la perizia psichiatrica, figuriamoci un po’!

Adesso che siete venuti voi della televisione a filmare noi e questo posto, tutti speriamo che qualcuno capisca che questo inferno non può essere possibile, che qualcosa deve cambiare.

Ci danno farmaci per tenerci tranquilli – dicono – ma moltissimi di noi non ne hanno bisogno. Non tutti siamo malati di mente, ma qui facciamo in fretta a diventarlo. Come si può vivere come una bestia, in una cella lurida, in locali lerci come un porcile, con vetri rotti alle finestre sostituiti da cartone, pareti scrostate dall’umidità, cessi sporchi e maleodoranti, senza diventare una bestia?

Un giorno mi sono rifiutato di prendere un farmaco, quello che mi intorpidisce i sensi e mi fa sentire gambe e braccia pesanti più di un quintale. Per punizione sono finito nel letto di contenzione. Mi hanno legato e immobilizzato su quella branda in ferro dove non c’è materasso, ma soltanto un sudicio lenzuolo con un buco, in corrispondenza del quale, attraverso un altro foro nella rete metallica, si possono fare i propri bisogni direttamente sotto il letto.

Dopo qualche giorno di quella “terapia”, passa la voglia di provare a evitare le pillole, e ci si adatta alla situazione.

Spesso mi ritrovo a pensare a come può essere, ora, la vita là fuori. È talmente tanto tempo che sono qui, che ormai tutti mi hanno dimenticato. Io solo non riesco a dimenticarli, li ho ancora qui, nel mio cuore, qui, nella mia mente.

Credevo fossi la mia donna, Giovanna, credevo mi amassi, e sei stata la prima a cancellarmi. Sei venuta a trovarmi due volte, poi non ti ho più vista. Ho una foto in cui siamo insieme in riva al lago. Tanti anni fa. Sorridevamo, sembravamo felici. Quando sento una stretta al cuore, tiro fuori la foto, guardo il tuo sorriso, la tua mano stretta alla mia, i tuoi occhi così dolci… E mi viene voglia di strapparla a pezzettini.

E tu, Paolo, il mio amico di sempre, il compagno con cui ho condiviso i giochi da bambino, i problemi da adolescente, le risate, i divertimenti, i guai e le rogne da adulto, tu, dove sei? Perché mi hai abbandonato? Perché? Vorrei raccontarti di come si sta qui, di come gli animali chiusi in gabbia stiano meglio di noi. Molto meglio, credimi! Perché quelli non pensano, non hanno ricordi, non immaginano il futuro. Noi sì. Vorrei poter non pensare, sarebbe la cosa migliore. Per questo qui continuano a rimpinzarci di pillole. Per spappolarci il cervello, per obbligarci a non pensare. All’inizio cercavo di evitarle, e mi punivano per questo. Oggi quasi le desidero, mi aiutano a sopportare.

Questo OPG non è un manicomio, ma è peggio del manicomio, e non è la galera, ma è peggio della galera.

Qui viene portata via la mente, e con la mente, viene portata via la vita.

Autore: admin

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