Re. Ma.- Anamorfosi dentro (Luisa Sanfilippo parla del suo monologo di scena al Tordinona, Roma)

 

L’intervista

 

 

ANAMORFOSI DENTRO

Luisa  Sanfilippo parla del suo monologo a giorni in scena al Tordinona di Roma- Rassegna Schegge d’Autore- Regia e allestimento scenico di Vincenzo Sanfilippo

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D.   Perché “anamorfosi dentro”

R. Il titolo del monologo teatrale “ Anamorfosi/ dentro” indica uno stato d’animo in cui si percepiscono, visivamente ed emotivamente, elementi caratteriali abbastanza complessi che scaturiscono da un profondo disagio interiore, quale immagine  fortemente distorta dell’ io.  Benché la tematica affronti un problema abbastanza serio, il lavoro è stato realizzato con propositi di humour palese, dando luogo anche a situazioni paradossali.

D. Recentemente, Lei come autrice e interprete ha trattato in teatro antitetici personaggi, entrambi mutuati da una innovativa connessione psicologica, indagata in  Dora Maar,  musa inquieta di Picasso;  e inoltre di una Erodiade  sconfinante nel suo disperato universo interiore.

R. Adesso in questo mio nuovo lavoro Il personaggio realizzato – una signora  di mezza età, ancora piacente, che alterna deboli e lucide facoltà cognitive – avverte sulla sua persona una realtà modificata, una irreale anamorfosi somatica; perciò, osservandosi, vede ciò che gli altri non vedono:  il mutamento del proprio volto, e l’effetto che ha su di lei l’irrazionale distorsione. La visione alterata è solo una sua percezione  interna che evidenzia il lato più intimo e tormentato  del suo carattere. Rispondendo alla sua domanda, certamente in questo ulteriore personaggio di donna contemporanea, sussiste una connessione di psicanalisi del profondo, indagata in precedenza in Dora Maar e in Erodiade.

D. Dunque  la sua scrittura  fa riferimento a un teatro dell’inconscio?

R. Se si va più a fondo ad analizzare la situazione psicologica si intuisce che questa donna abbia – a livello inconscio – un qualche problema di dissociazione comunicativa, causata magari dalla mancata  risoluzione di un obiettivo, di un progetto. Il tempo è passato, le aspettative sono state deludenti. Lei reagisce, con tentativi di contatti esterni, avverte l’urgenza di mandare un sms, una email. Sembra un’invocazione d’aiuto. Di sicuro lo  è. Poi la strana visione ritorna…Un attimo di smarrimento – solo un attimo – Il volto le appare così deformato   da pensare persino ad una soluzione estrema, risolvere la sua anamorfosi mentale attraverso un eventuale intervento di chirurgia estetica. Subito dopo la donna sembra rientrare in sé, autoconvincendosi che tale soluzione e solo una panacea, non l’unico rimedio ai suoi mali interiori, così profondi, vasti e intricati da non poterli a volte contenere.

In questa situazione al limite del grottesco, l’altalenare psichico e comportamentale – fragilità dell’essere umano – diventa, dunque, un continuo tentativo di liberarsi da una situazione disagevole e ingombrante, per appropriarsi di un equilibrio psicofisico capace di rendere più agevole il proprio quotidiano.

D. Quale è l’apporto  di regia e allestimento scenico durante il periodo di scrittura e prove?

R. Certamente il lungo sodalizio sentimentale e artistico tra me e Vincenzo ha favorito assidui rapporti di collaborazione che col tempo ci hanno arricchito di sincroniche energie creative.  Il suo apporto professionale consiste nel dare la massima importanza  al mio  progetto scritturale, la cui drammaturgia testuale fa scaturire in parallelo sia il  progetto di regia che il progetto scenico, entrambi costituiti da tutta una serie di connessioni interne tra i diversi elementi dello spettacolo”.  Il risultato del nostro quotidiano laboratorio riscopre lo spazio scenico come luogo/non luogo, sconfinante  in un laborioso lavoro di creatività  che richiede una continua verifica tra  “testo della scrittura scenica” e “progettualità complessiva dell’allestimento per lo spettacolo dal vivo”.

D. Cosa significa oggi continuare a scrivere e dare vita a un’idea di un proprio teatro.

R. Nel condiviso microcosmo teatrale, tra i tanti possibili percorsi della drammaturgia contemporanea, amiamo  conciliare gli opposti desideri di socializzazione e di realizzazione personale, intesa come drammaturgia  dell’esistenza, costruzione continua e assidua del vissuto.  “Il nostro –  come dice Vincenzo – è un teatro di relazioni che vuole conciliare gli opposti, corpo e psiche, individuo e gruppo, rito e spettacolo, ragione ed emozione, libertà e disciplina, in un teatro-luogo dove la finzione è, o diventa, verità della rappresentazione.

Autore: admin

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