Alessandro ROBECCHI*- La ‘schiforma’ ed il neo bipolarismo. Da Ken Loach a Marchionne

 

La schiforma*

 

 

IL NEO BIPOLARISMO

DA KEN LOACH A MARCHIONNE

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Negli angoli più sperduti della galassia, nelle visioni paradisiache che ci porterebbe una vittoria del Sì e nelle speculari tradegie che, inevitabili, accompagnerebbero la vittoria del No (pensate al disastro, fallirebbe Banca Etruria! Mon Dieu!), i narratori renzisti stanno facendo un po’ di casino con il Pantheon.

Ci siamo fatti due risate con Renzi che si appropriava di Sant’Agata (vergine, martire, e sostenitrice del Sì già dal Terzo secolo), ma quello dei testimonial involontari, arruolati en passant, con una citazione, un filmato, una suggestione di impianto sentimental-romantico, comincia ad essere un pozzo profondo. Non si trasecola tanto per la costruzione di un sistema valoriale basato sugli esempi (lo fanno tutti), ma per la distanza siderale tra quegli esempi (che parlano al cuore, all’appartenenza, alle radici) e la realtà. Per capirc: citare Don Milani e fare una riforma della scuola come quella renziana è come predicare una vita sana e morigerata facendo il capo del cartello di Medellin. Un equilibrismo pericoloso e, a lungo andare, ridicolo.

Ultimo esempio, la citazione-videoclip di Eric Cantona, mito del calcio maledetto, attore, provocatore di genio, in qualche suo bislacco modo leader progressista. Renzi, in tour a Bologna, mostra un video tratto dal film di Ken Loach sul calciatore francese. E sottolinea quello che Cantona dice, nel film, al suo ammiratore: “Devi fidarti dei tuoi compagni”. Video riciclato, già usato in luglio a una direzione del Pd, quella volta per rubare un’altra frase di Cantona: “L’importante non è il gol, è il passaggio”, e quello del referendum è un passaggio, eccetera eccetera (aggiungere a piacere).

E’ evidente il problema di assestamento tra l’immaginario evocato e il reale. Se celebri Cantona come un pezzetto della tua formazione, un angolino di genio sregolato ribellista e di sinistra come tuo riferimento (tweet commosso di Filippo Sensi), non puoi invitare a cena a Palazzo Chigi Tony Blair. Scegliere: se ricordi commosso Berlinguer, non puoi correre ad abbracciare Marchionne.

Celebrare Ken Loach (foto in alto) in un discorso pubblico dopo aver detto cose assai offensive sul sindacato i corpi intermedi (vecchi, barbogi, il gettone del telefono, eccetera eccetera) crea una specie di stordimento, come minimo un disorientamento: insomma, porca miseria, dobbiamo stare con i minatori o con la Thatcher? Con i risparmiatori o con JP Morgan? Con i ragazzi che pedalano nella notte per portarci il sushi o con i dinamici startupper che li pagano due euro a consegna? Il dilemma si risolve così: l’adesione sentimentale, il tributo emozionale, la lacrima vanno ai primi, la politica , le decisoni e l’impianto ideologico guardano ai secondi. Una politica di destra, non a caso sostenuta e benedetta dai padroni del vapore (da Confindustria alla grande finanza), confezionata con ammiccamenti al vecchio, ormai quasi gozzaniano, cuore di sinistra.

Il partito della Nazione che si affermerà in caso di vittoria del Sì ha già fatto le sue prove generali sull’impianto emotivo del paese, usando come cavia l’elettorato del Pd. E’ una specie di “liberi tutti ideologico”, che permette ogni cosa, che allenta ogni freno. A distanza di poche ore si può andare in pellegrinaggio dal capataz cosentiniani in Campania e celebrare Ken Loach e Cantona, tagliare cinquanta milioni per le cure a chi vive vicino all’Ilva di Taranto, dire arditamente che si rimedierà in Senato, e un minuto dopo ribadire l’inutilità del Senato. Vale tutto, insomma, commuoversi per la sorte degli schiavi e andare al ricevimento con lo schiavista, tifare per il fagiano mentre si carica la doppietta. Chi ancora casca in questo giochetto, chi si piega a questa schizofrenia cinica e calcolata, ha già in tasca – peggio, in testa – il suo partito della Nazione.(*ilfattoquotidiano)

Autore: admin

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