Maria LOMBARDO- Noi, naufraghi e migranti (Lina Prosa rivisita Euripide)

 

Il mestiere del critico

 


NOI, NAUFRAGHI E MIGRANTI



“Troiane. Variazione con Barca” di Lina Prosa. Di scena a Palermo

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Un mare di foglie, proprio un mare, un tronco portato dalle onde,una carovana di donne.Ecco “Troiane. Variazione con Barca” opera post-euripidea di Lina Prosa andata in scena in prima assoluta a Palermo nella chiesa di San Mattia dei Crociferi nell’ambito della Giornate internazionali del Progetto Amazzone, Progetto Migra Teatro.  La Prosa apprezzata drammaturga palermitana con “Lampedusa  Beach” e la trilogia del naufragio, dopo l’exploit alla Comèdie Française di Parigi, sta girando il mondo.

Perché il tema del naufragio, della migrazione, della fuga dalla guerra e dalla morte è caldo, ci riguarda tutti, non solo noi europei. E dal tempo di Euripide ad oggi sembra che nulla sia cambiato. Lina Prosa, che predilige lavorare sui miti del mondo antico, ne fa un discorso poetico, questa volta interamente dalla parte delle donne.

Tutte donne in scena: Emanuela Muni carismatica protagonista, con la partecipazione di Rejane Reinaldo, Maria Francinice Tavares, Lua Ramos (attrici brasiliane della compagnia di Fortaleza). E poi Angela Ajola, Enza Curaci, Maria Rita Foti, Augusta Modica, Rosaria Pandolfo, Anna Maria Rina, Laura Scandura, Graziana Spinella del “Teatro Studio Attrice/Non”compagnia fondata dalla stessa Lina prosa e Anna Barbera nell’ambito del Progetto Amazzone, destinato al sostegno verso le donne operate di cancro al senso. Un percorso di affermazione della femminilità, dunque, al di là delle contingenze.

 

Le ceneri di Troia continuano a cadere su di noi, non solo nelle città in guerra oggi, ma anche nelle piazze e nelle case in cui sotto l’apparente condizione di tranquillità familiare covano disagio, violenza, oppressione. Il testo femminile per eccellenza, di Euripide, è trasferito nella contemporaneità ma con “barca al seguito” quella che aspetta Ecuba e le figlie per essere portate via prigioniere.

Quella che aspetta noi. Reperto di passaggio nel tempo, i resti di un tronco bruciato, segno di tutti gli incendi che hanno tagliato radici e fronde togliendoci, o innocenti o colpevoli, dall’inseparabile ombra dell’albero. Le donne vanno avanti e indietro sul tappeto di foglie, Ecuba porta sulle spalle il tronco. C’è qualcosa di magico nei movimenti di scena, di ancestrale: prende alle viscere lo spettatore.

Le donne sono deportate, violentate e date in pasto ai vincitori. Protagonista assoluta con una presenza quanto mai vibrante, la bravissima Emanuela Muni, che leva il fiato per tutta la pièce fino all’acme nella disperata scena dello stupro. Eccellente la regia della stessa autrice.

Autore: admin

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