Redazionale- Referendum. Le ragioni del No (altre adesioni)

Riceviamo (e diffondiamo) da un gruppo vastissimo di operatori culturali- Il nostro giornale, sin da subito, è ha fatto una netta e coerente scelta di campo, aderendo a tutte le battaglie per in NO

 

 

Referendum*

 


LA CULTURA DEL NO

Le nostre scelte per il 4 dicembre

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Siamo scrittori, docenti, registi, autori, attori, artisti, scenografi, direttori della fotografia, produttori, musicisti, giornalisti, ricercatori. Abbiamo storie personali e percorsi diversi, ma tutti ci siamo ritrovati concordi nel ritenere giusto e responsabile che i lavoratori della cultura, dell’informazione e della conoscenza si schierino apertamente nel merito del referendum sulla cosiddetta “riforma” costituzionale.

Poiché siamo convinti del ruolo determinate della cultura e della conoscenza per combattere la rassegnazione e l’antipolitica, per la costruzione di una democrazia vera basata sulla partecipazione e non sull’esclusione, per una vera riforma delle Stato e delle sue istituzioni il cui compito è quello di “ rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che … impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, poiché siamo convinti di tutto questo sentiamo in pieno l’importanza di un nostro impegno diretto nella battaglia per impedire questo devastante tentativo di stravolgimento della nostra Costituzione.

Noi firmatari di questo di questo “appello” votiamo no e chiediamo di votare no per ridare speranza in un futuro diverso, per opporre il “nostro” cambiamento alla loro “restaurazione” antidemocratica.

Dopo una serie di leggi che hanno demolito i nostri diritti fondamentali – dal “jobs act” alla “buona scuola” alla riforma della Rai – con questa “deforma” costituzionale si tenta di demolire i principi fondamentali per i quali abbiamo sempre lottato e che sono alla base della nostra democrazia.

Questa revisione costituzionale è stata fatta da un Governo in forza di una maggioranza ottenuta in base ad una legge dichiarata incostituzionale dalla Corte. Questa revisione ha diviso il paese in due mentre la Costituzione è e deve essere di tutti. Calamandrei disse durante i lavori preparatori della Carta: “Nel campo del potere costituente il governo non può avere alcuna iniziativa, neanche preparatoria”.  “Quando l’Assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti”.

Questa revisione costituzionale riduce il Senato ad un’assemblea non eletta dai cittadini ma composta da nominati dai partiti che godranno dell’immunità parlamentare; sottrae poteri alle Regioni per consegnarli al Governo; non ci sarà nessuna semplificazione ma la moltiplicazione dei procedimenti legislativi e la proliferazione di conflitti di competenza tra Camera e nuovo Senato, tra Stato e Regioni; ridotte le autonomie locali e regionali, l’iniziativa legislativa passa decisamente dal Parlamento al Governo, contro il carattere parlamentare della nostra Costituzione.

Il nostro orizzonte è invece l’attuazione piena della nostra Costituzione, il nostro cambiamento è la costruzione di una democrazia partecipativa nella quale i cittadini possano tornare ad essere protagonisti.

Se vincerà il no, il 5 dicembre potrà essere per tutti un nuovo inizio.

(*l’iniziativa è coordinata da Stefania Brai, responsabile sezione cultura di Rifondazione Comunista)

Autore: admin

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