Umberto ROSSI- Cinema. Recensioni brevi (“La ragazza del treno”, “La verità negata”)


Cinema recensioni brevi

 


DUE FILM RECENTI


 

La ragazza del treno

Regia di  Tate Taylor
Sceneggiatura  Erin Cressida Wilson dal romanzo di Paula Hawkins
Interpreti  Emily Blunt, Haley Bennett, Justin Theroux, Rebecca Ferguson, Luke Evans, Edgar Ramirez, Allison Janney. Prod. Usa 2016

Il fatto che il colpevole, quasi sempre l’assassino, sia il personaggio all’inizio meno sospettabile, costituisce da sempre uno dei punti fermi della narrativa gialla. La scrittrice inglese Paula Hawkins (1972) l’ha applicato ne La ragazza del treno (The Girl on the Train), il libro edito in Gran Bretagna nel 2015 e rapidamente diventato un successo nel mondo anglosassone.

Nella trasposizione per lo schermo di questo libro il regista americano Tate Taylor ha mantenuto sostanzialmente integra la struttura del racconto, salvo spostare l’ambientazione dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. La vicenda è quella di una donna divorziata che annega nell’alcol il dolore per la separazione dal marito, perde il lavoro, ma continua ad andare in treno ogni giorno a New York e a idealizzare la vita di una copia che intravvede per pochi istanti dal finestrino della carrozza in cui siede abitualmente. Questa ossessione finirà per coinvolgere, oltre all’alcolista, anche la donna osservata fuggevolmente e la nuova compagna dell’ex marito.

Quest’ultimo si rivelerà tutt’altro che il buon padre di famiglia idealizzato dalla prima moglie. Non è la prima volta che il cinema e la letteratura presentano una personaggio caduto ai limiti dell’abiezione che, alla fine, si rivela vittima di altri. L’espediente di alternare lo scorrere del tempo fra l’oggi e il passato, più o meno recente, si rivela poco più che un espediente per mantenere desta l’attenzione dello spettatore e fargli accettare le non poche incongruenze che costellano il racconto. Di che cosa vivono i protagonisti della storia?

Come riescono, in una comunità pettegola come quella della periferia americana, a intrecciare le loro relazioni, multiple e complicatissime, senza che nulla trapeli all’esterno? Domande che rimangono senza risposta e che il regista e la scrittrice trascurano quasi del tutto. Ciò che resta è un meccanismo che si vorrebbe ben oleato, ma che rivela numerose manchevolezze.      
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La verita negata

La verità negata

Regia di Mick Jackson
Sceneggiatura di David Hare
Interpreti: Rachel Weisz, Tom Wilkinson, Timothy Spall, Andrew Scott, Jack Lowden, Caren Pistorius, Alex Jennings, Harriet Walter, Mark Gatiss, John Sessions. Prod. Usa, Gran Bretagna 2016

Tra il 1996 e il 2000 a Londra si tenne un processo che desto scalpore sia nel mondo accademico sia nell’opinione pubblica. Il saggista e storico negazionista David Irving, noto come approfondito biografo di Adolf Hitler, citò in giudizio la storica ebrea americana Deborah Lipstadt e la sua casa editrice con l’accusa di diffamazione avendo la donna attaccato violentemente l’affermazione dell’inglese secondo cui i campi di sterminio nazisti non erano mai esistiti.

Istruttoria e processo durarono molti anni e imposero, secondo il diritto inglese, alla studiosa di dimostrare l’esistenza dei lager. Il giudizio, affidato a un giudice monocratico, diede ragione alla convenuta e torto al querelante. Lo sceneggiatore David Hare, uno dei più importanti del cinema contemporaneo a cui si debbono testi come quelli di The Reader – A voce alta (2008) e The Hours (2002) entrambi diretti da Stephen Daldry. Dal suo copione il suo compatriota Mick Jackson ha tratto Denial, correttamente ribattezzato in Italia La verità Negata. Il film sfrutta le innumerevoli possibilità offerte dal rito dibattimentale di stile anglosassone per disegnare i caratteri ei personaggi.

A questo proposito occorre subito dire che David Irving trova nell’interpretazione di Timothy Spall una sponde straordinaria intessuta com’è di prosopopea, razzismo e filo nazismo, il tutto intrecciato mirabilmente in una figura che va ben oltre quella del classico villain per approdare a un’immagine pericolosa e inquietante di un uomo come tanti. Non è un film particolarmente segnalabile per la capacità di tradurre in immagini percorsi nuovissimi: il suo andamento è volutamente classico, ma importante per denunciare la pericolosità dell’oblio di una delle pagine più vergognose della storia dell’umanità.

*Ringraziamo Umberto Rossi, collega di Cinemasessanta e direttore di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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