Teresio SPALLA- Saggistica breve. Sesso barrato e lotta al Potere (da “Abc” a “Charlie Hebdo”)

 

Saggistica breve

 


SESSO BARRATO E LOTTA AL POTERE

abc-settimanale-politico-anni-60-70

Donne nude e matite ardenti, da “Abc” a “Charlie Hebdo”

°°°

Capita, sull’ottima pagina dal titolo inequivocabile – Fumettopoli–  che ti trovi a dover scrivere anche dei settimanali “da grandi” della tua infanzia. E quindi di Abc (1960-1978) edito inizialmente dalla Sea di Milano e dal ’67 dallaSogepe. Inizialmente diretto dal grande Gaetano Baldacci e poi da Enzo Sabato, anche se Baldacci prosegue la collaborazione.

Si inserisce, graditissimo, alla fine di questa storia, Marcello Toninelli (uno dei migliori fumettisti italiani, disegnatore e sceneggiatore) che ci racconta, dal suo blog, una vicenda connessa che porta a Charlie Hebdola rivista satirica francese che, nonostante l’attacco dell’Isis e i suoi morti che si è lasciato dietro, continua a stangare con il suo umorismo beffardo e assolutamente non politicamente corretto.

Da qui Toninelli spazia in alcune riflessioni, molto ricche di intelligenza e sapiente sensibilità, sull’uso del linguaggio sessuale e politico nella satira a strisce.

Qualcosa che, facendo la storia di Abcnon mi sono sentito di fare, conscio come sono che certi modi fare stampa sono ormai appartenenti ad un’epoca preistorica che non capisce chi non l’ha vissuta, mentre Marcello Toninelli, invece, si riferisce, argutamente e con notevole passione, a cose di ieri, di oggi, di domani.

Infine Toninelli conclude presentandoci il libro Tabloid Inferno di Selene Pascarella, sul mondo dei settimanali di cronaca nera o cronaca vera, un viaggio nel sottosuolo del mondo della carta stampata su cui intervista anche l’autrice che ci dice cose interessanti di cui pochi tengono conto tra coloro che, come tanti, vedono certe copertine, se ne scandalizzano interiormente, ma non si domandano cosa siano effettivamente.

****

C’è stato un tempo, oggi davvero lontano, dove, per vedere delle “donne nude” (un termine che non era letterale ma generico), o andavi in edicola o dal barbiere.

La repressione sessuale; la costante, finta ma dichiarata, repulsione di una società maschile contro il corpo della donna; le necessità di esprimersi anche per gli ormoni adolescenziali in ebollizione o per quelli in fase di caduta, conducevano inevitabilmente o a comprare certe pubblicazioni in edicola o a leggerle nell’unico luogo dove ci si ritrovasse esclusivamente tra maschi, appunto la bottega del barbiere.

Abc, di cui parlerò,  non era il solo rotocalco a servirsi della fotografia (già di per se una conquista, dati i costi che aveva allora la stampa delle immagini non disegnate) come strumento per “aprire” a tanti problemi della società; facendo leva, per necessità, anche su quei lettori ai quali della società e dei suoi problemi non importava assolutamente nulla, come della necessità di resistere in edicola di una testata.

Alcune riviste di destra lo battevano in sfrontatezza e certamente in ipocrisia.

Infatti Lo specchio(quello che faceva seguire dai suoi fotoreporter Pasolini dal benzinaio per poi satireggiare miseramente sul giovane garzone e sulla pompa del carburante), o succedanei, facevano di peggio.

Il borghese, che un gruppo economico neofascista rilevò dagli eredi di Longanesi (fondatore e gestore della rivista paglierina dal 1950 al ’56) dal 1957 all’82, proponeva delle pagine, in elegante carta crespata gialla,con articoli anche di giornalisti in gamba, ma non mancava mai, all’interno, di offrire un inserto fotografico dove alle battute contro Fanfani e Moro si mischiavano quelle sulle solite “donne nude” con farisaico richiamo al pudore e al rigore della magistratura censoria.

Del resto questi fascisti in doppiopetto erano gli eredi dichiarati di quelli in camicia nera che facevano benedire il labaro e il manganello prima di una capatina nei bordelli di città e campagne, visite ritenute indispensabili per dirozzare quelli della “gioventù italiana del littorio”.

E che dire di Gualtiero Jacopetti, il regista di Mondo canee altre brutture, giornalista della carta stampata e della sua catena di notiziari filmati, che riusciva ad iniettare questa doppiezza anche nei cinegiornali, offensivi e scandalistici, che non a caso oggi vanno, a notte fonda, sulle reti berlusconiane ?

Il più grande regista pornografo italiano non è stato affatto Tinto Brass, tanto innamorato del deretano femminile da dilapidare per questo tutto un talento cinematografico che non fu sempre da poco. Ma lo fu Jacopetti, fascista d’animo e di consumo, il quale ebbe, tra la critica più stolta, un inaspettato rilancio quando Alleanza Nazionale fu “sdoganata” al governo dal cavaliere di Arcore.

Chi volesse sapere come funzionassero queste edizioni, cartacee o in pellicola, non ha che da vedere un capolavoro ineguagliato del cinema italiano che ancora passa facilmente in tv – Io la conoscevo bene (1965) di Antonio Pietrangeli – dove la protagonista (Stefania Sandrelli), una povera ragazza di provincia – tanto sprovveduta quanto povera di spirito, furbastra al punto di offrire il proprio corpo ma senza la capacità di comprendere come sarebbe stato usato dai maschi a cui si dona – viene sottoposta ad un cinegiornale proprio di quel tipo che, nel montaggio e con l’ausilio di un malevolo commento parlato, diventa una violenta presa in giro delle sue fragili aspirazioni, l’ultima tappa delle sue illusioni fino al suicidio.

Abcsi faceva notare per le “donne nude”, come si diceva allora, ma non si può paragonare a Stop o altre pubblicazioni scandalistiche a base fotografica come è stato fatto innocentemente, però nemmeno all’editoria fascista e postfascista in età repubblicana.

Dati quei tempi e lo spirito di quei tempi gli si perdona volentieri qualche poppa in avanzo e qualche battuta non proprio dedicata al pubblico signorile.

Si trattava di un settimanale della sinistra socialista, con una dichiarata linea anticlericale e a favore dei diritti civili nell’Italia dove vige ancora il delitto d’onore e la proibizione del divorzio.

Ci scrivevano eminenti giornalisti (Gaetano Baldacci, Giorgio Bocca, Giancarlo Fusco) e grandi scrittori (Luciano Bianciardi, Elio Vittorini, Paolo Volponi).

Il critico cinematografico era il mio caro amico Callisto Cosulich. Quello musicale Giorgio Calabrese. La grafica era curata da Sirio Musso.

C’era anche Renata Pisu, sinologa, che, con lo pseudonimo di Cristina Leed,  faceva inchieste sulla condizione della donna che non osavano le pubblicazioni dell’Udi, la formazione femminile del Pci.

Diede largo spazio ai fumetti.

Fu la prima rivista, prima di Linus, a portare in Italia l’ingegno caustico di Jules Feiffer e Roland Topor ai quali si aggiunsero i francesi Jean Maurice Bosc e Chaval, Jean Marc Reiser, Sempé e Siné e Maurice Henry, allievo di Aragon e Breton; l’americano James Thurber di cui si pubblicarono non solo le vignette ma anche i racconti editi in Usa dal New Yorker.

E quindi Wolinski che, con la sua passione vorace per la dissacrazione e le donne, poteva considerarsi il più forte punto di contatto con il mondo dell’umorismo e della satira parigino.

Tra gli italiani, oltre al vignettista Renato Calligaro,  entrarono gradualmente il magnifico Bruno Bozzetto, Decio Canzio (Il piccolo Ranger) , Pier Carpi (Uranella, Kolosso, Zakimort e chi più ne ha più ne metta), Renzo Calegari (ElKid, I tre Bill, Big Davy, Ken Parkerecc) , Michele Gazzarri, Andrea Lavezzolo (Gim Toro, Kinowa, Il piccolo rangerecc) , Sergio Zaniboni, eautentici maestri come Dino Battaglia e Sergio toppi, fino a Jacovitti che qui finalmente debordava nel mondo erotico delle sue tette giganti e degli organi femminili voraci e dentati.

Erano i tempi in cui Il Giornoaveva lanciato la pagina dei fumetti, a colori, con Jacovitti che faceva da timoniere con Cocco Bill. E Abc, come rotocalco, s’adeguava pur restando in bianco e nero, fino al ’68,  per via del grande spazio dato alle foto di modelle “senza veli” tra cui emergeva la protagonista della gigantografia nella pagina centrale.

I nudi facevano parte della strategia editoriale, così non lo comprava solo chi leggeva gli articoli ma anche i curiosi della prima apertura al sesso fotografico e, soprattutto, a chi piacevano tutte e due le cose. Certamente non mancava al barbiere intelligente che poteva lasciarlo in vista e non nasconderlo come con altre riviste prepornografiche dell’epoca.

Ma le sue vere battaglie furono quelle per il divorzio e l’aborto, i preti operai e il “caso” dell’Isolotto di Firenze, e contro la censuranello Spettacolo e il malcostume dei finanziamenti dello Stato al cinema che ne aveva meno bisogno.

E, ancor più d’ogni altra, dopo Piazza Fontana, la lotta per la liberazione degli anarchici ingiustamente colpevolizzati e quella a favore della Sinistra studentesca in generale e extraparlamentare in particolare.

Un mio radicato ricordo personale che spiega bene lo spirito di Abcè un servizio sui tanti brani censurati in Italia dal film L’uomo del banco dei pegni, che, nel ’65,  aveva appena vinto l’oscar e fatto di RodSteiger una star internazionale.

Il tono sensazionalistico del servizio era solo nelle foto, nei titoli e nel sottopancia.  Certamente attirava gli occhi, ma era anche corredato da un commento, contro “madama Anastasia” (la censura), che letto dopo molti anni (allora ero un bambino, anche se la bellezza femminile già non mi sfuggiva) ed era di prima qualità, con firme di Callisto Cosulich, Mario Gallo e Lino Micciché.

Non sarà stato un caso che vendesse moltissime copie , arrivando a quasi mille alla settimana tra il ’68 e il ’70.

Importanti erano i supplementi, veri e propri libri, tra cui conservo ancoraLa cina. Dall’oppio al pensiero di Mao di Renata Pisu e Vaticano. Simboli e segreti di Loris Fortuna, il deputato socialista che aveva dato nome alla legge sul divorzio, nel ’70, insieme ad Antonio Baslini.

Questi testi ancora oggi stupiscono per la chiarezza di scrittura e la franchezza con cui si rivelavano fatti e personaggi che oggi nessun rotocalco toccherebbe con tarda arditezza ma, allora, potevano facilmente procurare il carcere o l’ostracismo dalla stampa istituzionalizzata, la chiusura delle fonti pubblicitarie.

Con l’apertura alla pornografia spinta, negli anni Settanta,Abcperse, gradualmente, i lettori più interessati alle tette nascoste, come si usava, da una sbarra nera che però lasciava poi intravedere tutto. Conservò quelli più impegnati. Ma il colpo più duro glielo diede il suo partito.

Comprato da Francesco Cardella nel ’75, ad Abc si avvicendano la direzione di Ruggero Orlando, Romano Cantore e persino Claudio Sabelli Fioretti.

Ma, nonostante le capacità di costoro, dalla metà degli anni Settanta, perde, neanche tanto gradualmente, tutte le sue qualifiche culturali e di lotta sociale e politica.

Nel ’76 se ne impadronisce quasi subito lo stesso Bettino Craxi e il suo gruppo di ladroni dirigenti – che si è appena appropriato del Psi per deformarlo e distruggerlo con le sue posizioni di destra e i suoi ladrocini – infatti Cardella, che fa presto ad accodarsi, da prima dirige la comunità di recupero per tossicodipendenti “Saman” , benedetta da Bettino e rimpinguata dai fondi neri stornati senza tregua, ma, dopo l’omicidio del codirettore Mauro Rostagno, ex leader di Lotta Continua, viene fatto scappare a Managua dallo stesso Craxi.

E’ accusato di aver spacciato eroina tra gli stessi ospiti della comunità ed aver fatto uccidere Rostagno dopo che questi l’aveva scoperto. Lo inseguono pure un mandato per un traffico d’armi che s’intreccia con la morte di Ilaria Alpi e dell’agente dei servizi segreti Alfredo Li Causi, connessioni con l’estrema destra e il “caso Gladio”. Infine, nel ’94, è arrestato per peculato all’interno della regione Sicilia.

Ma, in Nicaragua – dove resta fino al termine degli anni Ottanta – ha intanto fatto fortuna divenendo, grazie ad amicizie d’alto loco procurate sempre da Craxi, di una società proprietaria di un terreno agricolo e spiaggistico di migliaia d’ettari che gli rende milioni.

Triste fine, quella simboleggiata dal mariuolo Cardella, di Abc, del settimanale che, fino al suo arrivo, aveva conservato il suo anticonformismo sulfureo, il suo atteggiamento di sberleffo alle istituzioni e che influenzò altre pubblicazioni successive tra cui il celeberrimo Il Male.

Del resto, dopo l’arrivo di Craxi, i collaboratori più seri e avveduti cominciano ad andarsene. Ma chi resta, come Pier Carpi, si ritrova nell’elenco della P2, come alcuni nuovi corsivisti imposti dalla gestione craxiana delle proprietà editoriali dell’ex Psi.

Tutto ciò comporta un accelerato calo di lettori e, alla fine del ’77, Cardella ne dichiara la chiusura.

In realtà, nel ’78, se ne tenta una rinascita, trasformando la non più gloriosa testata in un settimanale quasi esclusivamente satirico (dove ritornano Wolinski e Reiser più svariati vignettisti italiani) ma non dura nemmeno undici mesi e termina le pubblicazioni sul finire dello stesso anno.

Averne la raccolta, almeno dal ’60 al ’74, sarebbe cosa preziosa, un documento dei fatti politici e sociali del tempo (con particolare attenzione all’influsso della politica estera su quella nostrana) e un documento dell’evoluzione del fumetto, anche erotico (lì hanno cominciato anche Manara e Magnus e lo Jacovitti a tutta spinta) da fuori e dentro il  Paese.

°°°

A questo punto, su “Fumettopoli” –  s’inserisce il buon Marco Michi che mi ricorda : “Ho un plico di Abcdel periodo fine anni Sessanta/ inizio Settanta. Wolinski lo ricordo anche nella rivista Kara-Kiri( che del resto era l’edizione italiana della francese Hara-Kiri ), della quale ho un numero.

Faccio notare che questa rivista (Kara-Kiri edita solo nel ’60 e poi in un altro sfortunato tentativo nel ‘72/73) è stata la pubblicazione, nella sua versione originaria d’oltralpe (Hara-Kiri), da cui ha preso vita Charlie Ebdo.  E qui, a questo punto, subentrerà Marcello Toninelli*

 

*Il contributo di M. Toninelli verrà pubblicato nei prossimi giorni

 

https://www.facebook.com/teresio.spalla

http://ioedante.blogspot.it/

Autore: admin

Condividi