Alessandra FAGIOLI- America anni trenta…(Angolazioni. “Cafè society” di Woody Allen)

 

Angolazioni

 


AMERICA ANNI TRENTA

Tra le due sponde dell’oceano  -“Cafè society”, un film di Woody Allen

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Ottant’anni, quarantasette film in cinquant’anni e non sentirli. Sembra che Woody Allen non avverta non solo l’età che avanza, ma anche la mole di film scritti e diretti con una media di uno all’anno per mezzo secolo. Ancora prima di finire di girare il film precedente scrive quello successivo senza mai perdere un colpo o avere una crisi creativa, come invece capita spesso a molti dei suoi personaggi. Ma a questo ritmo non sempre gli riescono film d’ingegno in cui alla base c’è davvero un’idea originale o un personaggio memorabile. Sembra quasi che in età avanzata Allen abbia abbandonato la dimensione comica più estrema e surreale, cui prestava spesso il suo corpo come attore, e si sia più concentrato sulla commedia sofisticata, a carattere situazionale, dove non si ride più per paradossi o assurdità, ma si sorride per situazioni nostalgiche, romantiche, languide.

Vero è che il regista, una volta invecchiato, ha sempre cercato qualche giovane attore che potesse incarnare la sua personalità nei film, ma per quanto si possa imitare il suo ruolo è molto difficile per chiunque rendere la stessa fisiognomica e la stessa gestualità che ha fatto di Allen una vera e propria icona e un fulcro drammaturgico in ogni film da lui interpretato. Così, stemperando la sua vena comica più alacre, il regista ha dato spazio a situazioni via via più sfumate, in cui la centralità della storia è spesso rappresentata dalla relazione tra i personaggi e soprattutto dal fitto tessuto dei dialoghi.

Eclissato come attore, codificato come regista, quella che emerge di Allen negli ultimi suoi film è soprattutto la statura dello sceneggiatore, soprattutto nella capacità di affrescare ambienti molto sofisticati, di sviluppare intrecci quanto mai articolati e di curare i dialoghi (e spesso anche i monologhi) con grande raffinatezza drammaturgica. Alla raffica di battute che in passato aveva contrassegnato i suoi film più esilaranti, subentra nell’ultimo periodo una tessitura più controllata di relazioni, caratteri, situazioni, vicende che offre un altro ritmo all’azione e ne scopre risvolti spesso imprevedibili.

Nel suo ultimo film Café Society Allen spinge la commedia sentimentale (su cui si era cimentato più volte) nel territorio della commedia sociale, ambientando negli anni Trenta (altro periodo da lui prediletto) la contrapposizione tra due ambienti sociali antitetici e speculari: il mondo eccentrico e volubile dello star system hollywoodiano, con i produttori sempre alle prese con i capricci dei grandi divi, e quello lussuoso ed esclusivo del Cafè Society newyorkese, il night club frequentato da gangster e milionari, malavita e alta società.

A fare da ago della bilancia un alter ego del regista nei panni di un impacciato giovanotto che lascia la bottega del padre a New York per cercare fortuna presso l’agenzia artistica dello zio a Hollywood. Non solo però è ridotto a fare il fattorino ma deve anche rinunciare alla segretaria dello zio che preferisce sposare questi piuttosto che lui. Tuttavia si prende la sua rivincita quando torna a New York, diventando un uomo di successo alla direzione del suo night club, sposato a una bella donna e padre felice, finché però non si ripresenterà il suo antico amore a riaprire rimpianti e malinconie del tempo passato.

Dunque un personaggio che riflette ancora una volta il regista, nella sua ambivalente parabola di scalogna e fortuna, fallimento e successo, sempre in bilico su quel crinale insidioso che è l’amore, con le sue trappole e ricadute, i suoi abbandoni e ritorni. L’affresco dei due mondi messi a confronto, quello del cinema, le star, il glamour sulla west coast e quello della ricchezza, il successo, la vanità sulla east coast finisce così di saturare il film di ambienti ricchi di svariata umanità, ancora ignara nei tardi anni Trenta dell’imminente catastrofe bellica, così presa a consumarsi dietro capricci, pretese, chiacchiere, svenevolezze egregio sfondo a una storia d’amore fallita e quanto mai sospirata.

Dunque un film che sconfina nel melò (i due giovani continuano a desiderarsi a distanza insoddisfatti delle loro scelte di vita) in un contesto fortemente storico e sociale, in cui gli affreschi della società hollywoodiana e di quella newyorkese surclassano gli stessi protagonisti, le scene sature di personaggi e di conversazioni fanno la sostanza stessa della storia, i raccordi tra un ambiente e l’altro restituiscono una visione sagace e disincantata dell’America di quei tempi.

Rimarrebbe solo da chiedersi se Allen potesse talvolta liberarsi dalle sue fughe nel passato, alcune davvero geniali come in Midnight in Paris, e affrontare la realtà contemporanea non solo nei suoi risvolti sociali ma soprattutto in quelli etici e politici. Insomma, sarebbe bello vagheggiare prima o poi una commedia di impegno civile, non tanto di denuncia quanto di derisione, secondo le più felici corde alleniane, che possa affrontare le complesse contraddizioni dei nostri tempi.

Autore: admin

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