Furio FOSSATI- Il Codice di Belzebù (“Inferno”, un film di Ron Howard)

 

 

Buio in sala*

IL CODICE DI BELZEBU’

Inferno

 

 

“Inferno”   Regia  Ron Howard
Sceneggiatura  David Koepp tratto da romanzo omonimo di Dan Brown –Mondadori Editore – collana Omnibus – pagg. 522 – Euro 25,00
Interpreti Tom Hanks, Felicity Jones, Irrfan Khan, Omar Sy, Ben Foster, Sidse Babett Knudsen, Ana Ularu, Ida Darvish, Wolfgang Stegemann, Kata Sarbó, Attila Árpa, Jon Donahue, Christian Stelluti, Björn Freiberg, Xavier Laurent, Francesca Inaudi, Cesare Cremonini, Luca Fiorilli, Simone Mariani.
Nazionalità
Prod. Usa, Giappone, Turchia, Ungheria, Italia.2016

Il rapporto tra lo scrittore Dan Brown ed il cinema rimane valido – anche questa volta è tra i produttori – nonostante che, nelle prime due trasposizioni, i risultati ottenuti non si possano definire eccellenti. Anche in questo caso, la chiave di lettura passa attraverso l’arte, la cultura che i nostri progenitori ci hanno donato.

Ne Il codice da Vinci (The Da Vinci Code, 2006) tutto si basava su Leonardo ed era ambientato a Parigi soprattutto all’interno del Louvre, in Angeli e demoni (Angels & Demons, 2009) la chiave di lettura è data da opere di Gianlorenzo Bernini (membro degli Illuminati), in questo secondo caso, lo scritto è stato rivoluzionato spostando l’azione dal CERN di Ginevra al Vaticano ed il risultato finale è stato mediocre e caotico. In Inferno c’è sicuramente maggiore rispetto per il romanzo, ma la sensazione è di essere di fronte ad un prodotto ad alto budget (oltre 70 milioni di dollari) che guarda unicamente ad una certa spettacolarità dimenticandosi di dare importanza al mondo onirico, allo scontro tra reale e di fantasia ridotto a scene poco interessanti scritte senza preoccuparsi di essere credibili.

Per fortuna gli splendidi ed incombenti affreschi del Vasari e tutta Firenze creano tensione perfetta per dare le giuste atmosfere ben rese dalle drammatiche luci del bravo Salvatore Totino. Il film si conclude a Istanbul con scene girate a Santa Sofia ed all’affascinante Palazzo Sommerso, ma con un disinnesco di particolare ordigno che rasenta il ridicolo. L’ambientazione forse vuole suonare omaggio a Agente 007, dalla Russia con amore (From Russia with Love, 1963) di Terence Young, con la città turca che emoziona quasi quanto Firenze per bellezza e drammaticità.

Dietro a questo incredibile giocattolo c’è sempre il sessantaduenne Ron Howard che riesce a fornire una certa compattezza al tutto, ma che rinuncia a realizzare un film interessante, come ad esempio Frost/Nixon – Il duello (Frost/Nixon, 2008) o dirigendo il documentario The Beatles: Eight Days a Week – The Touring Years (2016). E’ un ottimo professionista in grado di realizzare qualsiasi tipo di prodotto e che, nel cinema commerciale, ha saputo realizzare titoli interessanti quali, solo per citarne un paio, Apollo 13 (1995) e A Beautiful Mind (2001). L’atmosfera da film catastrofico è sempre presente, i protagonisti fuggono (alcuni fingono di fuggire) da un pericolo incombente che potrebbe eliminare metà della popolazione della Terra a causa del solito pazzoide che, pensando di aiutare l’Umanità, cerca di rendere il futuro più vivibile eliminando tante bocche da sfamare.

Il Professor Robert Langdon si risveglia in una stanza d’ospedale con una brutta ferita alla testa, fortissime allucinazioni, difficoltà a ricordare chi sia. Ben presto si trova al centro di una caccia all’uomo con una donna, pseudo agente dei Carabinieri, che cerca di ucciderlo, un’organizzazione che si occupa di sicurezza (ma elimina chi non è d’accordo) che lo fa seguire ovunque, con la O.M.S. che, forse, lo vuole aiutare. Al suo fianco una bella e giovane dottoressa che dapprima lo nasconde e poi lo aiuta nelle sue peripezie atte a scoprire come trovare e neutralizzare un potente agente infettante.


*Ringraziamo Furio Fossati, collega di Cinemasessanta e Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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