Caterina BARONE- Bollani, Ciprì, binomio inedito e spiazzante (“Wonderland” allo Stabile di Bolzano)

 

Lo spettatore accorto

 


BOLLANI, CIPRI’, BINOMIO INEDITO E SPIAZZANTE

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“Wonderland” di scena al Teatro Stabile di Bolzano

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Il genio funambolico di Stefano Bollani e la creatività surreale di Daniele Ciprì (autore del testo insieme a Damiano Bruè e Nicola Ragone) uniti in uno spettacolo il cui titolo, Wonderland, evoca un mondo di coinvolgenti meraviglie: è una ghiotta premessa, che però mantiene solo in parte tutto ciò che promette, quella che fa da zoccolo duro alla produzione del Teatro Stabile di Bolzano, in prima nazionale lo scorso 3 novembre ed ora in tournée nei principali teatri italiani.

Le due immagini della luna, icona del notissimo film muto di Georges Méliès, proiettate ai lati del palcoscenico, comunicano subito agli spettatori la cifra ironica e parodistica della rappresentazione e segnano l’inizio di un viaggio in una dimensione dove la realtà perde i suoi rigidi connotati per diventare fluida e inafferrabile. Sono sei le storie che si giocano sul palcoscenico, vissute dai protagonisti all’interno di altrettanti appartamenti di un grigio condominio di periferia (la scenografia è di Fabrizio Lupo ed è una citazione de La finestra sul cortile di Alfred Hitchcok a cui rimandano anche i binocoli che vengono distribuiti agli spettatori all’ingresso del teatro; i costumi di sapore rétro sono creazione di Grazia Colombini).

C’è una ragazza che, assistendo l’anziano padre costretto a letto, sogna ad occhi aperti; c’è un cieco speranzoso di riacquistare la vista con la complicità della morte; c’è il pazzo del quartiere che strologa dal balcone; e ancora, uno chef francese costretto dalla madre a cucinare per un cane mai sazio; una cantante lirica in attesa di una scrittura che non arriverà più; e infine, il portiere che è indaffarato a travestirsi per Halloween. Completano la galleria di tipi due alieni siciliani e “Macchia”, comparsa muta in calzamaglia nera.

I personaggi non interagiscono tra loro (l’unico è il portiere ad intrattenere sporadici rapporti con qualcuno degli inquilini ) e le storie, slegate le une dalle altre, non creano una struttura narrativa compiuta. Passato il primo momento di sconcerto nel quale si cerca di rintracciare un senso logico a quanto accade sul palcoscenico, si ha la netta percezione che è necessario lasciarsi prendere emotivamente dal flusso ininterrotto di citazioni cinematografiche, musicali e anche letterarie che denunciano il non-sense delle nostre vite e di tanto parlare a vuoto senza capirsi e senza comunicare davvero.

L’elemento unificante di questo fiume vorticoso e sconcertante è l’accompagnamento musicale suonato dal vivo da Bollani, che di ogni personaggio, di ogni azione disegna carattere, ritmo, incidenza. Magistrale e geniale come sempre, l’artista risulta tuttavia un po’ sacrificato nel ruolo di sound designer.

Apprezzabile la prova di tutti gli attori, Gino Carista, Giacomo Civiletti, Stanley Igbokwe, Francesca Inaudi, Lorenzo Lavia, Nicola Nocella, Sara Putignano, Francesco Scimemi e Mauro Spitaleri che interpretano con ironia e distacco lo spirito della performance, sebbene indirizzati sulla strada di una recitazione sopra le righe.

Autore: admin

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