Mario BASILE- Musica d’Argentina (racconto erotico e melanconico)

Io scrivo


MUSICA D’ARGENTINA

Ritornava la notte a Buenos Aires , portando con sé un’aria stagna e satura di sensualità…


Qualche militare vagava qua e là . Altri uomini maturi , dagli occhi scuri , passeggiavano lungo i marciapiedi de La Boca . Occhi famelici che la denudavano . Lui non aveva mirato solo alle tette . L’aveva guardata negli occhi . Lei si era sentita accarezzata in modo strano . Con dolcezza . Lo aveva fissato con attenzione per un istante . I suoi occhi avevano una strana malinconia , come se volessero esprimere la consapevolezza della precarietà della vita , dello smarrimento di fronte alla perdita di qualcosa.

In genere lei faceva fretta agli uomini che volevano possederla , ma stavolta le piaceva osservare le sue strane attenzioni . Lui non parlava . Dimostrava una tenera timidezza , ma ,  come se l’avesse conosciuta da tempo , la trattava con una inusitata delicatezza , come se di lei volesse accarezzare gli indefiniti pensieri e non possedere solo il suo splendido corpo . Il suo corpo che faceva impazzire gli uomini , gli uomini che lei nemmeno vedeva . Ne aveva conosciuti tanti . Maschi di tutte le età . Tutte le sere , la solita vita.

Tante sere e ogni sera qualcuno si accompagnava a lei . Bella vita , la sua ! Conoscere tanti corpi di uomini , ma forse era meglio dire tanti organi genitali , tanti cazzi che volevano solo penetrarla o essere succhiati da lei . Una sera dopo l’altra , uno dopo l’altro . Gesti animaleschi Una folla di sconosciuti . Tutti uguali . Puri istinti . Presenze notturne . Presenze che duravano al massimo mezz’ora . Presenze fisiche e assenze dell’anima. Ripetizione monotona e prolungata di quella gestualità , con la quale dei corpi di uomini , oscenamente svestiti , si offrivano con le cadenze ossessive di uno spasmo che , per lei , aveva più affinità con i ritmi della morte che non con quelli del desiderio . Non riusciva a ricordare neanche uno di quei volti attaccati a quei corpi anonimi . Ricordava invece lo splendore dell’erba di quel prato in quel lontano e tardo pomeriggio di quella ormai distaccata primavera a Santa Fé.

Ricordava lo strano tremore di lui e il suo imbarazzo , simile a quello dello sconosciuto che si spogliava , con un leggero pudore , davanti a lei . Era stata la prima  volta . Aveva sedici  anni,lui. Era ancora un ragazzo . Era poi scomparso nel nulla in quell’Argentina misteriosa. Era il solo volto di uomo che si ricordava , come si ricordava lo struggente calore della carne di lui che sembrava volesse scoppiarle dentro. Come in un bagliore , sentiva ancora la frescura dell’erba che attutiva il sudore di quel ragazzo, ormai perduto , che accarezzava il suo piacere, trasformandolo in amore. Ed ora lei quest’amore era costretta a venderlo per qualche soldo . A chi lo vendeva ? A chi non ne aveva e non ne dava. Ma quel ragazzo era diverso. Ora era quasi nudo davanti a lei e lei si faceva spogliare come se lui fosse stato il suo primo uomo. Era una sensazione strana.

Gli sfiorò l’uccello con lo stesso eccitante tremore di quelle sue prime volte . A lui non faceva repulsione baciarla sulla bocca e lei lo corrispondeva con dolce sensualità , baciandogli il collo e poi il petto e poi il ventre e scivolando sempre più giù . Poteva sembrare una prestazione professionale , ma la sua lingua era guidata solo dalla voglia di procurargli piacere . Lui seguitava a non parlare .
Da lontano si udivano soltanto le languide note di un tango . Qualcuno stava ballando …

Musica d’Argentina  , un soffio caldo , fatalità . Altri  baci dati in fretta aumentavano il loro senso di libertà . Servivano a far dimenticare quella che era la realtà …

Lui la conosceva bene quella musica , anche se era nato in un’altra terra , in altro continente , anche se aveva dovuto , momentaneamente , abbandonare il suo paese e , per sempre , la sua donna , o , meglio , anche se si era rassegnato ad essere stato lasciato da lei . Ma che importanza poteva avere , ormai , inseguire quei sogni vaghi . Quella stupenda ragazza era accanto a lui e, placandolo, lo faceva godere .  
Non poteva però scordarsi degli alberi che circondavano la sua casa , alberi che sembravano infiniti e che gli avevano spalancato per molti anni il cielo . Da lontano si sentiva una canzone .
Canto perduto di un cuore sempre innamorato .
Nella penombra si scatenava la musica .
Le parole di due lingue straniere si fondevano come i loro corpi .  

Cuando conmigo estás … questa stanza non ha più pareti …

Sopra quel letto si schiudeva un cielo immenso …
Nella penombra si scatenavano i corpi …

Dopo quella canzone si sentirono le note di un tango, struggentemente bello e follemente triste.

Abrázame fuerte que por dentro siento muerte , viejas muertes , agrediendo lo que amé .

Un ritmo sottile e imperioso allo stesso tempo , un ritmo che sembrava scandire il movimento dei fianchi di lui . Provocazione – sfoggio – riserbo – crepuscolo . Era un ritmo che sembrava fluttuare avanti e  indietro , inseguendo il senso del tempo in un modo che sembrava al contempo filosofico e terreno , colto e popolare , sensuale e spirituale .
Era come un passaporto per entrare nel giardino dei Re .
Si continuavano a sussurrare lievi parole nell’orecchio , lui e lei .

Alma mía , vamos yendo … Llega el día , no llores !

Erano anni che lei non guardava negli occhi chi la penetrava , erano anni che non sussurrava parole nelle orecchie di un uomo , mentre lui spingeva il suo pene dentro di lei per navigarci dentro , come sospinto da una corrente sotterranea , che assomigliava al ritmo segreto di quel tango che si fondeva al sangue turgido delle loro vene . Nei loro gesti si insinuava tutta la sensualità e l’erotismo di quel ballo che , lontano ,  faceva unire altre coppie .

Musica d’Argentina , un po’ di cipria , un sogno in  più . La mano sulla schiena si faceva decisa e scendeva giù . La mente seguiva i passi dei loro spasimi e , intanto , loro volavano via …
Erano alle Antille sotto le stelle , lui e lei . E ci sarebbero rimasti per una notte intera …

Erano anni che lei non provava un orgasmo . Quella notte tutto ciò era invece avvenuto come per un incantato miracolo .

Hoy que Dios me deja de soñar , a mi olvido iré por Santa Fé ,
se que en nuestra esquina vos ya , estás  todo de tristeza hasta los pies !

Erano ormai le sei del mattino .
Dopo i ripetuti amplessi si stringevano in silenzio , lui e lei .
Erano in un prato , tra gli alberi , sotto la penombra delle stelle , lui e lei .
Il passato era per un attimo ritornato ed aveva avuto le sembianze di un altro essere umano .
Era durato poco .
Lui , nel lasciarla , l’aveva salutata con un ‘ ciao ‘ e le aveva dato qualche banconota .
L’incanto si era spezzato . La festa moriva e si rimaneva soli  .

In quel tempo fuori dal tempo , in quel disordine incerto di sensazioni sconnesse , le circostanze si erano di nuovo sfalsate . Da lontano un bandoneon trasognava ancora pigramente le note malinconiche di quel tango .

Moriré en Buenos Aires , será de madrugada .
Guardaré mansamente las cosas del vivir …

La memoria , un senso di ineluttabile nostalgia , una costante volontà di ritorno si disperdevano nell’aria mattutina . L’anima si spegneva e le sopravviveva il corpo .

Ci sono musiche che attraversano tutto il nostro tempo e compongono una specie di incantesimo che la nostra vita non riesce a spezzare.
Ci si sveglia per un attimo , ma si ha l’impressione di essere ancora immersi in un irreale e confuso passato e , come in un assurdo ricordo , di essere stretti tra le braccia della ‘morte innamorata’ .
Si è sempre pronti all’invocazione dei luoghi trasformati e irriconoscibili .

Il verbo ritornare, lo stesso verbo degli emigranti, degli esiliati, degli abbandonati, continuava ad essere il verbo del tango, di quel tango che continuava a narrare, come sempre, ferite e  tradimenti, trasformandosi pian piano in un pensiero triste che volteggiava nel cielo rosato a consolare, per poco, la  solitudine di chi lo aveva ascoltato, anche per un solo attimo.

La notte tornò come prima.

Autore: admin

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