Franco LA MAGNA- Nabokov e la passione per antonomasia (“Lolita” di scena al Piscator, Catania)

 

Lo spettatore accorto

 


NABOKOV E LA PASSIONE PER ANTONOMASIA

Una versione scenica  dei“Lolita”   al Piscator di Catania

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La morbosa passione di Humbert, l’anziano professore protagonista dell’ormai celeberrimo romanzo di  Vladimir Nabokov (nella foto), che vanta due versioni cinematografiche  (la prima del 1962 diretta da Kubrick e la seconda, del 1997, per  la regia di Adrian Lyne), rivive in questi giorni al Teatro “Piscator” di Catania, incipit della trilogia (che si snoderà nell’arco di tre settimane) “Teatros-I tre gradi dell’erotismo”, di cui “Lolita” (è detto nelle note di regia) “rappresenta quello più blando e interiorizzato, dove la sensualità del professore è repressa”.

Sfrondato nei personaggi (ridotti a soli tre protagonisti con una quarta apparizione, quella dello psicoterapeuta che appare all’inizio e alla fine, per raccontare dell’ “essere orribile e abietto” che si lascia trascinare in un abisso di tormenti sessuali e morali), la regia ellittica di Camillo Sanguedolce (che per sè ritaglia il ruolo dello psicoterapeuta) supera con agilità le difficoltà d’una messa in scena altrimenti macchinosa, conferendo all’azione originaria diluita nel tempo e nello spazio una efficace “rapidità” spazio-temporale, lavorando quindi a sottrarre con esiti non disprezzabili.

Una saltellante e provocante Lolita, la petulante Charlotte (la madre, nella quale Sanguedolce individua la “vittima sacrificale” che quasi implora l’amore) e un Humbert stordito e del tutto frastornato dall’inaspettata apparizione della ninfetta di cui subisce il fascino acerbo (finendo nell’abiezione – spinta fino all’omicidio – e nella follia) si muovono come sospesi sul baratro d’una storia torbida, sporca – di cui tutti alla fine risultano vittime – sullo sfondo d’un’inesistente scenografia, ridotta ad uno squallido salottino in vimini allocato in un immaginario giardino, d’una immaginaria casa di campagna.

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“Lolita” da Vladimir Nobokok, rielaborazione di Francesco Di Vincenzo, interpreti: Francesco Di Vincenzo, Barbara Gallo, Beatrice Taranto. Regia Camillo Sanguedolce

Al Teatro “Piscator” di  Catania

Autore: admin

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